Follia d'amore

Titolo originale: Fool for Love

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La bella e inquieta May, lavora in uno sperduto e poco frequentato motel del West. Ed è qui che viene ritrovata, dopo insistenti ricerche, da Eddie, un cow-boy dinoccolato e menefreghista. I due si attraggono e si respingono violentemente sotto lo sguardo assente e angosciato dell'anziano gestore del locale bar, spesso ubriaco. Con la comparsa di una donna misteriosa, che spara a entrambi e poi fugge a bordo di una lussuosa macchina, di un patetico e maldestro corteggiatore della ragazza, viene provocata, quasi inavvertitamente, una confessione-chiarimento tra Eddie e May.



CRITICA DI FOLLIA D'AMORE:

"Aver visualizzato i racconti di Eddie e May in tradizionale flash-back, (pur con l'espediente cerebrale delle discrepanze tra la parola e l'azione) è probabilmente il pedaggio che Altman e Shepard hanno pagato alla Cannon che ha finanziato il film. Quelle fragorose irruzioni della Contessa armata vorrebbero essere grottesche, ma sfiorano il ridicolo. Il meglio del film sta nelle immagini, nella fotografia sgranata del canadese Pierre Mignot, nei raccordi spazio-temporali, insomma nella scrittura di Altman, e nella colonna sonora al cui fascino contribuiscono non poco le canzoni di Sandy Rogers, sorella di Shepard. In questo film di famiglia tout se tient, o quasi. E', ovviamente, anche un film d'attori: se Kim Basinger non è mai stata così intensa e sobria nella sua nevrotica mobilità, Shepard si prende un po' troppo sul serio e dà nella maniera, Harry Dean Stanton - che è lì a ricordarci 'Paris, Texas' - è perfetto nel suo gigionismo ben temperato." (Morando Morandini, 'Il Giorno', 3 Settembre 1986)"Altman, adesso. Che sia un regista di vaglia lo sappiamo, che sia spesso riuscito a portare con fortuna sullo schermo dei testi teatrali, è almeno, di recente, una delle sue caratteristiche più tipiche, qui però non posso dire che sia riuscito veramente a convincermi. Ho cominciato parlando di calligrafia. Ecco, lo stile visivo del film mi sembra un po' questo: immagini molto curate, lunghi movimenti di macchina per non far sentire la scena troppo fissa, i personaggi rappresentati a tutto tondo per mettere sempre bene in evidenza le loro manie, una indubbia, sensibilissima attenzione per le cornici - il motel di routine ma realisticamente evidentissimo - certe figurine attorno di nessun rilievo nel racconto ma molto adatte a fare clima. Tutto questo, però, quasi sempre dal di fuori, in superficie, come una esercitazione linguistica, senza mai riuscire a ricreare un pathos, a dar vita vera a gente vera. Difetto tanto più sensibile quando, precipitando il testo verso i ricordi del passato, la regia è costretta non solo a cambiare i toni cromatici, ma a smorzare la tensione di quell'attesa di risposte ansiosa, affannosa, ben congegnata per inventarsi un'atmosfera da rivelazioni e da colpi di scena che non costeggi troppo i vieux jeux: riuscendoci pochissimo, invece, ed anzi aggravando le forzature del testo con forzature altrettanto fastidiose di rappresentazione. Resterebbero gli interpreti. Eddie è lo stesso Shepard che per la prima volta dà volto a un proprio personaggio anche se il cinema è dal '78 ('Rynaldo e Clara') che lo conosce come attore. Una faccia glabra, sul modello dei Carradine, una recitazione secca e tranquilla. Anche quando urla. May è Kim Basinger, che ricorderete in 'Nove settimane e mezzo'. Somiglia più che mai alla Bardot di ieri. Anche nell'erotismo." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 29 Agosto 1986)"Ciò che del film resta valido, in ogni modo, è l'ambientazione del dramma tra le squallide casupole del motel, con i personaggi principali spesso suggestivamente colti attraverso porte e finestre, e un rarefatto andirivieni di altre figure che potrebbero anche essere la proiezione dei protagonisti stessi nella memoria. Altman, insomma, pur in un'opera scarsamente riuscita, rimane sempre un fertile creatore di sollecitazioni visive. Né qui egli si smentisce come direttore d'interpreti: Kim Basinger è messa in rilievo quale salda attrice drammatica e non solo per la sua prepotente bellezza; Harry Dean Stanton ha l'equivoca dolcezza di modi che conviene al personaggio del vecchio; Dennis Quaid è più che giusto nella parte dell'intruso piombato in quel groviglio di serpi. Soltanto Sam Shepard, interprete oltre che autore, resta al di sotto del compito assegnatogli: la puntualità del gestire e il fisico atletico non bastano a creare un credibile personaggio, pur se scaturito dalla propria stessa penna." ('Il Messaggero', 30 Agosto 1986)

SOGGETTO:

testo teatrale omonimo di Sam Shepard


fonte "RdC - Cinematografo.it"
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