MAYA

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MAYA è un film di genere fantasy del 1988, diretto da Marcello Avallone, con Peter Phelps e Mariella Valentini. Durata 93 minuti. Distribuito da DMV (1989) - PENTAVIDEO, MEDUSA VIDEO (PEPITE).

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TRAMA MAYA:

In un villaggio messicano muoiono orrendamente varie persone: per primo lo studioso Solomon Slivak, arrivato nel luogo per scoprire il segreto della piramide di re Xibalbay, che a distanza di secoli si vendica ancora dei profanatori. Sulla sua morte non riescono a fare luce né la sua compagna Maria, né il dottor Santos, il medico legale della zona, né il giovane Peter, un ragazzo che vive di espedienti e collezionando avventure amorose, né la figlia Lisa, giunta appositamente da New York. Quando anche due turisti texani muoiono in situazioni misteriose, Peter e Lisa decidono di indagare. La stretta vicinanza dei due provoca la gelosia di Jahaira, l'amante indigena di Peter, ma anche lei dopo una scenata di gelosia, trova la morte. Uno dopo l'altro vengono uccisi molti degli abitanti del luogo. L'unica speranza per Lisa e Peter è la saggezza del dottor Santos, l'unico a poter sedare la furia dei demoni malvagi con delle cerimonie. Ma il male è in agguato...

CRITICA DI MAYA:

"Per i soliti 100' di brivido a buon mercato Avallone scomoda ottimisticamente la tradizione dei Maya, i romanzi dl Castaneda e la cultura dello Yucatán, dove incerto è il confine tra il regno dei morti e dei viventi (sarà il caso di citare anche 'Que viva Mexico!' di Ejzenstein? ) . In sostanza ci troviamo di fronte a un'indagine condotta dalla figlia di uno studioso misteriosamente scomparso in compagnia di un altro ardimentoso esploratore dell'ignoto. Le paure vengono dalla delinquenza bella e buona (nessuno spettro può spingere un camion a schiacciare un innocente) e dalla suggestività dell'ambiente (quale arcano mai induce una bella ragazza a sbattere follemente il capo contro il bordo della vasca?). La cosa migliore del film sarà il finale girato nel giusto clima di sospensione, il che non giustifica certi eccessi narrativi precedenti tinti di sangue. Avallone dice che i film della paura non sono di serie B, ma tenga presente che questo è un periodo dalla retrocessione facile." ('La Stampa', 23 Giugno 1989)"C'è ormai una coté del genere horror che diventa faticoso e ingrato seguire, quando il trattamento del fantastico e del paranormale si prende eccessivamente sul serio. È il caso di questo "Maya", di Marcello Avallone, al suo secondo film, regista di servizi televisivi ed ex assistente di Freda e Fulci.Un'atmosfera plumbea, a cui s'aggiunge un plumbeo ritmo nel racconto appiattisce anche le piccole doti delI'intreccio. I personaggi di contorno non ravvivano, stereotipi del racconto esotico-mistico, servono solo per aumentare la dose dei sanguinolenti omicidi. Ci sarebbe bisogno di un dialogista per evitare ingenuità e involontarie comicità. Buona fotografia con qualche mistero per un mystery che non ne ha." (Silvio Danese, 'Il Giorno', 13 Maggio 1989)"Il film, girato in realtà nel Venezuela, vanta gli effetti speciali di Ermanno Biamonte, la recitazione dell'australiano Peter Phelps, d'una promettente Mariella Valentini, del veterano William Berger e di attrici venute dalle telenovelas. Per soprammercato c'è l'idea amabile d'un tale che durante un rito stregonesco vomita serpi e quella d'una signorina impiccata con ami da pesca. Anche 'Maya' troverà insomma i suoi estimatori fra quanti frequentano la bancarella del soprannaturale." (Giovanni Grazzini, 'Il Messaggero', 30 Maggio 1989)

IL CAST DI MAYA:



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