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Masterchef: il racconto del volo finale di Aquila, vincitore della decima edizione

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Alla fine di una edizione appassionante e di grande livello è la motivazione assoluta di Aquila a trionfare a Masterchef 10, ripercorriamo il suo ultimo volo finale, quello che lo ha portato alla vittoria con un menù pieno di ricordi e passione per la famiglia e le sue esperienze nella cucina di Masterchef.

Masterchef: il racconto del volo finale di Aquila, vincitore della decima edizione

Irene, Aquila, Monir e Antonio. Negli occhi dei finalisti di Masterchef 10 ieri sera, nel corso della finale, si leggeva il sorriso della soddisfazione, della battaglia vinta. L’obiettivo massimo di alcuni di loro era proprio arrivare fra i primi quattro, ma solo uno ha dimostrato di volere a tutti i costi la vittoria finale, con una concentrazione assoluta quasi sotto forma di trans. E alla fine è stato lui a vincere. È stata una finale degna di un’ottima edizione, la decima, di un programma ormai giunto a piena maturazione, con un livello medio dei concorrenti molto alto; sarà anche per i molti giorni di allenamento extra concessi dalle quarantene in questa epoca disgraziata di pandemia e zone colorate. 

Entrando nella masterclass i quattro finalisti si sono trovati di fronte uno schermo e le confessioni dei loro giudici e carnefici, che si sono aperti sulla loro vita, simulando di essere aspiranti chef, raccontando i loro sogni. Come chef Cannavacciuolo, che ricorda di aver detto al padre, “voglio fare il cuoco o il cuoco o il gioco e basta”. Non è mancata l’occasione per un ultimo coniglio di vita, o per la finale, come quello di Bruno Barbieri. “Il segreto è uno solo, essere una cosa sola, tu e il cibo”. Poi sono emersi, abbigliati da cucina, con Giorgio Locatelli che ha detto, “la casacca è il nostro costume da supereroi che ci protegge dal mondo”.

Tutto bene, ma erano quattro, e a cucinare il loro menù completo per giocarsi il titolo sarebbero stati, come di consueto, solo in tre. Quindi ecco una ultima skill test molto speciale per eliminare un ultimo concorrente. L’obiettivo è custodito sotto le cloche. Queste racchiudono le giacche con i i nomi dei finalisti. Per ogni step, un vincitore, che con il suo piatto guadagnerà la giacca e salirà in balconata. “Zio bricco impestato”, ecco il grido di battaglia di Aquila, fra lamentela e tentativo di farsi coraggio, quando ha saputo di cosa si sarebbe trattato. Replicare un piatto cucinato a sei mani dai tre chef e giudici plenipotenziari. Ed ecco che Irene si garantisce subito la casacca, è la migliore e prima a garantirsi la finalissima.

Il secondo step dello skill test preve che gli aspiranti chef seguano mani sconosciute, quelle di uno Chef che vanta ben sette stelle Michelin, famoso nel turismo nazionale e internazionale: Enrico Cerea dal ristorante da Vittorio a Brusaporto. Lo Chef fa l’ingresso nella Masterclass assieme al fratello: lo Chef Roberto Cerea. I due lavorano insieme e sono conosciuti come Chicco e Bobo Cerea. Le regole sono uguali a quelle del primo step: Chef Chicco Cerea cucina il suo piatto e gli aspiranti chef devono stare al passo. 

Il piatto dello Chef Chicco Cerea è il Merluzzo Alaska con maionese alle erbe e Cuore di lattuga alla ‘Nduja. Come non fosse sufficientemente difficile, a un certo punto della preparazione, si solleva un muro che separa lo Chef ospite dagli aspiranti chef, quindi questi ultimi devono concludere il piatto seguendo il loro istinto, senza poter vedere gli ultimi passaggi ma potendoli solo sentire a voce. Al termine del secondo livello, il vincitore è Aquila, perché è riuscito a equilibrare le proporzione degli ingredienti anche dopo che si è alzato il muro, dimostrando di saper usare la sua testa. 

Antonio e Monir devono, quindi, sfidarsi all’ultimo livello. I due aspiranti chef devono replicare un piatto dello Chef numero uno al mondo nella classifica dei 50 best: Mauro Colagreco, tre stelle Michelin. Lo Chef ospite fa alcune domande ad Antonio e Monir e, in base alle loro risposte, sceglie quali piatti assegnarli. Monir deve cucinare la rosa di pesce agli agrumi con brodo agli agrumi, un piatto estetico e sensuale con tante texture e molta freschezza, in cui servono tante doti organizzative e tanto gusto nell’impiattamento. Il piatto che deve replicare Antonio, invece, è Dark Side of the moon: un piatto nero che nasconde un pesce San Pietro. Qui serve una grande precisione tecnica. I due aspiranti chef si mettono ai fornelli e, al termine della prova, si parte con gli assaggi. 

Entrambi hanno fatto bene alcune cose e ne hanno sbagliate delle altre, ma tra i due è Antonio il migliore. Per questo motivo, Monir deve togliersi il grembiule e abbandonare per sempre la cucina di Masterchef. Antonio, invece, raggiunge i finalisti Aquila e Irene in balconata, subito dopo aver indossato la sua casacca. A questo punto il gioco si fa decisivo, ognuno presenta il proprio menù. Sono tutti e tre molto interessanti, Irene azzarda un percorso che parta dal dolce e non sia scandita, come gli altri, da un tradizionale passaggio fra antipasto, primo, secondo e dolce. Aquila è in palla e perfettamente concentrato e motivato, alla fine è lui a vincere il titolo di decimo Masterchef italiano. “Zio becco impastato” se è stato bravo.

Il riassunto video della vittoria di Aquila nella finale di Masterchef 10

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