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La Compagnia del Cigno: intervista all'autore delle musiche Gabriele Roberto

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Non è certo un elemento secondario la musica nella fiction di Rai1 La Compagnia del Cigno. Approfondiamo il discorso con colui che ne è stato il compositore, Gabriele Roberto.

La Compagnia del Cigno: intervista all'autore delle musiche Gabriele Roberto

Stiamo seguendo con passione le nuove sfide dei sette giovani musicisti del Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano che guidati dall’inflessibile Maestro Marioni, interpretato da Alessio Boni, sono protagonisti della seconda stagione de La Compagnia del Cigno. La fiction di Rai1 prosegue ed ha superato la metà degli episodi previsti, un totale di 12 per sei appuntamenti in prima serata. Questa sorta di romanzo di formazione a puntate diretto da Ivan Cotroneo, e da lui scritto insieme a Monica Rametta, racconta che anche chi studia e vive di musica ed è travolto emotivamente dalle note sul pentagramma, non è immune ai sentimenti che determinano i legami di amicizia, soggetti alle folate di rancori e gelosie e tenuti compatti da rispetto e lealtà. La musica non è certo un elemento secondario della fiction ed è importante capire quale sia stato il lavoro di Gabriele Roberto, compositore de La Compagnia del Cigno che ha dovuto creare non un accompagnamento alla narrazione, ma un ulteriore personaggio fatto di note fin dalla prima stagione.

Gabriele, la tua musica è protagonista anche della seconda stagione de La compagnia del cigno. Trovi sia più difficile partire con un progetto da zero o rivisitarne uno che ha avuto successo?

La difficoltà iniziale di un progetto può essere quella di trasformare in musica la visione del regista, o meglio quello che vorrebbe che la musica rappresentasse per il suo progetto. Ogni regista ha un modo diverso di comunicare le proprie idee al compositore, quindi occorre cercare di essere il più ricettivi possibile e creare una sorta di complicità musicale che poi ti accompagna per l'intero lavoro. Una volta entrati in sintonia sulla cifra stilistica, inizia il lavoro di composizione che comprende ovviamente uno sforzo creativo intrinseco con il quale convivo fin da piccolo, avendo iniziato a scrivere musica fin dai tredici anni, e di cui so gestirne il ritmo e che diventa una sorta di artigianato musicale. Ivan Cotroneo è un grandissimo appassionato di musica e conoscitore del repertorio sia classico che pop/rock/dance, senza tralasciare quello legato al mondo del cinema, quindi devo dire che è nata subito un'empatia che ha fatto sì che il lavoro fluisse in modo naturale e pressoché immediato. Iniziare la seconda stagione non è stato altro che riprendere un "discorso" che avevamo temporaneamente interrotto, assecondando le esigenze della scrittura nella continuazione della storia.

Quali differenze ha avuto il tuo lavoro di compositore tra la prima e la seconda stagione?

La seconda stagione si sviluppa con l'arrivo di due personaggi estremamente negativi e l'ingresso dei ragazzi protagonisti nelle difficoltà del mondo adulto. La musica quindi ha assecondato questa direzione. Ho scritto alcuni temi, con diverse relative variazioni nello sviluppo e orchestrazione che rappresentassero questi personaggi scuri e violenti. Ne sono scaturiti brani molto diversi dalla prima stagione, armonie più complesse, orchestrazioni più cupe ed è stato piuttosto appassionante. Per i nuovi brani di commedia invece con Ivan ci siamo divertiti ad avvicinarci a stilemi classici, dal momento che il Conservatorio è uno dei luoghi principali dove si svolgono le storie parallele dei protagonisti, quasi per confondere lo spettatore che ascolta i brani classici e quelli originali senza sentire uno scollamento nello stile. Ci sono sempre i brani pop rivisitati in chiave classica, cantati dai ragazzi, ed è stato di nuovo divertente potermi cimentare in arrangiamenti per brani che conosco da sempre come "A mano a mano" di Rino Gaetano, "Ogni Volta" di Vasco e così via. Queste serie infatti mi ha dato la possibilità non solo di scrivere musica originale, ma anche di orchestrare e arrangiare tantissimi brani pop che, magari potrebbe sfuggire, è una cosa molto diversa, ma che mi appassiona allo stesso modo. Non è sempre facile trovare committenze in questo senso. Per esempio avevo lavorato in questo ambito per Andrea Bocelli con la nuova orchestrazione di "Con te partirò" per il ventennale dell'uscita della canzone, però era stato un lavoro sporadico. Quindi diciamo pure che per questo progetto ho potuto cimentarmi con i diversi aspetti della creazione musicale che mi interessano e che sono nelle mie corde.

