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Hotel Sarajevo: stasera durante lo Speciale TG 1 il documentario di Barbara Cupisti

In seconda serata nello Speciale TG 1 il documentario di Barbara Cupisti Hotel Sarajevo, che ci porta all'interno di un conflitto iniziato 30 anni fa e non ancora risolto.

Hotel Sarajevo: stasera durante lo Speciale TG 1 il documentario di Barbara Cupisti

Trent'anni prima del conflitto che sta insanguinando l'Ucraina, vicinissimo ai nostri confini, ce n'è stato un altro, crudo, cruento e fratricida, che ha avuto sia i connotati di una guerra civile che di religione. Il 6 aprile 1992 la guerra arrivò a Sarajevo, inaspettata, e di lì a poco iniziava il lungo assedio della splendida città nell'ambito della guerra in Bosnia. Paesi in cui abitanti di diverse etnie avevano sempre coabitato in pace durante il lungo periodo del regime comunista del maresciallo Tito, videro scatenarsi alla sua morte vecchi nazionalismi che condussero a una guerra atroce, macchiata da crimini di guerra e genocidi di cittadini inermi, come quello degli 8000 ragazzi e uomini musulmani a Sebrenica, per cui il presidente della Repubblica serba di Bosnia ed Erzegovina, Radovan Karadzic, è stato condannato all'ergastolo dal tribunale de L'Aja. Ma 30 anni dopo, cosa ne è stato di quel paese, di quella gente, di Sarajevo? Ce lo racconta il bel documentario di Barbara Cupisti, Hotel Sarajevo, che verrà trasmesso stasera 29 maggio in seconda serata all'interno dello Speciale TG1. Abbandonato il passato di attrice caro ai fan del cinema horror per i film di Michele Soavi e Dario Argento, Barbara Cupisti, che vive oggi tra America e Polonia, da anni firma documentari sugli esuli e su argomenti e paesi che di orrori veri ne hanno visti fin troppi nella realtà.  Stavolta ci porta all'interno dell'Holiday Inn di Sarajevo,costruito per le Olimpiadi Invernali del 1984, simbolo di benessere e ricchezza, fiore all'occhiello della città, che divenne la residenza della stampa occidentale durante l'assedio e si trovava su una strada letalmente punteggiata da cecchini.

Hotel Sarajevo: I protagonisti

Sarajevo, che fino alla guerra era una città modello di integrazione multietnica, dove convivevano pacificamente persone e religioni (durante il conflitto furono i musulmani a mettere in salvo la preziosa Torah della Sinagoga ebraica) vide soccombere durante l'assedio, durato quasi 4 anni, circa 12.000 civili, tantissime donne vittime di stupro e subì innumerevoli i danni agli storici edifici e al suo millenario patrimonio artistico, come i roghi deliberati della Biblioteca in cui andarono distrutti un milione di volumi, 155mila dei quali rari o preziosi e 478 manoscritti unici (una splendida canzone dei CCCP, "Cupe vampe", ricorda proprio quei crimini). Tre sono i protagonisti principali, appartenenti a tre diverse generazioni, di questo viaggio di Barbara Cupisti e della sua troupe all'interno dell'hotel, che ospita una mostra fotografica su quegli anni: il giovane fumettista, artista e scrittore Zoran Herzeg, che aveva 13 anni quando è iniziato il conflitto e che dopo aver lasciato il Paese con la famiglia, in una diaspora comune ai giovani della sua generazione, è rientrato a Sarajevo con molte speranze, rimaste deluse. Zoran, che vive con una ragazza musulmana il cui padre è stato vittima del conflitto, vuole raccontare il presente del suo paese e la sua esperienza con un graphic novel. C'è poi Boba Lidzek, ragazza di 26 anni all'epoca, che all'Holiday Inn fu una cosiddetta “fiixer di guerra”, fece da interprete e guida ai giornalisti stranieri e visse quel periodo trovando anche l'amore nel reporter francese Paul Marchand, e Belmina Bajrović, giovanissima, non era ancora nata al tempo, che dopo aver studiato alla LUISS di Roma adesso dirige il prestigioso albergo. E poi naturalmente c'è il gigantesco hotel, com'era e com'è, che è il quarto protagonista della vicenda, testimone muto ma eloquente di quanto è successo fuori e dentro le sue stanze.

