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Per amore del mio popolo - Don Diana: Stasera su Rai1 la miniserie con Alessandro Preziosi sul prete ucciso dalla Camorra

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Appuntamento, questa sera alle 21.25 su Rai1, con la miniserie in due puntate Per amore del mio popolo - Don Diana, incentrata sul personaggio di Don Peppe Diana, assassinato dalla Camorra il 19 marzo del 1994.

Per amore del mio popolo - Don Diana: Stasera su Rai1 la miniserie con Alessandro Preziosi sul prete ucciso dalla Camorra

Fra i tanti ruoli televisivi interpretati da Alessandro Preziosi c'è quello di un uomo di fede che ha sacrificato la propria vita per difendere i più deboli e soprattutto per opporsi a una delle piaghe del nostro paese e di questo secolo (e del precedente): la Camorra.
Don Peppe Diana, al secolo Giuseppe Diana, è stato assassinato dall'organizzazione criminale campana, a Casal di Principe, nel 1994. A raccontarci la sua storia, questa sera, è una Miniserie in Due Puntate in onda su Rai1 alle 21.25 intitolata Per amore del mio popolo. A dirigerla ci ha pensato Antonio Frazzi e nel cast troviamo anche uno straordinario Massimiliano Gallo nel ruolo di Don Antonio Esposito.
Trasmessa per la prima volta nel ventennale dell'uccisione di Don Peppe Diana, Per amore del mio popolo è stata girata nell'autunno del 2013 nei luoghi in cui ha vissuto e operato il sacerdote: Casal di Principe, Frignano, Casapulla, Casaluce.

Per amore del mio popolo: trama delle puntate

Primo Episodio

Don Giuseppe Diana è un sacerdote della forania di Casal di Principe, dove a farsi la guerra sono due clan malavitosi: gli Esposito e i Capuano. Don Peppe è molto amato degli scout, e quindi, quando gli viene offerta l’opportunità di trasferirsi a Roma e fare carriera, decide di non abbandonare i suoi ragazzi e diventa parroco del suo paese di origine. Don Peppe comincia a occuparsi di Domenico, il figlio illegittimo di Don Antonio Esposito, e nel frattempo inizia a opporsi alla Camorra, rifiutando soldi e soprattutto cercando di non far prendere la strada sbagliata a tanti giovani. Inoltre affronta il problema degli immigrati clandestini, che la malavita sfrutta impunemente. Un giorno, nel tentativo di salvare Domenico da un agguato di un sicario della famiglia Capuano, l'uomo di chiesa non riesce a impedire la morte di uno dei suoi scout, Francesco. Indignato e addolorato, Don Peppe scrive il documento "In nome del mio popolo", che risuona nelle chiese di Casale la Notte di Natale, commuovendo la gente ma trasformando Don Peppe nel nemico numero 1 della feroce organizzazione criminale.

Secondo Episodio

Il documento "In nome del mio popolo" commuove la gente di Casal di Principe e delle zone limitrofe e il vescovo lo appoggia, mentre gli Esposito e i Capuano cercano di trovare un'intesa e si vendicano di Don Diana sparando sulla sua chiesa. Soltanto Domenico ha visto l'accaduto, ma si rifiuta di testimoniare e poi si unisce al padre nelle sue malefatte criminali. Intanto Don Peppe e altri sacerdoti formano un comitato anticamorra che chiamano "Liberiamo il nostro futuro", mentre la tregua fra i due clan camorristi viene sospesa e gli Esposito organizzano un raid con una decina di macchine nel centro del paese, sparando in aria con i mitra. I carabinieri intervengono e viene sciolto il consiglio comunale. Dopodiché il medico Franco Aversa, da tempo amico di Don Diana e sostenitore delle sue battaglie contro la malavita, si candida a sindaco e vince. Nel frattempo in Sicilia viene ucciso Don Puglisi. Arriva il 19 marzo 1994, che è il giorno di San Giuseppe, e qualcuno decide di far stare zitto per sempre il sacerdote Don Peppino Diana.

Chi era Don Peppe Diana

Giuseppe Diana nasce a Casal di Principe il 4 luglio del 1958 da una famiglia di proprietari terrieri. Nel 1968 entra in seminario e, dopo la scuola media e il liceo classico, studia teologia nel seminario di Posillipo, sede della Pontificia facoltà teologica dell'Italia Meridionale. Si laurea in Teologia biblica e poi prende la laurea in Filosofia alla Federico II. Nel 1978 entra nell'Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani (AGESCI) dove fa il caporeparto. Nel marzo 1982 viene ordinato sacerdote. Diventa quindi Assistente ecclesiastico del Gruppo Scout di Aversa e successivamente anche Assistente del settore Foulards Bianchi. Il 19 settembre del 1989 viene messo a capo della parrocchia di San Nicola di Bari di Casal di Principe, per diventare quindi segretario del vescovo della diocesi di Aversa monsignor Giovanni Gazza.

Don Peppe Diana ha insegnato materie letterarie presso il liceo Francesco Caracciolo e religione cattolica presso l'istituto tecnico industriale statale Alessandro Volta di Aversa.

