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Commodore 64 e Atari, passando per Pac-Man, Doom e GTA: la storia dei videogiochi su Amazon Prime Video

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Sul servizio di streaming ci sono tre documentari preziosi sull' "ottava arte".

Commodore 64 e Atari, passando per Pac-Man, Doom e GTA: la storia dei videogiochi su Amazon Prime Video

Con l'imminente uscita di un nuovo Commodore 64 e la mania retrò delle miniconsole replica delle vecchie glorie, è bello constatare che su Amazon Prime Video siano disponibili ben tre documentari dedicati ai videogiochi, uno più generico e gli altri due veri approfondimenti dall'alto valore storico. Li si può affrontare da quarantenni che ricordano bene gli avvenimenti narrati ma magari non ne conoscono i risvolti, oppure li si può vedere con gli occhi di un giovane magari ventenne, forse attentissimo al mercato attuale dei videogame ma con un'idea solo vaga delle sue radici storiche.





Il primo film, ideale per un'infarinatura, è Gameplay: The Story of the Videogame Revolution (2014) di Richard Goldgewicht. In un'ora e mezza gli autori si propongono di raccontare tutto il mezzo "videogame", dagli albori negli anni Sessanta con l'esperimento SpaceWar fino ad arrivare agli open world in stile Grand Theft Auto e i giochi in rete e condivisi. Come sintesi di un processo di oltre quarant'anni, collocando l'inizio effettivo del business videoludico alla metà degli anni Settanta, inevitabilmente potrebbe apparire superficiale, eppure è l'ideale per appiedare a grandi linee sull'argomento con un minimo di prospettiva storica. Il film ha un piacevole equilibrio tra sequenze animate stilizzate, materiale d'archivio e rapide dichiarazioni di personalità del settore (ricordiamo star come il John Romero di Doom o Nolan Bushnell, fondatore dell'Atari, insieme ad autori più giovani e attivi attualmente, come i designer della Crystal Dynamics al lavoro sui nuovi Tomb Raider).
Gameplay si può dividere in tre parti: quella iniziale è dedicata all'alba del mezzo, tra i primi passi delle console e degli home computer (questa mezz'ora è di fatto poi espansa dai due film di cui parliamo più avanti). La seconda sezione centrale tocca il periodo tra la fine degli anni Ottanta ai primi Duemila, mentre la mezz'ora finale mette da parte la riflessione storica e affronta la "rivoluzione videoludica" sul piano sociologico: polemiche sulla violenza, funzione sociale, "gamification" della vita di tutti i giorni.





Easy to Learn, Hard to Master - The Fate of Atari (2017) è una produzione italiana diretta da Tomaso Walliser, che ha raccolto i fondi necessari tramite il crowdfunding. Come si evince dal titolo, si concentra sulla nascita e la successiva deflagrazione dell'Atari di Nolan Bushnell. Si parla qui dell'Atari storica (1975-1984), una vicenda simbolica che consente di toccare con mano in poco meno di due ore concetti fondamentali: la nascita degli arcade a gettoni (1975); lo spostamento del videogioco nelle case tramite la prima console VCS 2600 (1977) a cartucce da comprare separatamente; i titoli arcade come Pac-Man e Space Invaders portati su licenza nel mercato casalingo; la nascita della prima etichetta di software ludico (Activision, 1979) esterna all'azienda che produce l'hardware; la specifica creatività della Silicon Valley compromessa dopo l'acquisizione di una major (Warner, 1976) che aveva fiutato l'affare; la crisi del 1982 e il collasso del mercato del 1983 con la simbolica pubblicazione del micidiale E.T.  Molta enfasi viene data alle dichiarazioni di Bushnell, di ingegneri come Allan Alcorn, o anche della concorrenza come Ralph Baer, creatore della prima console per il mercato domestico (la concorrente Magnavox Odyssey nel 1972).
Budget e resa tecnica del documentario sono meno curati rispetto a quelli di Gameplay, ma a livello di contenuti, per i veri appassionati, qui ci sono una marea di curiosità in più e uno sguardo meticoloso.





Ancora la squadra di Walliser convince con The Commodore Wars - 8-Bit Generation (2016), realizzato un anno prima del precedente ma concettualmente successivo per i fatti narrati. E' un documento preziosissimo perché contiene le ultime dichiarazioni di Jack Tramiel, scomparso nel 2012 e fondatore della Commodore, nonché responsabile dell'esistenza di macchine rivoluzionarie come il Vic-20 e il Commodore 64. Il film di fatto riprende la narrazione della storia dei videogame e dell'informatica, agganciandosi al finale del lungometraggio sull'Atari: con i videogiochi dati come moda transitoria e defunta su console, l'azione si sposta sui computer a misura di salotto: anche se le luci della ribalta sono sulla Commodore, Walliser è attento a non dimenticare l'Apple II (1977) di Steve Jobs e Steve Wozniak nell'intuizione del computer su cui smanettare in casa propria, e contemporaneamente fa una capata in Inghilterra, riflettendo sull'approccio pauperistico ed economico di Clive Sinclair sul ZX80 (1980) e poi sullo Spectrum. S'intuisce che l'arrivo del Vic-20 nel 1980 e del C64 nel 1982, "computer per le masse e non per le classi" a prezzi bassi per l'epoca inauditi, siano stati la personale sintesi della concorrenza operata dall'intelligenza di Tramiel, l'irascibile capo carismatico che non voleva fare prigionieri. Una cavalcata indimenticabile specialmente per l'Italia, così legata alle macchine Commodore.

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  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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