La Stagione della Caccia: presentato il film tv dal divertente romanzo storico di Andrea Camilleri

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La Stagione della Caccia: presentato il film tv dal divertente romanzo storico di Andrea Camilleri

Andrea Camilleri non è solo Il Commissario Montalbano, ma è anche l'autore di nove romanzi storici che raccontano e insieme reinventano la Sicilia di fine Ottocento e che lui considera il suo fiore all'occhiello. Da uno di questi, "La mossa del cavallo", Rai e Palomar hanno tratto l'anno scorso un fortunato film tv e da un altro, "La Stagione della Caccia", un suo grande successo pubblicato nel 1992, lo stesso team ha tratto, affidandolo alla regia dell'anglo-pisano Roan Johnson, la regia del film che andrà in onda in prima serata su Rai 1 il 25 febbraio. La storia, che in apparenza potrebbe ricordare la trama del film Sangue Blu con Alec Guinness, è stata ispirata in realtà a Camilleri da una vicenda di cronaca siciliana dell'epoca. Tutto ruota intorno alle disavventure che colgono il marchese Peluso e la sua nobile famiglia nella cittadina di Vigata, in corrispondenza con l'arrivo nel paese di un giovane farmacista, ed è narrata con stili diversi, che vanno dal grottesco al tragicomico, con una punta di giallo e di mystery. A presentarlo alla stampa nella sede della RAI c'erano i produttori, gli sceneggiatori, il regista e tutto il cast, ad eccezione di Ninni Bruschetta, che interpreta in modo molto brillante l'irascibile parroco - o parrino - di Vigata.

Presentando il progetto, la direttrice di Rai Fiction Eleonora Andreatta, che definisce Camilleri un “autore paese”, ha detto: “I racconti popolari di Camilleri ambientati nel passato hanno una grande capacità di fascinazione, con un elemento di seduzione quasi favolistica capace di attrarre e conquistare il pubblico dei lettori e della televisione. Sono libri che traggono spunto dalla realtà, ci raccontano la Sicilia e il Meridione e danno vita a storie immaginifiche e molto libere sotto il profilo della narrazione. La stagione della caccia comprende diversi generi e registri, c'è un filo giallo o di mistero nelle morti ricorrenti, che diventa anche noir, ma c'è anche la grande saga famigliare con personaggi che si passano il testimone tra diverse generazioni e il mondo della nobiltà siciliana che si disgrega con tono tragicomico”.

Rian Johnson, che oltre ai film ha diretto molte stagione de I delitti del BarLume, è al suo esordio con la Rai e con Camilleri: “La proposta di questo film mi è arrivata a sorpresa ed è stato un regalo poter fare questo romanzo che ha un'originalità e una profondità che mi hanno subito entusiasmato. Riuscire a capire il mondo di Camilleri e la Sicilia che è reinventata da lui è stata un'avventura molto bella. L'avevo vissuta solo da turista e mi sono dovuto mettere a leggerla, a tentare di capirla e conoscerla. Dentro questa terra contraddittoria c'è una chiave di lettura di tuta l'Italia e della contemporaneità. I personaggi sono meravigliosi: nessuno è un vero buono e nessuno è un vero cattivo, perfino il concetto di protagonista è sfuggente in questa storia e la narrazione che cambia mentre la leggi è una risorsa meravigliosa. Quello che mi ha sorpreso di più è il cast incredibile che ho avuto: non c'è un ruolo che avrei affidato a qualcun altro. È stato uno dei mesi più belli della mia vita”.