Per amore del mio popolo: il testo del documento contro la Camorra

La miniserie Per amore del mio popolo prende dunque il titolo dal documento contro la camorra "Per Amore del mio popolo", scritto nel 1991 insieme ai sacerdoti della Forania di Casal di Principe. Ecco il testo:

Siamo preoccupati
Assistiamo impotenti al dolore di tante famiglie che vedono i loro figli finire miseramente vittime o mandanti delle organizzazioni della camorra.
Come battezzati in Cristo, come pastori della Forania di Casal di Principe ci sentiamo investiti in pieno della nostra responsabilità di essere "segno di contraddizione".
Coscienti che come chiesa "dobbiamo educare con la parola e la testimonianza di vita alla prima beatitudine del Vangelo che è la povertà, come distacco dalla ricerca del superfluo, da ogni ambiguo compromesso o ingiusto privilegio, come servizio sino al dono di sé, come esperienza generosamente vissuta di solidarietà".
La Camorra
La Camorra oggi è una forma di terrorismo che incute paura, impone le sue leggi e tenta di diventare componente endemica nella società campana.
I camorristi impongono con la violenza, armi in pugno, regole inaccettabili: estorsioni che hanno visto le nostre zone diventare sempre più aree sussidiate, assistite senza alcuna autonoma capacitàdi sviluppo; tangenti al venti per cento e oltre sui lavori edili, che scoraggerebbero l'imprenditore più temerario; traffici illeciti per l'acquisto e lo spaccio delle sostanze stupefacenti il cui uso produce a schiere giovani emarginati, e manovalanza a disposizione delle organizzazioni criminali; scontri tra diverse fazioni che si abbattono come veri flagelli devastatori sulle famiglie delle nostre zone; esempi negativi per tutta la fascia adolescenziale della popolazione, veri e propri laboratori di violenza e del crimine organizzato.
Precise responsabilità politiche
E’ oramai chiaro che il disfacimento delle istituzioni civili ha consentito l'infiltrazione del potere camorristico a tutti i livelli. La Camorra riempie un vuoto di potere dello Stato che nelle amministrazioni periferiche è caratterizzato da corruzione, lungaggini e favoritismi.
La Camorra rappresenta uno Stato deviante parallelo rispetto a quello ufficiale, privo però di burocrazia e d’intermediari che sono la piaga dello Stato legale. L'inefficienza delle politiche occupazionali, della sanità, ecc; non possono che creare sfiducia negli abitanti dei nostri paesi; un preoccupato senso di rischio che si va facendo più forte ogni giorno che passa, l'inadeguata tutela dei legittimi interessi e diritti dei liberi cittadini; le carenze anche della nostra azione pastorale ci devono convincere che l'Azione di tutta la Chiesa deve farsi più tagliente e meno neutrale per permettere alle parrocchie di riscoprire quegli spazi per una "ministerialità" di liberazione, di promozione umana e di servizio.
Forse le nostre comunità avranno bisogno di nuovi modelli di comportamento: certamente di realtà, di testimonianze, di esempi, per essere credibili.
Impegno dei cristiani
Il nostro impegno profetico di denuncia non deve e non può venire meno.
Dio ci chiama ad essere profeti.
- Il Profeta fa da sentinella: vede l'ingiustizia, la denuncia e richiama il progetto originario di Dio (Ezechiele 3,16-18);
- Il Profeta ricorda il passato e se ne serve per cogliere nel presente il nuovo (Isaia 43);
- Il Profeta invita a vivere e lui stesso vive, la Solidarietà nella sofferenza (Genesi 8,18-23);
- Il Profeta indica come prioritaria la via della giustizia (Geremia 22,3 -Isaia 5)
Coscienti che "il nostro aiuto è nel nome del Signore" come credenti in Gesù Cristo il quale "al finir della notte si ritirava sul monte a pregare" riaffermiamo il valore anticipatorio della Preghiera che è la fonte della nostra Speranza.
NON UNA CONCLUSIONE: MA UN INIZIO
Appello
Le nostre "Chiese hanno, oggi, urgente bisogno di indicazioni articolate per impostare coraggiosi piani pastorali, aderenti alla nuova realtà; in particolare dovranno farsi promotrici di serie analisi sul piano culturale, politico ed economico coinvolgendo in ciò gli intellettuali finora troppo assenti da queste piaghe"
Ai preti nostri pastori e confratelli chiediamo di parlare chiaro nelle omelie ed in tutte quelle occasioni in cui si richiede una testimonianza coraggiosa;
Alla Chiesa che non rinunci al suo ruolo "profetico" affinché gli strumenti della denuncia e dell'annuncio si concretizzino nella capacità di produrre nuova coscienza nel segno della giustizia, della solidarietà, dei valori etici e civili (Lam. 3,17-26).
Tra qualche anno, non vorremmo batterci il petto colpevoli e dire con Geremia "Siamo rimasti lontani dalla pace… abbiamo dimenticato il benessere… La continua esperienza del nostro incerto vagare, in alto ed in basso,… dal nostro penoso disorientamento circa quello che bisogna decidere e fare… sono come assenzio e veleno".
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