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Cristiana Capotondi Bella da morire, nella nuova fiction di Rai1 contro il femminicidio

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L'attrice interpreta un'ispettrice di polizia ruvida e determinata, alle prese con il caso di una ragazza scomparsa in un piccolo centro in riva a un lago. Dirige, e non è un caso, Andrea Molaioli. In onda in prima serata da domenica 15 marzo sull'ammiraglia della Rai.

Cristiana Capotondi Bella da morire, nella nuova fiction di Rai1 contro il femminicidio

Mi perdonerà, spero, Cristiana Capotondi. Perché, a distanza di vent'anni,  e nonostante tutta la strada che ha fatto e il curriculum che ha accumulato, per me rimane ancora la ragazzina che, nella pubblicità di un celebre gelato (che se volete è su YouTube), diceva di un affascinante uomo vestito di nero - che si rivelerà poi un prete - una frase che mi è rimasta scolpita nella memoria, anche e forse soprattutto per il modo in cui veniva pronunciata: "È uno che legge e che scrive, è un artista."
E però, a dispetto delle calcificazioni della mia memoria (e dal fatto che fisicamente, per lei, ne sembra trascorso un quarto di quello reale) il tempo è passato, e la Cristiana Capotondi che vedremo da domenica 15 marzo in prima serata su Rai1, protagonista della nuova fiction intitolata Bella da morire, è decisamente diversa dalla ragazzina ingenua di quello spot.
In Bella da morire Cristiana Capotondi è l'ispettore di polizia Eva Cantini: una donna e una poliziotta forte, determinata, ruvida, volitiva, irruente. Quando si presenta in servizio al commissariato di Lagonero, la località immaginaria dove si svolge la vicenda, cittadina natale di Eva che vi ritorna da Roma per star vicino alla sorella Rachele, il suo nuovo commissario le dice come l'hanno raccotata a lui i colleghi della capitale: "Pazza, ossessiva e rompicoglioni. Ma anche competente."
E l'ossessione di Eva è il femminicidio.
È lei stessa a spiegare il perché di questa ossessione e a dare un perfetto esempio del suo caratterino, sempre nel dialogo col commissario di Lagonero, che la invitava con scarsa educazione e inopportuno maschilismo a "risolvere il suo problema con gli uomini" fuori dal lavoro:

In Italia una donna su 3  ha subito violenze fisiche o sessuali. Riceviamo 11 denunce al giorno per stupro e già del doppio per maltrattamenti. Ogni anno le donne vittime di femminicidio sono circa 100, praticamente una donna uccisa ogni 72 ore. 9 volte su 10 l'assassino è un maschio. Non sono io ad avere un problema con gli uomini, sono gli uomini ad avere un problema con le donne.

Va da sé - anche troppo - che, appena arrivata a Lagoscuro, subito Eva si troverà a che fare con la scomparsa di una ragazza, Gioia (interpretata dalla Miss Italia 2013 Giulia Arena), un'aspirante showgirl con cui, guarda caso, Eva si era incrociata brevemente proprio poco prima la sua sparizione.
Una serie di coincidenze non da poco, si potrebbe notare, come non è forse una coincidenza se alla regia di Bella da morire, e quindi di una storia gialla incentrata sulla scomparsa e la morte di una ragazza e giovane e bella ambientata in una località che sorge sulle rive di un lago, ci sia Andrea Molaioli. Uno che - come per me la Capotondi rimarrà sempre la ragazzina del gelato - per molti è e rimane, a dispetto delle sue opere successive, il regista di La ragazza del lago, un film dal canovaccio tutto sommato molto simile.

A popolare il mondo di Bella da morire e di Lagonero, comunque, non c'è solo Eva. C'è, appunto, la sorella Rachele (Benedetta Cimatti), madre single di un simpatico ragazzino che è un po' irresponsabile e sgangherata, ma in fondo non sta messa tanto peggio dell'apparentemente irreprensibile sorella, che comunque ha i suoi bei tormenti, e che frequenta uomini solo utilizzando le dating app. C'è poi l'ispettore Marco Corvi (Matteo Martari), tanto aitante quanto a volte irruento, con cui Eva (di cui lui era follemente innamorato alle scuole elementari) farà coppia: sul lavoro, e forse non solo.
E ancora il procuratore intrerpretato da Lucrezia Lante della Rovere (con cui Eva instaurerà un rapporto conflittuale ma tutto sommato basato sulla stima reciproca), una bizzarra antomo-patologa col volto di Margherita Laterza; e a un certo punto appare anche Gigio Alberti, oramai completamente bianco in testa, che nella fiction è il padre di Eva e Rachele, e che ha un rapporto evidentemente non facile con queste figlie.

La sceneggiatura di Filippo Gravino, Flaminia Gressi e Davide Serino tratteggia con la dovuta attenzione i personaggi di Bella da morire e il mondo che abitano, incappando giusto in qualche ovvietà di troppo e insistendo a volte in maniera troppo evidente e manichea in quella che è comunque la tematica di base della fiction, che non riguarda solo il femminicidio, ma un certo sguardo e comportamento maschile nei confronti delle donne.
Scrive infatti Andrea Molaioli nelle sue note di regia:

Bella da morire è una serie fortemente tematica, che sfugge alla tradizionale classificazione per generi e che tratta il complesso rapporto uomo/donna attraverso il crime ed il family, raccontando una galleria di personaggi insolitamente densi.

E sia la scrittura della fiction che la regia di Molaioli cercano di restituire questa densità con un'attenzione profonda e uno sguardo morbido sui dettagli e le sfumature, nella consapevolezza che il racconto fatto sull'ammiraglia delle tv generaliste Rai non "non doveva mai diventare elitario, ma rimanere aperto," come ha scritto il regista.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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