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Il Commissario Ricciardi: intervista a Serena Iansiti e Maria Vera Ratti, rivali in amore

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Maria Vera Ratti e Serena Iansiti nel Commissario Ricciardi sono le due donne che si contendono il suo cuore, la dolce Enrica e la passionale Livia. Le abbiamo incontrate su zoom per parlare della loro visione dei personaggi.

Il Commissario Ricciardi: intervista a Serena Iansiti e Maria Vera Ratti, rivali in amore

Enrica e Livia sono le due donne del Commissario Ricciardi, rivali loro malgrado perché entrambe innamorate di lui. La prima rappresenta, nei romanzi e nella serie tv, la famiglia, la giovane compagna ideale, dolce e accudente, l'amore romantico, mentre la seconda è la sensualità e la passione, il fascino e l'esperienza del dolore che anche lei ha provato ma ha deciso di superare prendendo in mano la sua vita, e che insegna all'ombroso e tragico commissario a sorridere e dimenticarsi per un po'. A interpretarle in tv sono due attrici molto diverse: Livia è la già esperta Serena Iansiti, bella e brava attrice napoletana 35enne che abbiamo già visto nel ruolo del medico della scientifica Rosaria Martone in un'altra opera tratta da De Giovanni, I bastardi di Pizzofalcone, ma anche in serie come Le tre Rose di Eva, Squadra Antimafia, Don Matteo e molte altre. Enrica ha il volto meno noto di Maria Vera Ratti, che ha 26 anni ed è al suo primo ruolo importante, dopo una partecipazione a Rosy Abate 2. Di recente è apparsa anche lei in I bastardi di Pizzofalcone e in Mina Settembre. Anche lei napoletana, ha studiato al Centro Sperimentale di Cinematografia ma ha vissuto a lungo in Olanda. Al cinema l'abbiamo vista in Miss Marx di Susanna Nicchiarelli e ha anche calcato le scene teatrali. Di persona è una ragazza vivace e moderna, irriconoscibile rispetto alla timida Enrica che vediamo in tv. Abbiamo avuto il piacere di conversare brevemente con entrambe via zoom, dove ci hanno raccontato la loro percezione delle storie e dei personaggi.

Il Commissario Ricciardi: la nostra intervista a Serena Iansiti e Maria Vera Ratti

Enrica e Livia sono in apparenza  due donne agli antipodi: quanto la prima è inesperta, timida e insicura, tanto la seconda è piena di iniziativa, esperta e determinata. Ma a ben guardare sono entrambe forti e disposte a tutto per avere l'amore di Ricciardi. Siete d'accordo? E come vedete i vostri personaggi?

Maria Vera Ratti:

È vero che sono entrambe forti a modo loro. Forse Livia è più attiva, concretizza la sua volontà e questo forse viene anche dalla maturità, dalla posizione sociale, dal fatto comunque che è una cantante lirica, era una diva e dunque abituata ad esporsi. Immagino che, essendo più grande e più sicura di sé, più abituata a stare sotto i riflettori, abbia anche il coraggio di prendere in mano le sue scelte. Enrica questo coraggio ce l'ha ma non ha quella “sfrontatezza” (anche se è una parola sbagliata perché secondo me Livia fa bene a fare quello che fa), però è più in guerra contro se stessa perché ha questi forti desideri e ogni volta che mette un piede davanti all'altro per portarli avanti inciampa. Fondamentalmente perché è ancora troppo vittima di una modestia dell'epoca, che deriva anche dalla sua purezza, dalla sua inesperienza e dal suo non essere mai vissuta veramente nel mondo. Questo è il suo ostacolo principale ed è la cosa che la differenzia da Livia, però sono entrambe sicuramente due donne molto forti con una grande forza di volontà, una è più attiva e l'altra lo è più col cervello e meno con le azioni.

