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The Umbrella Academy: La star Ellen Page ci parla della nuova serie tv di Netflix

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Supereroi disfunzionali e diritti LGBTQ. Una chiacchierata anche con il produttore esecutivo Steve Blackman.

The Umbrella Academy: La star Ellen Page ci parla della nuova serie tv di Netflix

Il 1° ottobre del 1989, in varie parti del mondo nascono 43 bambini, da donne che non avevano manifestato segni di gravidanza in precedenza. Un eccentrico miliardario, Sir Reginald Hargreeves compra 7 di questi bambini, dando loro dei numeri al posto di un nome, e sottoponendoli a un'educazione e un allenamento rigorosi ed estenuanti, al limite tra abuso fisico e negligenza, per farli diventare dei supereroi. Li ritroviamo adulti, quando tornano a casa per risolvere la morte in circostanze misteriose del loro padre, e l'imminente arrivo dell'Apocalisse.

Basato sui fumetti di Gerard Way e Gabriel Bá, The Umbrella Academy è una serie originale Netflix disponibile in streaming con tutti gli episodi della prima stagione da venerdì 15 febbraioAbbiamo incontrato a Londra la protagonista Ellen Page e il produttore esecutivo Steve Blackman, per una chiacchierata su una produzione che stravolge il concetto di show supereroistico cui la tv ci ha abituato negli ultimi anni. Lei interpreta Vanya, uno dei membri dell'Accademia, la quale però non ha mai manifestato alcun super potere, anzi, è costantemente maltrattata dal padre e bullizzata dai fratelli. Sempre tenuta fuori dalle riunioni di famiglia, dagli allenamenti, dalle missioni, Vanya scrive un libro di memorie che risulterà fondamentale nello svolgimento della storia.

Il personaggio di Vanya ha un grande arco...
Page: Leggendo il primo episodio ti rendi conto che Vanya è sempre silenziosa, mite, ma mi sono subito sentita attratta da lei. Parlando poi con Steve, che mi ha definito lo sviluppo del personaggio, ho capito. Vanya è uno dei personaggi che mi ha dato più gioia interpretare. Non ho mai avuto la possibilità di sviluppare un personaggio così a lungo e per così tanto tempo, esplorando tutta la gamma delle emozioni umane. È quello che amo di più nel mio lavoro. Questo e lavorare con altri attori.

A cosa ti sei relazionata maggiormente?
Page: Credo a come la troviamo quando la vediamo per la prima volta. La sua ansia costantemente bloccata, soffrendo di depressione, cose che ognuno di noi, se ne soffre, deve affrontare. Lei non ha il supporto di nessuno e di niente.

The Umbrella Academy

Hai parlato della sua solitudine, cosa le diresti per farla sentire meglio?
Page: Le direi che la capisco, anche se nessuno può mai capire completamente l'esperienza di qualcun altro. Le direi che capisco cosa significa essere e sentirsi intrappolati nella testa. Vanya non è nemmeno in grado di costruirsi un'amicizia, ma le persone hanno il diritto anche di sentirsi così e avere comunque il diritto a essere aiutate. Il problema è che moltissime persone non hanno accesso a niente, perché la società non considera questo problema della salute mentale ancora una priorità.

Sei stata ospite al Late Show e hai risposto con parole molto forti alle domande di Stephen Colbert...
Page: Se sei ospite del Late Show devi parlare di cose che ti stanno a cuore. Soprattutto dopo aver fatto [la docuserie] Gaycation, la realtà è che questa [essere gay] è una questione di vita o di morte. Ed è una cosa che mi fa soffrire moltissimo. Ho visto persone soffrire moltissimo a causa di leader di stato crudeli e brutali. Come Bolsonaro in Brasile. Che abbiamo intervistato anni fa, prima che venisse eletto. Basta, dobbiamo parlarne seriamente ora. La mancanza di rappresentanti LGBTQ è un dibattito sui media. Trattare i trans come se non fossero essere umani o avere moltissimi stati dove ti possono licenziare se sei gay, non può essere solo un dibattito sui media. Se un bambino viene picchiato perché gay, deve essere un reato. E dobbiamo parlarne, perché c'è gente che ci muore.

Ci sono film e serie tv che ne stanno parlando, in un modo più libero. Tra poco uscirà Vite cancellate, sulle terapie di riconversione. Cosa ne pensi?
Page: È orribile. La comunità di donne di colore trans è tra quelle che soffre di più. L'aspettativa di vita per una donna nera e trans in America è di 35 anni. Non lo sapevi? E il fatto che non si sappia è devastante. Ci sono persone là fuori che fanno molto più di me mettendo la loro vita in pericolo. Quello che faccio io, e sono davvero fortunata, è avere una piattaforma dove poter amplificare la mia voce.

