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The Killing: Un ultimo respiro prima del colpo mortale

The Killing torna dalla morte, prima di ritornarci, con una nuova stagione e un nuovo caso da risolvere per i detective Linden e Holder. L'ideatrice e gli attori raccontano i retroscena.

The Killing: Un ultimo respiro prima del colpo mortale

In tv si può morire, tornare dalla morte e morire un’altra volta. No, non stiamo parlando delle trame assurde e sorprendenti di Beautiful ma di The Killing, che nel 2011 prese la decisione altrettanto assurda e sorprendente di non chiudere il caso di Rosie Larsen al termine della stagione 1, rompendo l’argine che le avrebbe fatto perdere un gran numero di estimatori. Un declino delle medie d’ascolto costatole l’anno successivo il rinnovo, salvo un ripensamento di AMC alcuni mesi più tardi. Per la terza stagione – in onda dal 5 novembre ogni martedì alle ore 21:55 su FoxCrime – l’ideatrice e produttrice esecutiva Veena Sud si è inventata una storia e un gruppo di personaggi completamente nuovi, ma questo non è bastato per riconquistare la fiducia del pubblico, e il crime drama è stato cancellato una seconda volta, lo scorso settembre. “Fu straziante”, dice Sud a TV Guide della prima volta in cui The Killing fu cancellata. “Sapevo però che il network e Fox Television Studios condividevano una passione per lo show e stavano lavorando sodo per riportarlo in onda”. La trattativa non fu affatto semplice. Per un certo periodo di tempo si sentì parlare di una prosecuzione della serie su Netflix, ma, all’inizio dell’anno, AMC confermò le voci sorprendenti secondo cui i detective di Seattle Sarah Linden (Mireille Enos) e Stephen Holder (Joel Kinnaman) sarebbero tornati nella loro casa originaria con un terzo ciclo di 12 episodi.

E’ passato un anno dalla soluzione dell’omicidio di Rosie, se ricordate costato molte energie e anche un paio di rapporti familiari a Sarah. “Lei ha trascorso questo tempo cercando di rimettersi in salute e costruendosi una vita più tranquilla”, dice Enos. “Ha perso la custodia di suo figlio, e il suo lavoro in un traghetto sullo Stretto di Puget non la impegna molto. E’ felice. Ha un fidanzato. Un ritorno in polizia sarebbe problematico”. Peccato sia la persona giusta per la nuova indagine che l’ex partner di Sarah – tirato a lucido per il prestigioso incarico che ora ricopre – sta conducendo. Una quattordicenne senza fissa dimora è stata assassinata con lo stesso, macabro modus operandi di un condannato, un tale Ray Seward (Peter Sarsgaard), che Sarah aveva contribuito a rinchiudere nel braccio della morte alcuni anni prima. Stiamo parlando di uno dei casi che più di qualunque altro ha scosso la donna nella sua carriera, e che ancora oggi la perseguita con visioni terribili. Quando il sospetto che in libertà possa esserci un serial killer è suffragato da un altro bagno di sangue, Sarah torna temporaneamente (o almeno così crede) alla Omicidi, scoprendo di dover lavorare accanto a un nuovo partner, Carl Reddick (Gregg Henry), un tipo anonimo. “Si crea un triangolo divertente”, dice Enos. “Ma Sarah e Holder hanno un rapporto meraviglioso, e il modo in cui si sostengono a vicenda è molto profondo”.

The KillingSperando di trovare alcune risposte, Sarah visita Seward, cui sono rimasti pochi altri giorni da vivere. “Lui non è un condannato con il cuore d’oro come ne Il miglio verde”, spiega Sarsgaard. “E’ terrificante. Sebbene non sia colpevole dell’omicidio di sua moglie, l’ha picchiata e ha abbandonato suo figlio”. Definitosi un fan di The Killing, l’attore racconta che è stata la complessità del ruolo a incoraggiarlo a fare tv per la prima volta da Cracker nel 1999. “Ad attrarmi è stato interpretare un uomo in totale isolamento ed esplorare i suoi rapporti con le guardie”, dice. Mentre il giorno della sua esecuzione si avvicina, e il tempo per dimostrare la sua probabile innocenza è sempre più esiguo, i detective cercano informazioni sul nuovo mostro di Seattle tra le prostitute, apparentemente le sue prede preferite. Sud dice che a ispirarle questa storia sono state “le foto straordinarie di Mary Ellen Mark dei ragazzi di strada nella Seattle degli anni ’80. E’ sconvolgente che, ancora oggi, alcuni bambini facciano parte di quella sottocultura”. La showrunner ricorda inoltre l’indagine che nello stato di Washington coinvolse il killer di Green River, Gary Leon Ridgway, la quale tenne impegnati i detective per vent’anni, molto più tempo di quello che Holder e Linden hanno a disposizione.

Nel corso della stagione si sente parlare spesso anche di Kallie Leeds (Cate Sproule), una ragazza scomparsa, e del suo gruppo di amici senza fissa di morta, in particolare Bullet (Bex Taylor-Klaus), un maschiaccio che cerca di ritrovare Kallie senza esporre troppo se stessa e la sua ragazza. “E’ una storia à la Oliver Twist molto oscura”, dice Enos. E se Kallie è la Rosie Larsen della terza stagione, Danette (Amy Seimetz), sua madre, è Mitch. Come il personaggio reso memorabile da Michelle Forbes, che non appare in questi episodi, “è una madre pessima, per nulla affabile” dice Sud, aggiungendo: “Questa stagione ha a che fare con la questione se le persone irrimediabili possano essere riscattate. Può un uomo come Seward, che ha fatto cose orribili, trovare la redenzione? Può qualcuno profondamente egoista come Danette diventare una persona migliore?”. La showrunner sembra aver imparato la lezione delle prime due stagioni e le risposte alle domande arrivano entro l’ultimo episodio. Ciò, dopo due stagioni a caccia di false piste, fidandosi delle persone sbagliate, si traduce in una maggiore concretezza nella conduzione delle indagini per i due protagonisti. “Niente più errori grossolani”, assicura Enos. “Non c’è tempo. Tutto dev’essere fatto in fretta, perché risolviamo il caso in una sola stagione”.



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