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A Torino le emozioni vengono da un suicidio in diretta e da un gruppo di innamorati naufraghi

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Curiosiamo fra le sezioni, con la prima delusione del concorso.


Il concorso del Torino Film Festival procede in quesi giorni in cui l’attenzione mediatica è catturata soprattutto da altre sezioni, come la carrozzata Festa mobile. Ma Torino 34, dedicato a opere prime, seconde o terze, è la sezione in cui la rassegna torinese cerca di scoprire autori che meritano attenzione. È il caso dell’americano Antonio Campos, fino a qui soprattutto noto come sceneggiatore e produttore, lanciato a Cannes con l’opera prima Afterschool, seguito poi al Sundance Film Festival da Simon Killer e dal nuovo film, Christine, presentato in concorso stasera a Torino.

Siamo nel 1974 alle prese con la vita quotidiana di una televisione locale della pacifica cittadina di Sarasota, in Florida. Gli ascolti sono in calo, tanto che deve intervenire l’esperto direttore, interpretato dall’eclettico Tracy Letts, drammaturgo da Pulitzer, attore teatrale da Tony Award e per molti volto delle ultime stagioni di Homeland. La redazione è composta per lo più da giovani giornalisti che sognano di cogliere l’occasione giusta per passare a un canale televisivo più importante, in una città più centrale dell’estrema Florida. Sotto pressione è anche Christine Chubbuck, lei che ha sofferto di un crollo nervoso quando viveva a Boston, decidendo di scendere al caldo per ricominciare, insieme alla madre che la controlla. La depressione la consuma, così come la sua ossessione quasi autistica per i dettagli e l’incapacità di flirtare con l’anchorman delle news, che tanto le piace.

Rebecca Hall interpreta Christine, molto nota negli Stati Uniti per essersi suicidata in diretta televisiva, vinta dalla depressione, ma anche per reagire con tragica e autolesionista platealità alle nuove indicazione del direttore – spinto dall’editore e dalla necessità di migliore l’audience – di raccontare storie più succose, magari violente e sanguinose.

Campos individua una storia chiave per la storia dei mass media americani, in un momento chiave della storia politica, con Nixon da poco fatto fuori dallo scandalo Watergate. Una storia che secondo alcuni ispirò il grande sceneggiatore Paddy Chayefsky nello scrivere la reazione satirica alla deriva televisiva di Quinto potere, uscito nel 1976. Sicuramente in Christine c’è un humor nero spiazzante, che contribuisce a delineare la figura di una donna con mille tonalità: tormentata, ma divertente e autoironica, brillante, ma timidissima. La britannica Rebecca Hall riesce a rappresentarle al meglio, mentre una scrittura accurata non limita la giornalista alla sola ultima giornata, al suicidio. Dopo quel gesto, i colleghi trovarono dei fogli con il testo completo dell’ultimo programma scritto da lei, non solo con il colpo di pistola, ma anche con il racconto in terza persona che avrebbe dovuto leggere chi l’avrebbe seguita in trasmissione. “Le sue condizioni sono critiche”, chiosava il testo parlando delle sue condizioni.

Ci eravamo quasi preoccupati: possibile che dopo aver visto una decina di film non ce ne fosse neanche uno pienamente deludente? Siamo rassicurati dopo aver visto Los decentes di Lukas Valenta Rinner, prototipo del film di cui non si sentiva il bisogno, che ripropone tematiche bollite con una banalità camuffata da ponderosa satira. Una donna di servizio inizia a lavorare presso una benestante signora della periferia di Buenos Aires, che vive insieme al figlio promessa del tennis professionistio all’interno di un complesso recintato e protetto da guardie che ricorda La zona. La particolarità è che confinante con il centro residenziale si sviluppa una cittadella di nudisti. Un’ora di noia e quotidianità per lasciare poi spazio a una prevedibile esplosione finale di violenza, con la nostra taciturna amica che nel frattempo è integrata nella comunità di vicini. Scontro di classe, libertà che esplode contro il perbenismo, A.D. 2016.

Per fortuna ci si risolleva lo spirito con il ritorno a Torino di un bravo giovane regista francese, Sébastien Betbeder, che tre anni fa aveva vinto il premio della giuria con 2 automnes 3 hivers, stralunata storia d’amore fra due outsider con protagonista uno degli attori che più amiamo del nuovo cinema francese, Vincent Macaigne. Ospitato ora in Festa mobile, presenta una delicata e leggera commedia, Marie et les naufragés, su tre uomini che si avventurano in un’isola lontano dalla terraferma per rincorrere la bella Marie. Fra romanzieri senza ispirazione, coinquilini sonnambuli e musicisti sensibili, alle prese con un’avventura da affrontare anche per il solo gusto di farlo.

Piacevole e sensibile, Marie et le naufragés è un inno alla voglia di affrontare la vita con passione e amore, senza troppo pensarci, accettando di mettersi in gioco, senza paura di naufragare. Sempre più interessante la carriera dell’unico calciatore a nostra memoria diventato un attore coi fiocchi, Eric Cantona.

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