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La Compagnia del Cigno 2: il ritorno della Fiction sull'amicizia e la passione per la musica

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Nella seconda stagione della Fiction, gli adolescenti della Compagnia del Cigno sono cresciuti, ormai alle prese con la maturità e concerti più importanti, ma sono sempre amici per la pelle, come raccontano il creatore della serie Ivan Cotroneo e il protagonista, il prof Alessio Boni.

La Compagnia del Cigno 2: il ritorno della Fiction sull'amicizia e la passione per la musica

Due anni sono una vita, quando si è adolescenti. Motivo per il quale i ragazzi protagonisti della Fiction, La compagnia del cigno, sono cresciuti e cambiati, nell'imminente seconda stagione. È una serie di Ivan Cotroneo in sei serate, in onda su Rai1 in prima serata da domenica 11 aprile. Una produzione Indigo Film, in collaborazione con Rai Fiction.

Tornano i protagonisti, Alessio Boni e Anna Valle, oltre alla novità Mehmet Gunsur. Ci sono poi i giovani interpreti, i sette musicisti del Conservatorio Verdi di Milano, nonché grandi amici della Compagnia: sono Leonardo Mazzarotto, Fotinì Peluso, Emanuele Misuraca, Hildegard De Stefano, Ario Nikolaus Sgroi, Chiara Pia Aurora, Francesco Tozzi.

“Siamo emozionati per il lancio di questa seconda serie”, ha dichiarato il creatore e regista Ivan Cotroneo, “già ci tenevamo molto prima, la seconda per ovvi motivi ha avuto una lavorazione più complicata, ma nonostante tutto molto felice. Approfondisce e sviluppa i temi della prima, con delle novità. Dopo la nascita e la costruzione dell’amicizia di questi sette musicisti, con il loro maestro responsabile di averli messi insieme, a distanza di due anni sono cresciuti e cambiati. Raccontiamo proprio questa crescita, alla soglia della maturità affrontano nuove sfide. Il maestro li mette in guardia sulla difficoltà di restare amici quando la competizione si fa più dura, e ti costringe a gareggiare per lo stesso posto in orchestra o borsa di studio, anche le relazioni familiari si fanno più complicate. Nel raccontare dei protagonisti, che sono ragazzi, proprio per rispettare il loro mondo ci siamo concentrati anche sulla relazione con le altre generazioni, spesso conflittuale, specchio del mondo in cui viviamo. Quando ci sono problemi sono repliche di comportamenti che vedono nel mondo degli adulti. È un universo aspirazionale dove non c’è il Covid, ma è immerso nella realtà, con tanto di contraddizioni e discussioni di questi mesi.”

L’amicizia può diventare difficile da conservare per tanti anni, come mostra questa seconda stagione, ma rimane centrale per la fiction, come conferma il prof. Luca Marioni, Alessio Boni. “È l’elemento vincente della serie fin dalla prima, su come si sono conosciute queste sette note che hanno condotto lo spartito, una prima volta per la musica classica in una serie. È fondamentale, perché se sei in crisi adolescenziale non vai in analisi quando ancora la vita si dipana davanti a te, ci sono dinamiche intime e personali che non riesci a condividere con i genitori, ma con un coetaneo riesci a parlarci e confidarti. Abbiamo avuto lo stesso percorso da ragazzi con il personaggio interpretato da Mehmet Gunsur. Siamo diventati amici e come sempre la “femmena” ha rovinato la loro amicizia. Irene (Anna Valle) fa da spartiacque, si capisce che qualcosa non va nel loro passto. È facile diventare amici quando i problemi sono minimi e risolvibili, difficile quando la vita si complica. In un microcosmo va tutto bene, ma fuori c’è la competizione del mondo. Nel macrocosmo cercate di rimanere amici, è questo che invita a fare la serie, perché aiuta moltissimo.”

La compagnia del cigno 2 ripropone la commistione fra musica classica e brani pop, rivisitati nell’arrangiamento di Gabriele Roberto, autore della colonna sonora. Ci sono brani di Cocciante, Vasco Rossi e Mia Martini, fra gli altri, mentre la sigla originale resta di Mika, che appare anche come nume tutelare di una delle ragazze. “Sulle altre partecipazioni di cantanti vorrei mantenere un po’ di sorpresa, posso dire però che sono partecipazioni da attori, non musicali. La serie è nata anche per parlare del rapporto fra docente e discente, esaltare il talento dei ragazzi che hanno necessità di una guida non paternalistica, un male che genera adulti che considerano i giovani tutti uguali, una generazione distratta sempre seduta sul divano o immersa in un telefonino, ma non è la generazione che abbiamo incontrato noi, specie girando nelle scuole. Si incontrano ragazzi straordinari, spesso condotti da maestri straordinari; è questo il rapporto che volevo omaggiare.”

Un rapporto che sia anche duro, quando necessario, come conferma il “bastardo”, come viene soprannominato all’inizio il prof di musica interpretato da Alessio Boni. “L’importanza per i giovani dell’educazione è centrale, così come le dinamiche professore e allievo, non solo fatte di amicizia. Un maestro deve dare direttive a ragazzi di quella età, che non hanno ancora ben chiaro dove andare. Se non hai talento, devono dirlo con chiarezza, altrimenti si va avanti a pacche sulle spalla, ma poi si ricevano presto mazzate dal mondo reale. Non basta la passione, ci vuole il talento, altrimenti crolli per la frustrazione. C’è bisogno di veri maestri, che difendano i ragazzi come fossero figli.”

foto di Sara Petraglia
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