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Star Trek: Picard, la nostra intervista a Patrick Stewart e Isa Briones

A Lucca Comics & Games abbiamo avuto l'enorme piacere di conversare con il mitico attore britannico e con alcuni membri del nuovo equipaggio, che ci hanno raccontato la loro esperienza nella serie Amazon.

Star Trek: Picard, la nostra intervista a Patrick Stewart e Isa Briones

Da amanti, da sempre, dell'universo di Star Trek, e anche di Sir Patrick Stewart e del contributo che gli ha portato con Star Trek - The Next Generation, non vedevamo l'ora che finisse l'embargo per proporvi (in due parti) le interviste realizzate con parte del nuovo cast di Star Trek: Picard, la nuova serie di Amazon, che ha portato gli attori a Lucca Comics & Games 2019 dove sono stati protagonisti di un'intera, emozionante giornata, iniziata con l'affollatissimo incontro col pubblico e i fan sul palco del Teatro del Giglio, nel corso del quale, prima di imprimere l'impronta delle sue mani nel cemento per la Hall of Fame del Festival, Stewart ha addirittura recitato all'impronta un brano di Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare, scatenando il commosso entusiasmo del pubblico. Nel pomeriggio abbiamo potuto incontrare, con pochi e – come noi – fortunati colleghi, il grande attore britannico (che avevamo intervistato nel lontano 1996 per Primo contatto) assieme alla giovanissima Isa Briones, inglese come lui, che nella nuova serie – otto episodi in streaming dal 24 gennaio, uno per settimana - è Dahj, per poi spostarci a conversare con Santiago Cabrera, Evan Evagora e Michelle Hurd, tutti entusiasti dell'esperienza, simpaticissimi e molto disponibili.

Se – e sir Patrick se n'è dispiaciuto più di una volta – le risposte sono state a volte vaghe per l'impossibilità di entrare nel dettaglio, le atmosfere e i personaggi sono comunque emersi chiari e forti e ci hanno dato una grandissima voglia di vedere la serie che, per quanto ci riguarda, è forse quella che attendiamo con maggiore ansia quest'anno. Mai avremmo immaginato che 26 anni dopo il termine delle sette stagioni di Star Trek – The Next Generation e 18 dopo l'ultimo film con l'amato equipaggio, Star Trek – La Nemesi, avremmo ritrovato il protagonista e alcuni amati membri del vecchio cast assieme a giovani e nuovi attori in una serie tv: ancora una volta, grazie Amazon! Iniziamo dunque dall'incontro con sir Patrick Stewart e con Isa Briones. A convincere l'attore inglese a riprendere il ruolo a cui pensava di aver già dato tutto, è stata la promessa degli sceneggiatori che non sarebbe stato lo stesso Picard né lo stesso mondo:

Sono stati molto disponibili e aperti ai suggerimenti. Dal momento che sono produttore esecutivo, con Michael Chabon e Alex Kurtzman, ho avuto un altro ruolo da svolgere, oltre a recitare. Loro sono stati molto generosi nel fare riferimento continuamente a me se nascevano dei problemi per quello che riguardava il personaggio di Picard, chiedendomi le mie sensazioni al riguardo. E quando dicevo “assolutamente no, quello non è Jean Luc-Picard”, penso di averla sempre avuta vinta. Non fraintendetemi, non voglio certo dire che provavo a riportarlo all'uomo che abbiamo visto negli anni Ottanta e Novanta. Al contrario, una delle cose che mi hanno convinto a fare questa nuova serie è stata l'enorme differenza tra l'uomo che interpretavo allora e quello che interpreto ora. Questo mi ha creato un affascinante problema di recitazione, collegare i due personaggi e far vedere l'impatto che i 17 anni che sono passati hanno avuto su questo individuo.

Isa Briones è la piccola del gruppo, ma si appassiona quando parla del suo personaggio e di cosa l'ha affascinata nella storia:

Non appena ho letto il primo episodio è stato molto chiaro che conteneva molti dei problemi che il nostro mondo incontra oggi, li affrontava e rispecchiava l'attualità. Inoltre c'è un cast molto vario e dei personaggi molto ben definiti che hanno avuto tutti esperienze drammatiche e si confrontano con lo stress post-traumatico. Vediamo come ognuno di loro lo gestisce e come siano proprio quelle esperienze e quei problemi a farli incontrare e a farli diventare una sorta di famiglia. Del mio personaggio non posso rivelare molto, ma posso dirvi che quello che amo di Dahj è che lei mi somiglia nel senso che ha 21 anni come me, è appena stata accettata nella scuola dei suoi sogni, tutto sembra bello e ha di fronte una vita perfetta. Però, come avviene agli altri personaggi, le accade qualcosa di molto drammatico che sconvolge completamente il suo mondo, non sa più di chi fidarsi, fa domande sulla propria identità ed è qui che la troviamo nel primo episodio.
Voglio aggiungere una cosa a quello che hai detto – interviene Patrick Stewart - Quello che è davvero insolito di questa nuova serie è che, dal momento che ci vogliono diversi episodi per conoscere i personaggi, nessuno di loro è quello che sembra all'inizio. Quindi c'è uno sviluppo e una crescita, a volte anche uno sbocciare: il personaggio di Isa ne è un esempio importante. Credo che sia anche questo un indicatore della scrittura drammatica contemporanea per la televisione: non devi mostrare tutto subito, molte cose possono essere ignote all'inizio.

