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L'Alligatore si muove a pelo d’acqua: intervista con Matteo Martari, protagonista della fiction noir di Rai2

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Si conclude in serata con il quarto appuntamento L'Alligatore, serie di Daniele Vicari ispirata ai romanzi di Massimo Carlotto. Ne parliamo con il protagonista, Matteo Martari.

L'Alligatore si muove a pelo d’acqua: intervista con Matteo Martari, protagonista della fiction noir di Rai2

Si conclude questa sera, mercoledì 16 dicembre, alle 21:25 su Rai2, con la quarta serata, L’Alligatore, la serie di Daniele Vicari che ha catturato l’attenzione di milioni di telespettatori, sedotti dalle trame e dai personaggi creati dallo scrittore Massimo Carlotto. Particolarmente affascinante è sicuramente proprio l’Alligatore, questo protagonista segnato dalla vita, ma non sconfitto, capace di portare avanti una sua etica rigorosa, legato alle persone a lui vicine, quanto all’acqua della laguna veneta in cui vive, e alla adorata musica blues.

Prima di scoprire come finirà questa appassionante miniserie, che sarà disponibile anche su RaiPlay per chi vorrà recuperarla, abbiamo intervistato proprio il protagonista, Matteo Martari.

Un personaggio pieno di sfaccettature, quello dell’alligatore.

È stata una grande occasione, con tante possibilità di lettura e il profilo psicologico del personaggio perfettamente delineato nei romanzi. È molto affascinante che ci sia una persona, Massimo Carlotto, che ha dedicato un sacco di tempo a costruire questo personaggio. La vera sfida, se vogliamo chiamarla così, è nel riuscire a capirlo nella maniera più approfondita possibile, ma c’è tutto nei romanzi. Mi sono immerso nelle sue parole insieme all’aiuto di Daniele Vicari e alle sceneggiature. È stato un viaggio magnifico, costruttivo.

C’è un lato dell'alligatore che ha particolarmente amato, e che magari gli invidia?

Non so se invidiare qualcosa a qualcuno, perché l’invidia porta a dei sentimenti non sempre piacevoli, ma bisogna riconoscere grandi valori morali all’alligatore. La capacità di sacrificare e rovinare, o quantomeno vedere completamente stravolta la sua vita, nella difesa di ciò che è il rapporto dell’amicizia. Avere la capacità di mettere l’importanza dei valori e dei sentimenti di fronte a quelle che possono essere conseguenze devastanti. È una cosa molto rara e apprezzabile, spero nel mio piccolo di riuscirci, dovessi trovarmi di forte a una situazione del genere. Certo, posto di fronte a sette anni di carcere duro, non so veramente, ma mi piacerebbe di sì.

Cosa rappresenta e continua a rappresentare per il suo personaggio Greta, a proposito di sentimenti forti?

È per alligatore quello che definirei il primo amore, quello che non si scorda mai, al di là del fatto che sia realmente il primo. È quello in cui ti accorgi della dimensione della follia per amore, che ti fa fare tutto contro la ragione. Greta per lui è questo, ma nonostante questo forte sentimento per lei riesce ad essere consapevole e addirittura egoista nelle sue scelte. Decide di smettere di cantare e di suonare già prima di venire incarcerato. Ogni volta che Greta cerca di riportarlo sulla strada del canto non accetta. È un grande amore anche un po’ insoluto, gioie e tormenti.

Qual è il suo rapporto con la violenza e con la criminalità, che frequenta, lui che è stato in galera per sette anni, seppure per un crimine non commesso?

Il suo rapporto con la criminalità si limita ad avere delle informazioni, non va più in là di questo. È un eroe disarmato, un uomo non violento, non accetta e non promuove la violenza, tantolmento l’uso delle armi e quindi il suo rapporto con la criminalità del nord avviene solo in maniera molto legale, per assurdo, attraverso lo scambio di informazioni. Lui utilizza i suoi canali, connessioni e conoscenze che si è fatto all’interno delle mura carcerarie, per trovare giustizia dove per lui non c’è stata. Il suo fine è quindi sempre il bene. 

Il rapporto con la musica lo condivide, in particolare per lui con il blues?

È fondante, poi non è un blues generico, ma quello degli inizi, della Louisiana. Lui ascolta quel tipo di blues. È fondante per il personaggio, la colonna sonora nella serie è sempre presente, Teho Tehardo ha fatto un lavoro magnifico con la musica. È stato molto utile anche a me nella costruzione del personaggio, è il ritmo sul quale ho cercato di appoggiare il corpo di Alligatore. Elemento principale insieme all’acqua e al Veneto.

A proposito di acqua, in che modo ha accompagnato anche voi durante le riprese, questa continua presenza della laguna, dei canali, che dà un’impronta molto particolare, rimandando anche proprio a quella Louisiana rievocata con la musica.

Posso dire che dove non c’era l’acqua l’abbiamo portata. È un elemento caratteristico di quelle zone del Veneto, è altrettanto importante nel racconto e nella storia dell’Alligatore, che si muove a pelo d’acqua, ed è sostanzialmente la linea della giustizia.

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