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Zio bricco che vincitore: incontro con Francesco Aquila, il migliore di Masterchef 10

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La parola a Francesco Aquila, fresco vincitore della decima edizione di Masterchef, nel corso di una finale che ha fatto concorrenza a Sanremo.

Zio bricco che vincitore: incontro con Francesco Aquila, il migliore di Masterchef 10

Prima di tutto le origini. Sì, ma quali sono realmente quelle di Francesco Aquila, fresco vincitore di Masterchef 10? È già partita la caccia a chi sale con maggior vigore sul carro del vincitore, o forse sul carré, parlando di cucina, e lui stesso ci tiene a dare precise coordinate geografiche.

“Sono nato ad Altamura, ma solo perché è l’ospedale più vicino al mio paese, Gravina di Puglia, dove vivono tutti i miei parenti”, ha detto nel corso di un incontro via zoom con la stampa. “A tre anni mi sono poi trasferito a Bellaria Igea Marina, dove sono attualmente. Ma è la Puglia la terra delle mie origini”. E proprio dal passato è partito costruendo il menù con cui ha vinto la finale, da lui chiamato My Way, proprio come il titolo del suo libro di ricette, in uscita l’11 marzo per Baldini & Castoldi. Il sottotitolo è il suo grido di battaglia, “zio bricco che ricette”. Un’esclamazione sia di gioia che di rabbia, come spiega lui stesso, “segnala l’apoteosi di una situazione positiva o negativa, zio bricco impestato è come dire mannaggia”.

Si dice ancora stordito dalla notizia della vittoria, anche se sono passati mesi dalla registrazione della finale, che ha passato senza troppi riconoscimenti per strada, grazie alla quarantena e alla mascherina con occhiali da sole. “Ma se mi riconoscevano scambiavo due parole e dicevo che eravamo quasi in diretta, e mica sapevo come sarebbe andata. La televisione mi affascina, mi sono trovato bene, perché non continuare? Potrei trarre vantaggio dalla tranquillità con cui mi ponevo di fronte alle telecamere. Di primo impatto passo per una persona che vuole apparire, ma io sono così e la cosa veramente bella è che sono passato come persona e non come personaggio, con i miei valori come l’amicizia o la famiglia, cose importantissime. Devi credere all’obiettivo, ma perseguirlo con lealtà e facendoti anche un sorriso.”

Un percorso costante, in cui Aquila si è sempre dimostrato concentrato, fino alla finale in cui ha sconfitto la concorrenza di Irene, in grande crescita, e del suo rivale con cui si è spesso punzecchiato, Antonio. “È un ragazzo fantastico, in realtà”, aggiunge Aquila, "non c’era invidia fra di noi, ma sana competizione, tanto che l’ho citato nel libro, se mi fosse stato antipatico non l’avrei fatto. Da sportivo mi ha dato carica nella competizione, in cui sono sempre rimasto sincero e trasparente, mentre molti, forse per insicurezza, cercavano di avvantaggiarsi con la strategia. Non li definirei sleali, ma molte volte quando fai così ti fai male. Sono in rapporti molto buoni con le persone a cui voglio bene, che erano vicine a me, con gli altri appena un ciao ciao. Non li conoscevo e non li conosco e comunque era una competizione e ne campava solo uno. L’uscita di amici cari come Eduard è stata dura, quel momento mi è rimasto nel cuore, abbiamo veramente sofferto, ci siamo abbracciati per tanti minuti, piangendo come bambini. Una situazione che ho usato per proseguire ancora meglio”.

Fin dal primo giorno, Francesco ha sottolineato come partecipasse anche per la famiglia e per la figlia, per darle un futuro migliore. “Quando mi mancava molto mia figlia, usavo questa emozione per avere una marcia in più, non potevo sprecare tanto tempo prezioso non dedicato a lei, mi ha aiutato a dare sprint in più. Ha quattro anni, ancora non gliel’ho detto che ho vinto, sapeva che ero fuori per lavoro, per fare un programma in televisione. Per il mio futuro, sono al primo giorno in un pianeta sconosciuto che devo visitare, non so cosa ci sia per me, sono un maître e so come muovermi in un ristorante, come gestire le persone o portare i piatti, ma non in cucina. Per ora so solo che mi piacerebbe crescere professionalmente, non mi fermerò sicuramente qua. Essere maître sicuramente mi ha aiutato, conoscendo dinamiche di gruppo, a gestire alcune situazioni mantenendo il controllo.”

Un vincitore che “non ha mai negato un sorriso a nessuno, anche verso i rivali”, come hanno ricordato gli chef e giudici in trasmissione. “Non c’è bisogno di essere cattivi o tirare i piatti. Gli chef ridevano e scherzavano, si vede che hanno un bel rapporto anche di amicizia, lavorare sì con serietà, ma anche leggerezza e sorrisi. Ho avuto momenti di sconforto, è normale, me ne ricordo un paio: quando ho dovuto usare come contenitore il collo di gallina, o cucinare il pollo in vescica. Mi sono spaventato parecchio, come nella finale, con un menù di cui ero molto convinto, ma con un primo piatto che mi ha fatto pensare di aver rovinato tutto. I vini mi sono mancati, in generale i drink, ma se avessi potuto fare un abbinamento ieri sera avrei proposto un primitivo per l’antipasto, poi un rosé e delle bolle per il sgrassare il palato. L’aglio nero è l’ingrediente di cui mi sono innamorato, prima lo conoscevo ma non l’avevo mai utilizzato. Le esterne le ho amate, perché è in team che fai la differenza, se pensi di fare il fenomeno da solo è meglio se cambi mestiere, se non sai lavorare in brigata non sarai mai uno chef. Per chi pensa di provare a partecipare l’anno prossimo a Masterchef darei un solo consiglio: crederci al 100% e non pensare al vicino, ma a filare dritto per la propria strada”.

Quella strada che ha portato Aquila a diventare il decimo Masterchef italiano, con 100 mila euro e un libro di ricette in arrivo dal’11 marzo.

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