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DOC - Nelle tue mani, intervista esclusiva a Gianmarco Saurino: "Lorenzo Lazzarini vi stupirà"

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Gianmarco Saurino, interprete del dottor Lazzarini nella Fiction di Rai1 DOC - Nelle tue mani, si racconta ai microfoni di Comingsoon.it.

DOC - Nelle tue mani, intervista esclusiva a Gianmarco Saurino: "Lorenzo Lazzarini vi stupirà"

Sull'onda del successo di DOC-Nelle tue mani, la fortunata fiction di Rai 1 che tornerà in onda stasera con la seconda parte della stagione, abbiamo avuto il piacere di intervistare Gianmarco Saurino. Reduce da Che Dio ci aiuti e Non dirlo al mio capo, Gianmarco è tra i protagonisti della serie accanto a Luca Argentero e Matilde Gioli. Classe 1992, il giovane e talentuoso attore pugliese vanta importanti partecipazioni teatrali. Negli anni collabora con diversi esponenti della scena teatrale italiana arrivando a fondare Divina Mania, collettivo artistico di cui è direttore insieme al collega Mauro Lamanna. Nel 2016 approda sul piccolo schermo e in poco tempo diventa uno dei volti più amati della fiction italiana.

In attesa di rivederlo nei panni dell'affascinante Dottor Lorenzo Lazzarini, conosciamo meglio Gianmarco Saurino: dalla grande passione per il teatro, alla formazione al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, fino all'arrivo sul set di Doc, la fiction ispirata alla vera storia del primario Pier Dante Piccioni. Ecco cosa ha rivelato a noi di Comingsoon.it.

Ciao Gianmarco, come e quando nasce la tua passione per la recitazione?

Non c’è un momento preciso in cui è scoccata la scintilla. Intorno ai 17/18 anni ho cominciato a chiedermi cosa volessi fare da grande. Mi sono trasferito a Roma e ho avuto la fortuna di entrare subito al Centro Sperimentale di Cinematografia e da lì diciamo che è iniziato tutto. Col tempo mi sto convincendo che fare l’attore è forse quello che voglio fare realmente. È nato tutto in maniera molto spontanea e poi è diventata una scelta. Credo fermamente che una persona scelga di fare l’attore perché, molte volte, questo mestiere ti mette di fronte a enormi difficoltà, a grandi periodi di instabilità. Quindi se non l’hai deciso tu, crolli! Io ho avuto la fortuna di sceglierlo.

La tua carriera è iniziata a teatro ma è continuata sul piccolo schermo. Come è stato approcciarsi al mondo televisivo?

Una follia. (ride ndr). Ho sempre lavorato a teatro, ho la mia compagnia, i miei tempi e molto spesso, almeno per ora, ho la possibilità di scegliere cosa portare in scena. C’è un gusto nello scegliere i progetti perché il teatro ha una fase di prova, è molto più artigianale rispetto alla fabbrica del cinema e della televisione. Le serie, nelle quali io ho avuto la fortuna di lavorare in questi ultimi anni, sono delle fabbriche infinite. Sono davvero tanti mesi di lavoro in cui si gira tanto e riuscire a mantenere la concentrazione per tanti mesi e sempre molto alta non è facile e questo si impara solo col tempo e con l’esperienza. Le cose che ho fatto a teatro finora mi hanno concesso di esprimermi al meglio, sia perché è il posto dove ho iniziato, sia perché nutro nei confronti del teatro un amore molto più grande di quello che, per ora, nutro nei confronti della televisione e del cinema. Io sono un appassionato di cinema, ma per me il buio prima di andare in scena, sia da spettatore che da attore, è una sensazione unica. Fare teatro, per me, è la cosa più bella del mondo.

Dopo Che Dio ci Aiuti e Non dirlo al mio capo, è arrivato il progetto di Doc. E proprio stasera ripartirà la fiction in cui ti rivedremo nei panni di Lorenzo Lazzarini accanto a Luca Argentero. Come è stato tornare sul set dopo l'emergenza sanitaria che abbiamo vissuto e tutt'ora stiamo vivendo?

È molto strano quello che è successo perché non siamo abituati a vedere una serie che si blocca a metà. DOC è uscita in un periodo storico pazzesco e straordinario, ma tutti noi avevamo grandi dubbi sul successo della serie. In quel periodo si parlava solo di ospedali e bollettini medici e il rischio che la gente si stancasse e rifiutasse di vedere una fiction che trattava proprio di quegli argomenti era molto alto. Al contrario, invece, è andata benissimo. Tornare sul set è stato bellissimo perché abbiamo avuto la sensazione di essere tornati alla normalità. Non ci siamo portati dietro la tristezza o la difficoltà di ricominciare, ma la voglia di voler finire un progetto, di vederlo realizzato.