Lungo il film, oltre alle loro testimonianze, vediamo documenti d'archivio (ancora oggi impressionanti) e assistiamo ai ricordi di chi ha subito direttamente o indirettamente i traumi del conflitto, attraverso ad esempio le parole di Bakira Hasesic, portavoce dell'associazione Donne vittime della guerra e delle venticinquemila vittime di stupro nel periodo bellico. Andiamo anche a Sebrenica, luogo del massacro dei civili musulmani, dove oggi c'è gente che cerca di ricomporre un'umanità devastata attraverso l'arte. Il quadro che esce dalle parole di tutti è comunque tutt'altro che rassicurante: 30 anni dopo una guerra che l'Occidente sembra aver dimenticato ma da cui, ancora una volta, è partito tutto, la situazione, ci ha raccontato Zoran Herzeg durante l'incontro stampa, è “sul filo del rasoio”, peggiorata rispetto a dieci anni fa, visto che si è riacceso un desiderio nazionalista di secessione da parte della Serbia che minaccia un già precario equilibrio. Ci sono brutti segnali: ad esempio, dice ancora Zoran, il leader croato ha chiesto di inserire l'etnia dei cittadini nella carta d'identità. L'accordo stipulato dopo la fine delle ostilità “non è stato pensato per durare 30 anni, per la legge dell'entropia le cose non possono restare bloccate per sempre e si va verso un nuovo conflitto”. Parlando del film e della situazione che ha trovato, Barbara Cupisti ha sottolineato le conseguenze del conflitto su più generazioni: chi l'ha vissuto, chi era giovanissimo all'epoca e chi non c'era e oggi non ne sa molto. Ci sono poi i molti giovani espatriati in cerca di un futuro migliore e che spesso, come Zoran, sono rientrati e si impegnano sul posto, combattendo con una sensazione di impotenza perché la classe politica è la stessa di trent'anni fa.

Tra tutti, Zoran appare particolarmente sfiduciato: tornato quando le cose sembrava potessero cambiare, si è trovato a fare i conti con una realtà immobile, ed è l'ultimo rimasto tra i suoi amici che speravano di fare la differenza. Molti si sono arresi, uno di loro, un artista – racconta – a 56 anni è andato a lavorare in un call center in Polonia. Sul film a cui era inizialmente restio a partecipare, dice, “avevo un brutto presentimento, poi ho visto gli altri film di Barbara e ho subito stabilito un rapporto di fiducia con lei. Trovo che tocchi dei temi molti intimi con tatto e in modo non scontato”. Per Boba, la tensione che i più giovani avvertono come una minaccia, “è tra le diverse parti politiche, anche perché quest'anno dovrebbero esserci le elezioni che forse non ci saranno perché non riescono a mettersi d'accordo. La tensione è nei media e sul palco politico, per la gente la situazione è normale e nessuno vuole la guerra, anche se il rischio può aumentare se quella in Ucraina andrà avanti per molto, ma noi dobbiamo cercare di restare neutrali. Aleksandar Vučić (del Partito Progressista serbo), è per la neutralità”. Zoran Herzeg lamenta anche il fatto che il lavoro delle onlus è sempre più ridotto, così come chi si occupa di politica sociale si trova ad avere armi spuntate e a perdere le sue battaglie: nelle sue parole aleggia un senso di sconfitta, ma nonostante tutto la sua scelta parla chiara, come l'impegno di raccontare la sua generazione e la guerra nel suo lavoro, che, ci ha promesso, terminerà presto.

Hotel Sarajevo va in onda stasera in seconda serata all'interno di Speciale TG 1 ed è importante vederlo, perché la guerra che attualmente divampa in Ucraina con un altissimo costo di vite umane e danni al patrimonio artistico e all'economia mondiale, ha purtroppo molti punti in comune con quella di 30 anni fa in un paese che - nonostante il fatto che Sarajevo sia di nuovo una città di pace e le moltissime persone che lavorano attivamente a questo scopo - non è ancora riconciliato.

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  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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