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Rocco Schiavone, il poliziotto fra malinconia e risata raccontato da Marco Giallini

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In arrivo su Rai2 la terza stagione della serie tratta dai romanzi di Antonio Manzini.

Rocco Schiavone, il poliziotto fra malinconia e risata raccontato da Marco Giallini

Un poliziotto romano ad Aosta. Burbero, pieno di ferite interiori e con poca pazienza, ma un grande senso della giustizia, seppure a modo suo. “Fuma, pure tanto, ma con quello che gli è successo, perché non dovrebbe? La mia opinione? Io fumo davvero, magari fosse una battuta, camperei di più”. Con queste parole lapidarie, sarcastiche il giusto e da intendere con il suo abituale romano strascicato, Marco Giallini zittisce ogni vociare che da due stagioni accompagna il successo su Rai2 di Rocco Schiavone, serie tratta dal personaggio e dai libri scritti da Antonio Manzini (qui anche sceneggiatore) e pubblicati da Sellerio.

Non sarà forse che una bella responsabilità per decenni di serialità da giardino d’infanzia, scollegata dal mondo e dalla vita reale sia anche della Stampa che fa opinione (pubblica)? Per fortuna la correttezza ipocrita non appartiene alle storie di questo vice questore, romano trasferito nella nevosa Aosta, alle prese con una moglie morta con cui ogni tanto si confida ancora e il cuore ferito per la sua fidanzata che l’ha tradito. Il tutto accadeva a Schiavone, insieme ad altre pesantezze esistenziali, alla fine della seconda stagione. Da mercoledì 2 ottobre, in prima serata e per i consueti quattro appuntamenti, con un formato che potremmo definire à la Montalbano, sarà trasmessa una terza stagione diretta interamente da Simone Spada, che ha da poco diretto Giallini in Domani è un altro giorno e prende il testimone da Michele Soavi e poi Giulio Manfredonia.

I nuovi episodi sono stati presentati nella consueta cornice algida e ministeriale di Viale Mazzini, perfetta per la prima serata Rai. Rocco Schiavone sembrava in procinto di passare all’ammiraglia Rai1, “di natura più inclusiva”, ma poi rimasta sul secondo canale nazionale, “da sempre più birichino”, per citare il direttore di Rai2 Carlo Freccero. Grandi elogi da parte sua, con la consueta prosa originale e ardita, continuando a sottolineare una non meglio precisata “grande complessità”, o “letterarietà”, della serie. Curioso, a noi è sembrato un fruibile e non certo così sofisticato ibrido fra dinamiche di commedia e un hard boiled montano (più che un noir), con un bel lavoro sul tormento dei personaggi, come ben sanno i tanti lettori di Manzini. “All’insegna del cazzeggio di qualità”, come ha sottolineato con ragione, illuminandoci anche sul clima del set, la new entry Valeria Solarino, con maglietta omaggio a Gena Rowlands in Gloria, che appare appena nel primo film, l’unico gentilmente concesso in visione alla stampa, e immaginiamo si svilupperà in maniera più articolata successivamente.

Intorno al tavolo in pieno stile politburo, erano presenti anche gli attori di contorno, una bella ricchezza della serie, la squadra del protagonista che contribuisce alla dinamica ironica e all’immedesimazione del pubblico nei personaggi. Fra loro Christian Ginepro, Ernesto D’Argenio, Massimo Reale, Massimiliano Caprara e altri. Naturalmente non mancava la direttrice di Rai Fiction, Eleonora Andreatta. “Con questo appuntamento apriamo la stagione autunnale delle fiction”, ha dichiarato, “all’insegna della rottura degli schermi, dei cliché, verso l’innovazione a livello internazionale, come dimostra la qualità, al livello di prodotti di canali pubblici come la BBC, e la vendita in paesi come la Germania, dove ARD ha acquistato la prima serie italiana, confermandola per la seconda stagione, dai tempi della Piovra. Rocco Schiavone ci permette di recuperare un pubblico giovane, che l’ha amato fin dalla prima stagione, e abituato alla serialità più sofisticata. È un personaggio scorretto, ma con un senso profondo dell’etica e della giustizia, che non aderisce sempre alla legalità, ma è il motore profondo delle sue azioni. Ci fa riflettere su grandi temi attuali, come la ludopatia o la povertà. Schiavone è attraversato dal lutto e capace di grande romanticismo e affettività nei confronti della sua squadra e del ragazzino vicino di casa, con cui i rapporti si intensificano”.

“Non so se è evoluto”, dice Giallini. “Semmai ben venga anche l’involuzione, è malinconico, abbandonato, fa parte dell’essere umano reagire in questo modo. Certo, non è il prototipo dell’allegrone, ma perché dovrebbe esserlo e perché non dovrebbe fumare? Io questa cosa non la capisco, più gliene succedono e più dovrebbe smettere di fumare? Sarebbe come far fare il duello a due protagonisti con le spade finte, di gomma. Fa come gli pare: più è malinconico, più fuma. È un bel personaggio e ogni stagione è diretta da un regista diverso, come succede ai personaggi nel mondo dei fumetti che cambiano disegnatore; ognuno porta il suo stile, mantenendo però lo spirito del personaggio. A lui è morta la moglie, come è successo anche a me, però basta con questa cosa, non credo di essere l’unico ad aver vissuto una cosa del genere. Certo, io l’ho persa in maniera brutta, vedendola morire, e quando succede ti rode un po’ il culo. Posso dirlo? Ovvio che ci pensavo, ma faccio l’attore. Lui è senza figli, al contrario del mio caso, forse soffre di più o di meno. Non lo so”.

Rocco Schiavone, stagione 3, arriverà su Rai2 da mercoledì 2 ottobre, per quattro settimane.



  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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