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DOC - Nelle tue mani, intervista esclusiva ad Alberto Malanchino: "Il passato di Gabriel si farà sempre più presente"

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Alberto Malanchino, il giovane interprete di Gabriel Kidane in Doc, si racconta a Comingsoon.it.

DOC - Nelle tue mani, intervista esclusiva ad Alberto Malanchino: "Il passato di Gabriel si farà sempre più presente"

Alberto Malanchino è tra i protagonisti di DOC-Nelle tue mani insieme a Luca Argentero e Matilde Gioli. Un grande talento e una carriera promettente, iniziata a teatro e continuata sul piccolo e grande schermo. Reduce da La strada di Casa, Un passo dal cielo, Crozza nel paese delle meraviglie e Don Matteo, nel 2019 partecipa alla serie targata Netflix Summertime e sempre nello stesso anno viene scelto per il ruolo di Elvis nel film Easy Living, scritto e diretto dai fratelli Miyakawa. Cinema, teatro e tv, quindi, sono tre strade artistiche che il giovane attore porta avanti con grande impegno e responsabilità. Oggi, dopo un importante percorso accademico, un bellissimo monologo che porta in giro dal 2018, Verso Sankara, e tanti progetti televisivi, lo ritroviamo nel ruolo di Gabriel Kidane, il giovane specializzando "perfezionista" della fortunata fiction di Rai 1 ispirata alla storia vera del primario Pier Dante Piccioni.

In attesa di rivederlo stasera nei panni di Gabriel Kidane, specializzando in Medicina Interna dello staff del Dottor Andrea Fanti, conosciamo meglio Alberto Malanchino: dalla sua grande passione per la recitazione fino all'arrivo sul set di DOC-Nelle tue mani, la fiction di Rai 1 campione d'incasso. Ecco cosa ha raccontato a noi di Comingsoon.it.

Ciao Alberto, come e quando nasce la tua grande passione per la recitazione?

La mia passione per la recitazione nasce in tenera età. Mia madre è sempre stata una grande appassionata di film e quindi ne vedevo molti con lei. La scintilla è scoppiata in quinto superiore quando una mia insegnante di diritto ci portò a vedere uno spettacolo a Milano, Le Allegre Comari di Windsor di William Shakespeare. Lì mi innamorai perdutamente della recitazione. Diciamo che mentre tutti cercavano di trovare la propria strada, io l'avevo già trovata.

La tua carriera è iniziata a teatro ma è continuata sul piccolo e grande schermo. Qual è il tuo palcoscenico preferito?

La mia carriera è iniziata a teatro ma continua ancora oggi nonostante il periodo. La mia è stata una formazione prettamente teatrale con dei laboratori molto importanti rispetto al mondo cinematografico. Poi sono sbarcato sul piccolo schermo. Diciamo che mi esprimo meglio quando c'è una bella storia da raccontare, un bel gruppo di persone affini con cui è bello condividere e lavorare. Mi trovo bene sia sul palco che sul set, questo dipende molto anche dal progetto che si sta facendo. Poi, il primo amore è quello del palcoscenico.

In Doc-Nelle tue mani interpreti Gabriel Kidane, un giovane specializzando di Medicina Interna di origini etiopi. Cosa hanno in comune Alberto e Gabriel?

Una sconfinata determinazione, una voglia di fare bene il proprio lavoro. Questo è stato sicuramente il punto di contatto che ho trovato con Gabriel. Le nostre storie sono diverse. Gabriel è un ragazzo perfettamente integrato che vive in Italia ma che ha tutto un suo trascorso personale legato alla sua terra di origine che è l'Etiopia, io invece sono un ragazzo italiano con una mamma del Burkina Faso nato e cresciuto al Nord. Diciamo quindi che ci sono due linee di partenza completamente diverse. Nell'autodeterminazione e nella ricerca di perfezionarsi nel proprio lavoro sì, sono molto simili. A breve ci saranno delle evoluzioni molto importanti. Il passato, che è venuto a bussare alla sua porta, si farà sempre più presente. Gabriel si troverà sempre più combattuto tra una situazione e l'altra.

Come è stato calarsi nei panni di un medico e lavorare affianco a un grande professionista come Luca Argentero?

Una situazione molto particolare. Noi abbiamo iniziare a girare e a formarci in tempi non sospetti. C'è stata una dose di coscenza e responsabilità che è arrivata dopo. Per noi era importante responsabilizzarci rispetto al mestiere del medico. Volevamo restituire una parte più empatica di un lavoro che tante volte non si conosce, o almeno fino a quest'anno non veniva riconosciuta. Luca è un grande professionista. Con lui ci sono stati tanti momenti di scherzo alternati ad altri di estrema concentrazione e professionalità. È stato davvero bello lavorare con lui. Quando si ha la possibilità di lavorare con persone estremamente professionali e gentili c'è solo da imparare.

Come spieghi il successo di DOC? Secondo te qual è la chiave del successo di questa fiction?

Doc è una serie che parla di seconde possibilità dove è incentrato tutto su una grande empatia. Penso che abbia dato la possibilità di mostrare un lato vittorioso e positivo di situazioni inedite. Posso dirti che la cosa più stimolante è stata avere la responsabilità di parlare in un ragazzo di seconda generazione come Gabriel. Lui porta in scena due mondi che sono molto diversi, ma ha anche la responsabilità di essere uno dei primi personaggi che viene costruito in Italia con un background differente, nel senso che lui è un medico brillante, molto intelligente, atletico. Porta dentro di sé una serie di caratteristiche e di qualità che per il periodo storico in cui viviamo difficilmente si può riscontrare in altri personaggi black.

Hai lavorato anche con Netflix. In Summertime sei Antony, musicista e padre di Blue e Summer. Come sono andate le riprese della seconda stagione? Cosa possiamo aspettarci?

I ragazzi credo che abbiano finito, ma non ne sono sicuro. Io ho girato l'ultima scena un paio di settimane fa. Ci saranno tante novità e verrà dato più spazio a dei personaggi un pò più grandi rispetto alla prima stagione. Ci sarà la possibilità di vedere l'evoluzione di alcuni personaggi e lo sviluppo di alcune dinamiche familiari. Oltre questo non posso dire. Trattandosi di una serie estiva molto probabilmente la rivedremo il prossimo anno.

Quali sono i tuoi prossimi progetti? Dove ti rivedremo?

Sicuramente stasera su Rai 1 con DOC. Ci sono molte cose in cantiere che spero si concretizzeranno, ma non dico niente per scaramanzia. Spero che tutta questa situazione, soprattutto per quello che riguarda il teatro, si sblocchi. Vorrei avere la possibilità insieme a tutti i miei colleghi di poter tornare a lavorare in tempi brevi visto che le possibilità in realtà ci sarebbero. Mi auguro di rivederli tutti su un palcoscenico.

Foto: Paolo Stucchi

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