La colonna sonora è una componente fondamentale per un'opera audiovisiva e contribuisce al valore artistico della stessa. È giusto dire che per La compagnia del cigno la musica rappresenti qualcosa in più?

Sicuramente sì, tutto ruota attorno alla musica in questa seria. Oltre alle bellissime performance dei ragazzi, che come sai sono tutti veri musicisti e studenti, ormai qualcuno già laureato, anche per quando riguarda il mio apporto ci sono state delle particolarità che credo possano verificarsi raramente nel lavoro per una colonna sonora. Per citarne alcune, uno dei ragazzi nella storia della fiction studia composizione, quindi i brani che il personaggio scrive e che poi i suoi compagni suonano sono scritti da me e, per esigenze sceniche, andavano ovviamente scritti prima che le sequenze venissero girate, proprio perché eseguiti "dal vivo" dai protagonisti. Non posso fare anticipazioni ma uno di questi brani sarà molto importante per il finale di questa seconda stagione. Quindi in un certo senso quello che ho scritto ha anche influito sulla concezione di alcune scene della serie.

In un film o in una serie può accadere che i personaggi siano accompagnati ognuno dal proprio tema musicale. La peculiarità de La Compagnia del Cigno è che qui i personaggi possano suonare il brano che li rappresenta.

Esatto. In una variazione per violino solo, uno dei ragazzi suona proprio il suo tema che lo accompagna per tutta la serie. Credo che sia una cosa molto interessante e anche abbastanza rara. Questo ha anche influito sulla scelta degli strumenti, perché, per tornare all'esempio precedente, l'attore che interpreta Lorenzo, Giacomo Del Papa, un personaggio manipolatore ed estremamente negativo, è un bravissimo violinista, quindi la scelta del violino è stata obbligata. Proprio per questo c'è stata la possibilità di sviluppare l'idea che fosse proprio lui ad eseguire il suo tema in alcune scene molto drammatiche. Per non parlare degli arrangiamenti delle canzoni, di cui accennavo prima, anche questo un lavoro fatto prima delle riprese e che trasforma la fiction in un musical in svariati momenti. Altra particolarità che rende la serie estremamente originale dal punto di vista musicale.

Come siete riusciti a portare avanti il lavoro nonostante la pandemia?

La maggior parte del lavoro del compositore si svolge "in bottega", nel proprio studio, quasi in isolamento, quindi da questo punto di vista non c'è stato un rallentamento, almeno per quanto riguarda l'aspetto del mio lavoro. È stata una fortuna, ma sono stati tutti anche molto bravi a girare la serie la scorsa estate quando i numeri della pandemia erano calati e rispettando tutte le misure anti-covid necessarie. Allo stesso modo siamo riusciti a registrare con l'orchestra in un periodo nel quale è stato possibile, poco prima della terza ondata che ci ha investito da febbraio in poi, e anche questa è stata una fortuna.

Quanto cambia una melodia da quando la scrivi la prima volta a quando la orchestri per l'incisione con i musicisti?

Molto. Nel senso che solitamente un tema può venirmi in mente in qualsiasi momento, in casa o fuori casa, magari già con un'idea di orchestrazione, allora lo appunto velocemente. Poi lo sviluppo con più calma e assecondando le diverse scene posso orchestrarlo in modi molto diversi dandogli ogni volta un volto nuovo. Diciamo che la prima fase può essere più legata ad una sorta di "ispirazione" mentre nella seconda parte del lavoro ci si serve del "mestiere", dei mezzi acquisiti negli anni di studio dei classici, dello studio dell'orchestrazione, delle varie forme di composizioni musicali dei grandi compositori del passato e di alcuni del presente, almeno per quanto mi riguarda.

Tu lavori frequentemente per il mercato asiatico, in particolare in Giappone dove è decollata la tua carriera anni fa quando hai vinto il Japan Academy Award per la musica del film Memories of Matsuko. Come riesci a conciliare il tuo lavoro tra oriente e occidente?

Sì, in realtà devo proprio ad un produttore Giapponese l'inizio della mia carriera, e proprio per il fatto che gran parte del mio lavoro si svolge in studio riesco a lavorare a distanza. Paradossalmente non c'è quella grande differenza tra essere a cento chilometri o a diecimila, mi è capitato rarissime volte che un regista avesse preferito che fossi "nei paraggi". Ormai credo siamo sempre più abituati allo smart working e ultimamente purtroppo anche per necessità. Ovviamente quando posso presenzio sempre alla registrazione e alle anteprime, ma quello per via dei rinfreschi (ride). Per adesso riesco a continuare ad essere di base a Tokyo, in futuro si vedrà.

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