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Riders of Justice: intervista esclusiva col regista Anders Thomas Jensen

Abbiamo intervistato il regista danese, autore del bellissimo Riders of Justice con Mads Mikkelsen, da agosto su Rakuten TV e sulle altre principali piattaforme on demand.

Riders of Justice: intervista esclusiva col regista Anders Thomas Jensen

Riders of Justice, distribuito da Koch Media e disponibile dal 5 agosto su Rakuten TV e sulle principali piattaforme online, in tempi meno complicati avrebbe meritato un'ampia distribuzione cinematografica, visto che è uno dei film più audaci, interessanti e belli usciti negli ultimi anni. Non a caso a firmarlo è il regista danese Anders Thomas Jensen, vincitore dell'Oscar nel 1999 per il suo terzo cortometraggio, Valgaften. In Italia abbiamo visto il suo bellissimo Le mele di Adamo, ma Jensen è anche un prolifico autore di sceneggiature dirette da altri, come quella di un altro film premiato con l'Oscar, Dopo il matrimonio di Susanne Bier. Nel suo primo lungometraggio, Blinkende lygter, inizia il sodalizio con Mads Mikkelsen, che dirigerà in ognuno dei suoi cinque film. Un altro dei suoi attori feticcio è Nicolaj Lee Kass, che è il personaggio che dà il via all'azione di Riders of Justice. Come sceneggiatore, Jensen è stato coinvolto anche nella trasposizione de La torre nera da Stephen King, diretto dall'amico e frequente collaboratore Nikolaj Arcel. In occasione dell'arrivo in Italia in digitale di Riders of Justice, grazie alla disponibilità del regista e di Koch Media, abbiamo avuto l'opportunità di inviare a questo interessante autore delle domande via email e soddisfare alcune delle nostre molte curiosità.

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Come ha avuto l'idea di fare un film sulle coincidenze e sulla ricerca di una logica in queste da parte di un gruppo di disadattati? È un argomento toccato in passato da altri registi, come I fratelli Coen e Paul Thomas Anderson, ma colpisce quanto sia attuale il suo approccio al caos in cui viviamo in questi tempi.

Avevo un'idea per un altro progetto in cui uno dei personaggi era un ex militare che soffriva di depressione e ho deciso di esplorare quel personaggio e la sua condizione. Il film illustra come le nostre vite siano colpite quando avviene l'impensabile. Come continuiamo ad avere fiducia nella vita, quando non crediamo più a niente? In questo caso un gruppo di persone ferite si uniscono e strada facendo si aiutano vicendevolmente a guarire, almeno in parte.

Nella storia i “cavalieri della giustizia” In realtà sono i protagonisti e la linea di separazione tra giusto e sbagliato, bene e male si confonde al punto che tutto quello che vediamo non è quello che pareva fosse. Vediamo anche quanto sia facile giudicare e condannare, che di nuovo sembra una metafora perfetta dei tempi in cui viviamo. Era questa la sua intenzione?

Volevo fare un film che fosse un po' più realistico dei miei precedenti, con delle fondamenta drammatiche più solide. Con questo film più che altro mi interessava il tema del caso e il tentativo di scoprire il senso della vita.

Nel film i giovani sembrano i meno irrazionali di tutti e i più maturi. Secondo lei possiamo sperare in loro per il futuro, dal momento che noi genitori abbiamo incasinato le cose?

Penso che un sacco di giovani siano molto consapevoli del mondo in cui vivono e ci riflettano. Alla fine faranno anche loro degli errori, come è giusto che sia, ma ho fiducia nel fatto che forse impareranno più dai loro e dai nostri.

Giudicando dai suoi film che ho visto, nella sua scrittura c'è sempre questo mix di tragico e ridicolo: è la sua visione del mondo e della condizione umana?

La risata è un modo fenomenale per alleviare un po' la sofferenza, sperabilmente fino a un punto in cui questa diventa gestibile. L'umorismo permette anche di fare affermazioni più forti e profonde. I temi esistenziali e melodrammatici sono più facili da sopportare se nascono da un'origine che non si prende troppo sul serio.

I revenge movie sono un genere a sé: le piacciono? Nonostante la loro rozzezza penso che possano essere un modo di raccontare una storia molto morale.

Mi piacciono i film ben fatti di ogni tipo, ma non mi piace molto attaccare delle etichette ai film. Capisco perché esistano I generi, specialmente dalla prospettiva del marketing, ma preferisco I film che mi sorprendono e che si allontanano dal sentiero battuto del genere.

Può dirmi qualcosa del suo rapporto con questi magnifici attori per cui scrive e che dirige? Come costruisce con loro I personaggi, dal momento che con alcuni di loro, a partire dal nostro amato Mads Mikkelsen, ha lavorato molte volte?

Questi attori sono incredibilmente talentuosi ed eclettici, possono fare qualsiasi cosa. Molti dei ruoli sono stati scritti con quell'attore particolare in mente. Come lei dice, ho lavorato molto con Mads Mikkelsen, Nikolaj Lie Kaas e Nicolas Bro e da tempo volevo lavorare con Lars Brygmann. Lars è divertente in modo assurdo, ma è stato quasi sempre scelto per ruoli seri. Abbiamo fatto delle prove di lettura in cui loro mi facevano domande e mi davano il loro feedback. Abbiamo anche collaborato per il look da dare ad ognuno di loro, che è sempre una parte importante nello sviluppo di un personaggio. Ma era quasi tutto nella sceneggiatura.

Dal momento che è uno sceneggiatore molto generoso e alcune delle sue sceneggiature sono state portate al cinema da altri registi, si considera più uno scrittore o un regista? Quale parte del processo preferisce?

Direi che mi considero innanzitutto uno sceneggiatore, ma a volte ho delle idee così contorte o bizzarre che preferisco realizzarle in prima persona.

Noi vi consigliamo di recuperare Riders of Justice, perché è un film drammatico che in certi momenti fa ridere, violento e tenero, straziante e buffo come sa essere la vita: parte come un revenge movie, diventa un action, ha sfumature horror e di commedia ma alla fine non appartiene a nessuno di questi generi: è semplicemente un bel film, ben scritto, ben recitato e che offre molti spunti di riflessione.

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  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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