Parlando di discriminazione e oppressione, Vanya lo è. È l'outsider tra gli outsider.
Page: Mi ci sento un po' outsider, nel modo in cui mi relaziono, a cosa la porta a reagire in quel modo.

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Cos'hai imparato dalla storia di Vanya?
Page: Nel senso che Vanya non sa molto della sua vita e tutto a un tratto si risveglia? Credo che tutti si possano relazionare con ciò che succede a lei. Un percorso del genere capita - essere repressi, e abusati, e non riconoscerlo se non tardi, da adulti. A volte si può sbocciare dopo delle situazioni così. Lei sceglie un percorso diverso.

Il primo episodio mi ha ricordato tra le varie cose l'incipit di Anna Karenina, che tutte le famiglie infelici sono infelici a modo loro.
Blackman: Credo che il pubblico ci si possa relazionare. E possa relazionarsi ai vari personaggi in modo diverso. Il modo in cui gli abusi hanno un impatto sulla vita da grandi. Il fatto che non hanno un amore paterno. E con una madre, diciamo, molto creativa. Vanya, poi, che è continuamente ostracizzata e fatta sentire inferiore. Quando li incontriamo la prima volta stanno tutti cercando di combattere i rispettivi problemi. Anche i loro poteri sono un'estensione dei loro problemi, in effetti. Questo l'ho trovato molto bello.

Conosciamo questi ragazzi da piccoli, e sono delle star. Quando crescono, li troviamo invece ad affrontare i loro problemi personali, i loro fantasmi. C'è qualcosa che si rompe nel frattempo.
Blackman: Sono tutti scioccati per quello che ha fatto loro il padre. E non importa quanto fossero preparati ad affrontarlo. Ho visto molte attrici con figli famosi affrontare lo stesso percorso.
Page: Credo che la narrativa di essere famosi da troppo piccoli non vada quasi mai a finire bene. Può creare davvero molte insicurezze. Ma ci sarebbe da dire così tanto, forse dovremmo incontrarci di nuovo per parlare solo di questo.

Cosa pensi che il pubblico farà suo di questa serie?
Blackman: Può dare l'impressione che sia una storia di supereroi. Non lo è. È la storia di una famiglia disfunzionale. Certo, tutti hanno le loro abilità, e voglio che il pubblico si innamori dei personaggi. Spero ovviamente di avere più stagioni per riuscirci.
Page: È difficile da dire, credo cose molto diverse. A me ha la lasciato una cosa molto importante: che questa ragazza crede che sia sua la colpa del motivo per cui viene trattata così male da tutti. Specialmente all'inizio, quando è così intrappolata dentro se stessa e deve affrontare un lungo viaggio per capire chi è davvero. Una cosa così può essere molto dolorosa, ma è anche la cosa fondamentale da fare. Il problema è quando non hai aiuto, e quindi la rabbia e il rancore esplodono furiosamente. Credo che in molti ci siano passati.

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Avete fatto un uso straordinario della musica...
Blackman: La musica ha un ruolo di primo piano nella mia vita, ed era importante farla sentire qui come fosse un altro personaggio. Non abbiamo usato solo i canonici 20 secondi di musica. Volevamo davvero evocare emozioni, cercare canzoni che suonassero la controparte di quello che succede nella scena.

Com'è lavorare con Netflix rispetto a uno studio?
Page: Favoloso. Ti lascio immaginare la m***a che mi mandano e che ricevo. L'ignoranza su certi temi o la superficialità con cui vengono trattate alcune tematiche che mi stanno a cuore. O anche solo il modo in cui vengono descritte le donne. Netflix si assume più rischi. Mi sento molto fortunata.
Blackman: Ci hanno aiutato moltissimo, senza interferire a livello creativo.

Come si costruisce uno show di questo tipo?
Blackman: Avevo una buona idea per l'inizio, la parte di mezzo e la fine. Ne ho parlato con Netflix, ma non avevamo 10 episodi quando abbiamo iniziato a girare. Per fortuna, conosco Ellen abbastanza bene da averle potuto raccontare la storia e dove la stavamo portando. Sin dall'inizio conoscevo la fine e il fumetto, e dove volevo arrivare. Ho parlato con gli attori, ma alla fine abbiamo dovuto tagliare molte cose. Nell'ambiente si dice, "killing our babies". Ho tagliato 55 pagine, ma Netflix non ha una durata standard, una puntata può durare dai 38 ai 58 minuti. E alcuni episodi durano anche più di un'ora.

Si parla di una seconda stagione?
Se siamo fortunati, ho in mente cosa voglio fare. Abbiamo ancora parecchi momenti di suspense.



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