C'è anche un sentimento di nostalgia, nel tornare a vestire i panni di Picard?

Non si tratta esattamente di nostalgia, provo della nostalgia per i miei colleghi di The Next Generation, Jonathan Frakes, Marina Sirtis e Brent Spiner (li ritroveremo anche in Star Trek: Picard, ndr), perché eravamo un gruppo molto felice e creativo, come già lo siamo anche con quelli di questa nuova serie, è straordinario come questo sia successo. Mi dispiace non potervi dire di più, ma possiamo incontrarci di nuovo quando avrete visto la prima stagione, perché spero che capirete che questo non è neanche lontanamente il mondo di The Next Generation. È un ambiente diverso, un mondo diverso, nel trailer ci sono già diversi indizi, a partire dal fatto che la relazione di Picard con quella che era la sua vita, la Flotta Stellare, non è più quello che era, è crollata, in un modo davvero brutto e distruttivo. E lui ne è anche in parte responsabile perciò si dà la colpa di molto di quello che è successo. Prova un senso di colpa per la morte di Data che si è sacrificato per lui ed è qualcosa con cui fatica a convivere.

I nuovi arrivati hanno dovuto fare un ripassino, sulla serie o sui film? Isa risponde:

Ci hanno dato una lista di episodi, ma io avevo già iniziato a vederli uno dopo l'altro, non appena ho scoperto che mi avevano preso. Ovviamente sono sette stagioni e noi abbiamo avuto solo due settimane di tempo prima di girare, quindi non ho potuto vederli tutti, ma mi è capitato di vedere quelli che hanno suggerito e anche altri, abbiamo dovuto concentrarci sulle cose che si vedono nel trailer, sui Romulani, abbiamo dovuto crearci un bel background per capire esattamente quello in cui stavamo entrando, specialmente per il fatto che sono passati quasi 20 anni. Abbiamo cercato di informarci su com'era allora e di costruire quello che è successo negli ultimi anni, è stato importante vedere lo show com'era in modo da avere una visione di dove siamo oggi, dal momento che questa è una serie molto diversa da The Next Generation.

Sir Patrick Stewart ha un episodio, o più di uno, da consigliare a chi non avesse visto TNG per prepararsi alla visione di Star Trek: Picard?

Ce ne sono parecchi che per me sono un po' più significativi rispetto ad altri. Quello che preferisco è The Inner Light (in italiano Una vita per ricordare, episodio 25 della quinta stagione) che parla di Picard trasportato su un mondo alieno, dove vive un'intera esistenza, si sposa, ha dei figli, e alla fine non è successo davvero, ha perso coscienza per pochi minuti e mentre era incosciente ha vissuto nella sua mente questa vita interamente diversa. Uno dei motivi per cui mi è così caro è perché mio figlio vero interpretava mio figlio nella finzione, è stata la prima volta che abbiamo recitato insieme. Ci sono poi la relazione di Picard coi Borg, e come venne assimilato, quelli sono episodi interessanti da vedere perché... ma lo posso dire? Ah sì, sono nel trailer, è vero: ci sono ancora i Borg, ma sono molto diversi. E c'era un episodio in cui c'era un esame giuridico della condizione di Data come androide (La misura di un uomo, episodio 9 della seconda stagione). Ricordo che discutemmo di questo episodio mentre lo scrivevano e che Whoopi Goldberg, che non era in tutti gli episodi ma in parecchi, passò un intero pomeriggio a parlarci della schiavitù negli Stati Uniti e questo ha avuto un forte impatto sul contenuto di quell'episodio. Whoopi è molto eloquente su questo genere di argomenti. E penso che per via di questo ne sia nato quasi un episodio archetipico di Star Trek. E poi ce n'era uno coi Cardassiani, in cui Picard viene catturato e torturato da quel fantastico attore inglese che è David Warner (Chain of Command – Il peso del comando, episodio 10 e 11 della sesta stagione), Ce ne sono diversi, ma non li ricordo tutti

Noi li abbiamo visti all'epoca, ma se vi incuriosisce recuperare il passato di una vicenda che si preannuncia nuova e sorprendente e volete seguire i consigli di questo straordinario attore, siete in tempo a farlo fino al 24 gennaio. Poi... sarà tutta un'altra storia.

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  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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