Straordinario nel doppio ruolo del marchese Filippo da giovane e da adulto e del fratello “americano”, Tommaso Ragno, che ha affrontato con la consueta modestia e una buona dose di timore questo ruolo: “Quando ho saputo che mi avevano preso mi è venuto il terrore perché non essendo siciliano non capivo cosa avrei potuto fare. In apparenza è molto immediato Camilleri quando lo leggi, ma poi è estremamente complesso. Ho vissuto le riprese ogni giorno in stato di trance, confrontandomi ogni giorno con gli attori siciliani e con Ninni Bruschetta che mi ha sostenuto tantissimo, aiutandomi anche nel modo di pensare ad entrare in questo mondo. Temevo che da un momento all'altro mi cacciassero o di leggere negli occhi del partner siciliano un bel “no”, tipo quando ti controllano i documenti alla frontiera e ti dicono che devi tornare a rifarli. Senza Roan in particolare non credo che ce l'avrei fatta”.

Francesco Scianna si interroga ancora sul suo personaggio, il farmacista Fofò La Matina, che torna a Vigata dopo 20 anni: “Il suo percorso folle è quello che mi affascinava. Abbiamo parlato tanto con Roan per cercare di inquadrarlo. Ho dovuto imparare a non giudicare le sue azioni e delle sue scelte, ma a capire quali potessero essere i suoi traumi e le sue ferite che dettavano quello che faceva. Un po' secondo me lo ha motivato la curiosità di tornare nel suo paese per mostrare quello che era diventato, la sua ansia di riscatto sociale per le origini del padre. Inizialmente è spettatore, poi partono delle sensazioni che gli aprono dei canali irrazionali, folli, e un dialogo con senso quasi di onnipotenza”.

Donatella Finocchiaro è Donna Matilde, la marchesa moglie di Filippo Peluso: “Finalmente sono una donna di Camilleri! Per me è stata una grande emozione, stiamo parlando di un caposaldo della letteratura italiana. Partiamo da un capolavoro di scrittura, magistralmente adattato e diretto e, va detto, anche ben interpretato da noi. I personaggi sono cesellati in scrittura, sono uno più bello dell'altro. C'è anche tanta comicità: non ci tenevamo dalle risate con Tommaso nelle nostre scene. E poi c'è l'elemento femminile: le donne sono un po' vittime di questa storia, nel 1880 queste femmine erano un po' schiacciate dai loro ruoli, Matilde poi è letteralmente schiacciata nel letto dal marito che voleva il figlio “masculo”. Poi questa donna esce fuori di testa e la cosa bella e moderna è che grazie alla follia riesce a essere una femmina ribelle, dice basta”.

Un ruolo femminile fondamentale del film, la marchesina 'Ntontò, è affidato a Miriam Dalmazio, che l'ha affrontata con un approccio singolare: “Ultimamente ho interpretato ruoli molto densi, di forte emotività, ma sono rimasta spiazzata quando l'ho letto. Roan ha portato con se una cultura mezza British e ho detto “raccontiamo l'ascesa di una regina Elisabetta”. E' lei che in fondo prende il potere. Mi sono lasciata ispirare da The Crown e ho visto il personaggio come una donna molto intelligente, quasi una stratega, che usa il lutto come strategia per scappare dal matrimonio. Lei si ribella alle regole stupide che gli esseri umani si impongono. È stato un viaggio quasi spirituale, è il mio terzo lavoro da Camilleri e mi ha insegnato qualcosa ogni volta”.

Francesco Bruni, autore dell'adattamento insieme a Leonardo Marini e allo stesso Camilleri chiarisce meglio l'attaccamento di Camilleri a queste sue opere: “Quanto è generoso e libero con Montalbano tanto invece è attento e geloso di queste storie che considera una sorta di riserva speciale, come bottiglie da stappare in speciali occasioni A un certo punto con Roan, che è anche sceneggiatore (Bruni è stato suo insegnante e mentore al CSC, ndr) avevamo visto la possibilità di un finale diverso. Ma quando gliel'abbiamo proposto, Andrea ha detto “NO”.

Per saperne di più di un'opera decisamente anomala e diversa, trasportata sullo schermo in modo molto fedele al romanzo, inclusi nudi, sesso e abbondanza di turpiloquio siculo, non vi resta che sintonizzarvi su Rai 1 il 25 febbraio per vedere La stagione della caccia.



Daniela Catelli
  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità