La luce del lago

La luce del lago

( La lumière du lac )
Voto del pubblico
Genere: Drammatico
Anno: 1989
Paese: Italia
Durata: 93 min
Distribuzione: ITALIAN INTERNATIONAL FILM (1990)
La luce del lago è un film di genere drammatico del 1989, diretto da Francesca Comencini, con Nicole Garcia e Wadeck Stanczak. Durata 93 minuti. Distribuito da ITALIAN INTERNATIONAL FILM (1990).
Genere: Drammatico
Anno: 1989
Paese: Italia
Durata: 93 min
Formato: PANORAMICA A COLORI
Distribuzione: ITALIAN INTERNATIONAL FILM (1990)
Fotografia: Denis Lenoir
Montaggio: Agnès Guillemot
Produzione: ITALIAN INTERNATIONAL FILM ROMA, ERATO FILMS PARIS

TRAMA LA LUCE DEL LAGO:

Per sfuggire alla malavita (che a torto gli ha attribuito uno "sgarro"), Marco va a rifugiarsi in un villaggio sulle Prealpi francesi, nella villa dove lavora come cameriera la sorella dell'amico Michel, suo compagno di piccole imprese poco chiare. Lassù, vicino ad un piccolo lago isolato, abita nel suo bel cottage tutto l'anno Carlotta, scrittrice e poetessa di fama, un pò più anziana del giovane fuggitivo. I due si innamorano, lei solitaria da sempre in attesa dell'amore, lui irrequieto e affascinato man mano dalla cultura della donna. Là dove è ospite, vivono Miranda, una ragazza in piena crisi esistenziale, molto affezionata a Carlotta, e Lucia, insieme al padre e padrone di casa (che Miranda chiama "il vecchio"), per il quale la madre di quest'ultima, violoncellista morta da tempo, è stata il primo e mai obliato amore. E "il vecchio" tiene Miranda con sè, come se fosse una altra figlia. Forse anche perchè insofferente del clima troppo calmo che lo circonda, Marco fa una corsa in città (dove viveva con la nonna), in cerca di Michel. Carlotta, in pensiero per lui, lo cerca invano insieme a Miranda. Ma Marco non può che tornare: la bionda scrittrice è ormai diventata per lui più che un richiamo, anche se la presenza del giovane ed il palese affetto dei due determinano la gelosia di Miranda. Con il suo improvviso arrivo, Michel dice all'amico che sulla sua testa è stata posta una taglia e che egli si trova in pericolo. Marco pensa di fuggire e Carlotta è disposta a seguirlo, ma all'alba due killer sparano a Marco per ordine di qualcuno che ce l'ha con lui e il giovane muore in riva al lago. Per Carlotta e per tutti gli altri - prigionieri dell'inerzia, di sogni e di ricordi - la vita del lago e dell'asilo montano tornano alla tranquillità.

CRITICA DI LA LUCE DEL LAGO:

"Il tessuto narrativo che tiene insieme queste figure un po' disparate non è però sempre molto ordinato e neanche logico, specie nel disegno dei caratteri; molte ragioni sfuggono, molte reazioni rischiano di risultare scarsamente approfondite. Come già era accaduto in 'Pianoforte', tuttavia, Francesca Comencini, là dove non si impone con la costruzione del racconto, ottiene qualche plausibile successo con i modi di rappresentazione: forse qua e là un po' intellettualistici (nei dialoghi e nelle citazioni insistite di versi), in qualche momento troppo volutamente lirici (il culto del vecchio per i girasoli), in genere, comunque, con una intensità drammatica che, grazie anche ad una bella musica di Bach in sottofondo e ad una fotografia particolarmente ispirata dai panorami lacustri (di Denis Lenoir) arriva in più momenti a convincere: con stati d'animo ben equilibrati e dosati." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 18 Agosto 1990)"Esistono film che nascono non da una storia, una situazione, un personaggio, ma da un paesaggio. Ho il sospetto che 'La luce del lago' appartenga a questa categoria. La maggior parte dell'azione si svolge in un paesino di montagna e si concentra su una villa in riva a un lago dove s'è isolata dal mondo una scrittrice di successo. L'improvviso arrivo di un giovane cittadino di dubbia moralità muove le acque come un sasso nello stagno, ma se l'autrice si proponeva di descrivere i cerchi concentrici, non c'è riuscita. I personaggi sono larve che galleggiano sulla foschia di una non-storia e diventano improbabili o goffi ogni volta che devono agganciarsi a una realtà concreta. Più che ambizioso 'La luce del lago' (1988) è velleitario. Non bastano a dargli un corpo le venerande presenze di Madeleine Renaud e Barrault, la citazione wellesiana di 'La signora di Shangai' (perchè?), i frammenti bachiani delle 'Suites' per violoncello." (Morando Morandini, 'Il Giorno', 3 Settembre 1990)"Si capisce che la cornice avventurosa è solo un pretesto per raccontare qualcos'altro: un disagio sentimentale, le intermittenze della creazione artistica, il conflitto tra istinto e ragione. Ma nel passaggio dal cinema a basso costo alla produzione internazionale, Francesca Comencini disperde quel tocco denso, eppure essenziale, che l'aveva fatta conoscere: si fa tentare dalla citazione cinefila (Carlotta canticchia 'Put the Blame on Me' mentre vede alla tv 'La signora di Shanghai' con Rita Hayworth), dal fotogramma artistico e vagamente bergmaniano, dalla sospensione psicologica. L'occhio femminile della regista usa il corpo sodo di Marco per esaltare la fisicità del rapporto, quasi registrando, in parallelo, il lento ritorno alla sensualità di Carlotta: lo spunto è sottilmente suggestivo, eppure anche qui Francesca Comencini spreca l'intuizione, affogando gli spostamenti del piacere nel minaccioso ron ron del violoncello bachiano. Gli interpreti si adeguano ai colori plumbei e luminescenti del lago (benissimo fotografato) con un'ombra di straniamento: dalla tumefatta Nicole Garcia all'irruento Wadeck Stanczak (poi Cellini in 'Una vita scellerata'), mentre Francesca Romana Prandi, che purtroppo si doppia da sola, indossa il malessere giovanile come in un film del primo Moretti." ('L'Unità')

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