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Love Island: la maledizione in Gran Bretagna, i tre suicidi

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Dopo tre suicidi legati in modo inquietante alla trasmissione Love Island in Inghilterra, i produttori del programma hanno pianificato un'assistenza psicologica per impedire che la cosa si ripeta.

Love Island: la maledizione in Gran Bretagna, i tre suicidi

L'edizione britannica di Love Island soffre di quella che ormai sembra una vera maledizione: il dating show da poco partito anche in Italia su Discovery+ (dov'è condotto da Giulia De Lellis) in Inghilterra si accompagna a tre traumatizzanti suicidi che hanno riguardato concorrenti o membri del cast. Dovremmo forse scrivere quattro, perché c'è un'altra vittima collegata a una delle tre tragiche morti. Ma quali sono gli episodi che hanno portato la produzione del programma ad allestire addirittura un supporto psicologico legato a Love Island? Scopriamolo.

Love Island: quali sono stati i suicidi legati all'edizione britannica del reality?

Quella della modella Sophie Gradon è stata la prima morte legata a quella che per qualcuno è già la "maledizione di Love Island" in Inghilerra: già Miss Gran Bretagna nel 2009, Sophie aveva partecipato alla seconda stagione di Love Island nel 2016. La sua partecipazione fece discutere perché Sophie, dopo essersi legata al barman Tom Powell, s'innamorò della modella Katie Salmon: la relazione omosessuale non sfuggì agli hater online. Una persecuzione che Sophie denunciò pubblicamente, forse causa della sua morte nel giugno 2018, ad appena 32 anni. Uno shock non solo per gli autori del programma, ma anche per il suo compagno in quel momento, Aaron Armstrong, che la scoprì impiccata e si suicidò appena venti giorni dopo di lei.
Il calciatore Mike Thalassitis è stato la seconda (o terza) vittima di questa amara sequenza: concorrente della terza edizione inglese di Love Island e poi anche di Celebs Go Dating: nel 2019 si è tolto la vita impiccandosi nel parco di Edomonton a Londra.
Ultima vittima in ordine di tempo, quando già l'opinione pubblica inglese era già sufficientemente scossa da questi avvenimenti, è stata nella primavera 2020 Caroline Flack, presentatrice delle prime cinque edizioni del programma: al centro di uno scandalo generato da una presunta violenza ai danni del suo compagno, il tennista Lewis Burton, non avrebbe retto ai giudizi dei social e all'idea di essere processata per instabilità mentale. Anche Caroline si è impiccata.

Love Island: le contromosse del programma per prevenire i crolli psicologici

La produzione di Love Island, stando a quel che racconta Dagospia, avrebbe deciso di correre ai ripari per questi tracolli emotivi. È stato tirato in ballo il cosiddetto "dovere di diligenza", termine legale che indica "il modo in cui un’impresa comprende, gestisce e comunica il rischio". Nella pratica uno psicologo e un consulente esterno garantiranno ai partecipanti un sostegno psicologico durante e dopo la trasmissione, a ciascun concorrente coinvolto nello show. Cosa più interessante, ci si concentrerà particolarmente sull'uso e sulla gestione dei social, per reggere l'impatto del popolo della rete. Lo psicologo Matthew Gould si augura di poter fornire cure efficaci "in un esercizio di collaborazione, in particolare tra professionisti della salute, partecipanti al programma e produttori."

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