Puoi darci qualche anticipazione su ciò che Lorenzo riserverà agli spettatori?

Il mio personaggio avrà un picco di importanza all’interno della storia. Un’anticipazione? Innanzitutto, nello spot di Doc, io sono l’unico che non compare e questo perché qualsiasi immagine avessero fatto vedere del mio personaggio sarebbe stata in parte uno spoiler. Non posso aggiungere altro se non che sarà davvero bello, vi stupirà. Le puntate che vedrete sono bellissime. Mi sono divertito tantissimo, ma allo stesso tempo è stato difficilissimo per me. Sono stato esposto a una quantità di difficoltà vere che non fanno altro che scendere nel profondo di quello che si vuole raccontare, nell’intimità della persona che stai raccontando e della sua storia. È stato bello mettermi nei panni di Lorenzo e vedere quali perle riuscivo a tirare fuori.

La fiction è ispirata alla storia vera del Primario Pier Dante Piccioni, ex primario di pronto soccorso a Codogno e Lodi che per un incidente ha perso 12 anni della sua memoria. Hai mai pensato a come sarebbe scomparire dai ricordi della persona che ami?

Si ci ho pensato spesso. Quando finiscono le relazioni, sentimentali o di amicizia, i ricordi sono l’unica cosa viva che rimane, l’unica cosa al quale rimanere aggrappati. Sparire da quelli, quindi, potrebbe essere la cosa più dolorosa al mondo, un dramma. Anche nel bene, i ricordi sono quella cosa che ti fa uscire un piccolo sorriso all’improvviso. Non essere più ricordato dalla persona che si ama sarebbe davvero triste. Penso che non ci sia dolore più grande di non avere ricordi.

Nel corso degli anni, hai lavorato con due grandi professionisti, Luca Argentero e Lino Guanciale. Con chi hai trovato più affinità?

Sono molto diversi, due attori straordinari. Luca Argentero è stato veramente un asceta, con lui ci siamo confrontati da colleghi, da professionisti. Lui è una persona splendida. Con Lino Guanciale ho legato forse di più dal punto di vista personale perché con lui c’è stato un passaggio di testimone. Io sono arrivato sul set di Che Dio ci aiuti per prendere il suo posto, dopo che lui aveva segnato un po’ questa serie. È stato come un fratello maggiore. Anche la questione teatrale ci ha legato molto, lui è venuto a vedere le prove generali e gli spettacoli a cui tenevo di più. È stato una spalla, un ottimo amico. Ecco, forse per questo penso di essere leggermente più affine con Lino.

Attualmente sei sul set di Che Dio ci aiuti insieme a Diana Del Bufalo e Pierpaolo Spollon, anche lui protagonista in Doc. Puoi anticiparci qualcosa sull'evoluzione del tuo personaggio, Nico?

Che Dio ci Aiuti quest’anno è una figata! Una bella compagnia di matti (ride ndr). Diana Del Bufalo torna quest’anno e per me è meraviglioso. Lei è la collega con la quale mi sono trovato meglio in questi anni. C’è una chimica meravigliosa nonostante veniamo da strade completamente diverse. Raramente ho avuto questa sintonia sul set con qualcuno. Ritrovarla è stato bellissimo. Questa serie, per me, poi è quella che porta a compimento un percorso. La serie della maturità. Il mio personaggio diventa un uomo, un padre che ha voglia di costruire una famiglia, di mettere le radici. Rispecchia alcuni caratteri della mia vita in questo momento e quindi sto lavorando molto bene, sono molto contento. Diana Del Bufalo porterà delle scintile sul set. Sarà un grande ritorno di fiamma. Non posso dire altro!

Progetti futuri?

A breve uscirà un film, in cui sono protagonista, sulle piattaforme streaming. Sono molto contento perché il film è molto carino. Al di là di questo, i miei progetti futuri sono tutti in cantiere. Ci sono diverse cose che si muovono ma, essendo bloccato fino a febbraio sul set di Che Dio ci aiuti, dipendo da una serie di circostanze che ancora non so. Mi prenderò sicuramente dei mesi per fare teatro insieme alla mia compagnia.

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