Serena Iansiti:

Vengono da un contesto sociale sicuramente diverso, sono tutte e due determinate, tutte e due forti ed entrambe in qualche modo forse si confrontano con l'amore per la prima volta. Livia è una cantante lirica, una donna di mondo, più che inserita nel contesto socio culturale dell'epoca, che si è tolta tanti sfizi, ha avuto tante possibilità in ogni campo della vita, ma per la prima volta si trova davanti quest'uomo che la tratta come una persona, non una donna da conquistare, e in cui vede per la prima volta una connessione che non è soltanto sensuale, di conquista, ma qualcosa di più profondo. E non sa come fare. Secondo me quella specie di goffaggine che ha Enrica nel capire i propri sentimenti ce l'ha anche Livia, soltanto in una maniera opposta, paradossalmente, nel senso che è forse troppo aggressiva, troppo insistente. Perché non sa come fare, ci prova in tutti i modi, è come se fosse anche per la prima volta adolescente, inesperta. Sa soltanto che vuole essere felice, sa soltanto che vuole abbandonare il dolore e tutte le sovrastrutture che avevano caratterizzato la sua vita fino a quando è arrivata a Napoli. Ha avuto questo grosso cambiamento dalla morte del marito alla conoscenza col commissario Ricciardi.

Abbiamo poi chiesto a Serena e Maria Vera il loro rapporto con la lettura dei romanzi di origine, se c'è stato:

Serena Iansiti:

Io ho iniziato a fare Il Commissario Ricciardi dopo I bastardi di Pizzofalcone, che ho iniziato nel 2015 e dunque già sapevo che Maurizio De Giovanni era uno scrittore bravissimo, inizialmente autore di questi libri che non avevo ancora letto. Mi sono prima avvicinata ai Bastardi e poi a questa saga, ho letto i primi romanzi per non cambiare troppo perché so che Livia avrà uno stravolgimento pazzesco nel corso della vicenda. Sicuramente abbiamo lavorato molto sul testo e su quello che è stato scritto, coadiuvati da Alessandro D'Alatri che ha fatto dei piccoli cambiamenti. Ad esempio Livia nella serie tv non è una fumatrice, e ci sono altre piccole cose, anche se il personaggio resta quello. Avere come struttura dei libri così ben scritti, sotto tutti i punti di vista, fino alle sfaccettature emozionali dei personaggi è un aiuto e un regalo fortissimo per gli attori, rispetto a una sceneggiatura pura e semplice, perché sappiamo benissimo da dove inizia, cosa succederà, come si evolverà il personaggio e la vicenda quindi è un'armatura avere avuto questi romanzi come base.

Maria Vera Ratti:

Io non li avevo letti e non li conoscevo e un po' me ne vergogno, ma è anche perché sono andata via dall'Italia a 18 anni e ho vissuto in Olanda e quindi con la letteratura italiana ho avuto un rapporto un po' da archivio, ovvero ho sempre letto tanto, andavo a comprare un libro e vedevo cosa mi ispirava, in maniera abbastanza casuale, quindi non conoscevo De Giovanni. Quando è arrivato il provino, il primo – prima di ottenere il ruolo ne abbiamo fatti parecchi nell'arco di sei mesi - non li ho comprati subito, ma dopo, quando ero ancora in ballo per la parte andavo da Feltrinelli tutti i giorni e li leggevo lì. Devo dire che è una cosa che mi porta bene perché ogni volta che compro un libro alla fine non mi prendono, per cui ho fatto bene, non li ho comprati, andavo al bar, scrivevo e prendevo appunti e mi segnavo la pagina sul telefonino, poi ovviamente quando mi hanno presa li ho comprati e ho letto i primi sei perché, come diceva prima Serena, Alessandro mi ha chiesto di non leggere i successivi perché voleva che restassi concentrata sul personaggio di Enrica com'è nella prima stagione. Mi ha aiutato molto perché sono libri scritti molto per immagini, si prestano molto al cinema e colpiscono molto, riescono a crearti un'idea ben precisa. I nostri personaggi sono raccontati nella psicologia in maniera estremamente dettagliata e ci sono proprio esempi di cose che fanno che sono emblematiche del loro carattere e questo mi ha aiutato moltissimo.
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Come siano brave ne Il Commissario Ricciardi Serena Iansiti e Maria Vera Ratti, oltre che belle e simpatiche, lo avete visto nelle prime quattro puntate: ne restano ancora due e poi speriamo di ritrovarle in una seconda stagione.

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  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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