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Snowpiercer arriva su Netflix: Intervista alla star Daveed Diggs e allo showrunner Graheme Manson

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La serie di fantascienza in streaming ogni lunedì dal 25 maggio.

Snowpiercer arriva su Netflix: Intervista alla star Daveed Diggs e allo showrunner Graheme Manson

Per prima è arrivata la graphic novel francese Le Transperceneige creata Jacques Lob, Benjamin Legrand e Jean-Marc Rochette. Poi è toccato al cult-movie diretto nel 2013 da Bong Joon-ho e interpretato da Chris Evans e Tilda Swinton. Adesso Snowpiercer approda in tv, nella serie Netflix/TNT scritta da Graheme Manson, già co-ideatore di Orphan Black. Negli Stati Uniti è già un successo: miglior debutto via cavo del 2020 e per la rete la premiere più vista da gennaio del 2018. In Italia arriva sulla piattaforma streaming il 25 maggio, con un nuovo episodio ogni lunedì (la prima settimana ne saranno disponibili due).

Il drama sci-fi racconta di un mondo diventato un deserto di ghiaccio, il risultato di un esperimento fallimentare per contrastare il riscaldamento globale. Gli unici sopravvissuti viaggiano su un treno formato da 1001 carrozze, in perpetuo movimento intorno alla Terra, in attesa che le temperature tornino a essere vivibili. Questi vagoni fungono da spartiacque tra le diverse classi sociali. Il prigioniero Andre Layton si trova in coda al treno, tra i più poveri, mentre Melanie Cavill, anche la voce del treno, è in prima classe con i ricchi. Quando le politiche di sopravvivenza e le ingiustizie sociali diventano insostenibili, si scatena una rivoluzione che mette a rischio il funzionamento del treno e con esso la sopravvivenza della razza umana. Lo stesso Manson, anche showrunner della serie, ce l'ha presentata insieme al co-protagonista Daveed Diggs, interprete di un personaggio inedito che deve confrontarsi con il premio Oscar Jennifer Connelly. Ecco cosa ci hanno detto:

Partiamo dal principio: quali sono le differenze principali tra lo show e il film di Bonj Joon-ho?
Manson: Ho amato il lungometraggio, una corsa sfrenata e piena di idee ma con un sostrato politico molto forte. È il tipo di materiale che preferisco. Quando mi si è presentata l'opportunità di sviluppare la serie tv ho letto anche la graphic novel e ho continuato a entusiasmarmi, trovandovi lo stesso spirito di indagine socio-politica. Siccome poi il fumetto propone più personaggi e gruppi di persone differenti, ho pensato sarebbe stata perfetta per uno show televisivo.
Diggs: Il film metteva in scena una lunga, inarrestabile corsa verso la testa del treno. Nella serie esploriamo in maniera più approfondita come funziona la struttura dello Snowpiercer. Mentre la storia del lungometraggio si sviluppava in maniera diretta, il nostro lavoro si propaga in direzioni narrative diverse, come una ragnatela.

Snowpiercer

Cosa potete raccontare di Andre Layton e dell'indagine che deve portare aventi sullo Snowpiercer?
Diggs: A causa del suo passato di detective, Andre è pienamente cosciente del potere dell'informazione. Sono partito da questo. Gli diventa subito chiaro che si tratta di un gioco di potere. Ci sono momenti in cui deve mostrare la sua autorità senza l'aiuto di altre figure di potere come Melanie, e altre occasioni in cui gli conviene mostrare qualche debolezza o lasciar passare alcune informazioni per ottenere ciò che vuole. Andre è conscio di come le persone rispondono ai suoi diversi atteggiamenti, riesce a leggerle molto in fretta e sa come adattarsi alle loro personalità.
Manson: Ho pensato fosse il modo migliore per introdurre al pubblico l'universo particolare dello Snowpiercer, un treno che tiene insieme gli ultimi sopravvissuti in un mondo post-apocalittico. Le regole del mistery-thriller sono ben conosciute dai telespettatori.

Melanie Cavill, il personaggio di Jennifer Connelly, è l'antagonista di Andre: come avete modellato le due figure al fine di renderle speculari?
Manson: Melanie e Andre sono due figure molto simili per certi versi, anche se appartengono a contesti differenti e hanno fini opposti. Il lato più stimolante della prima stagione è stato quello di presentarli ai lati opposti del treno, individuarli come nemici eppure costringerli a collaborare per ottenere un risultato che porterà benefici a entrambi. In questo percorso comune cominceranno a capire le difficoltà l'una dell'altro, e le decisioni prese quando si è costretti a essere un leader. Per il personaggio di Jennifer in particolare diventa un processo di scoperta delle crudeltà che è costretta a perpetrare per salvaguardare l'ordine nel treno. Alla fine scopriranno di essere molto più simili di quanto il contesto non permetta loro di dimostrare.
Diggs: Andre e Melanie per molti versi sono due facce della stessa medaglia, lavorano però per ottenere risultati differenti. Jennifer è un'attrice così talentosa che nelle scene insieme ho dovuto soltanto seguire la via da lei indicata. Melanie e Andre si rispettano anche se non sempre si fidano l'una dell'altro: era un qualcosa che andava costruito molto in fretta, fin dalla prima scena in cui si incontrano e lei gli tende la mano. Quello è il momento che definisce il rapporto tra i due protagonisti.

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Cosa vi ha ispirato quando avete iniziato a pensare come realizzare la serie?
Diggs: Sono cresciuto guardando Colombo, ho cercato di modellare lievemente Andre usando questa figura come riferimento, specialmente il fatto che riusciva ad adattare la sua personalità agli avversari per costringerli a cedere.
Manson: Ho visto serie post-apocalittiche ma non solo quelle. Per esempio ho guardato Assassinio sull'Orient Express, ho letto molta letteratura noir per capire che tipo di detective Andre Layton doveva essere: alla fine abbiamo deciso che è più vicino a Colombo che a Mickey Spillane, tanto per fare un esempio. L'ispirazione maggiore però è stata Battlestar Galactica: fin da subito ho concepito il treno come una navicella spaziale dove le persone combattono per la sopravvivenza. Una serie che non a caso possiede un enorme messaggio politico.

Parliamo di questo messaggio socio-politico piuttosto esplicito nella serie: cosa vorreste che facesse il pubblico vedendo la serie?
Diggs: Spero prima di tutto che il pubblico si diverta guardando Snowpiercer. La metafora sulla divisione delle classi è evidente, spero che faccia comprendere che siamo tutti coinvolti nelle battaglie sociali che devono essere combattute, che lo vogliamo o meno vi partecipiamo. Quanto siamo disposti a rischiare per il benessere del prossimo oltre che del nostro?
Manson: Proprio in un tempo complesso come quello che stiamo vivendo si nota ancor più chiaramente la differenza tra classi sociali. Ovunque il COVID-19 si è propagato, le persone con meno risorse economiche sono state colpite più duramente. Il mondo di Snowpiercer è una metafora del nostro, dove le classi sociali sono sempre più distanti tra loro ma comunque costrette a venire a contatti, a scontrarsi per la sopravvivenza. La storia di Andre Layton non è quella di un detective che deve risolvere un caso di omicidio, quello è solo il pretesto per introdurre il personaggio in un ambiente non suo. Andre è un rivoluzionario, uno che vuole cambiare le cose e riportare equilibrio tra le persone più ricche e quelle invece maggiormente bisognose. Spero che gli spettatori di Snowpiercer colgano anche la visione ambientalista della serie, qualcosa di cui oggi si parla troppo poco a causa della crisi che stiamo tutti vivendo. Tutto è connesso con la disuguaglianza che regna tra le parti sociali.

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Per quanto riguarda l'aspetto visivo dello show, come avete ricreato ambienti così diversi tra loro?
Manson: Con il production designer Barry Robison abbiamo ideato un sistema di vagoni ricostruiti dentro un container per le spedizioni marittime modificato, in modo da poter muovere le scenografie sulle ruote e connetterle secondo le esigenze della sceneggiatura. Non tutti i set erano mobili, ma molti sì. La possibilità di girare intere inquadrature in cui i personaggi si muovono attraverso i vagoni ha offerto la possibilità di visualizzare il senso di claustrofobia che provano. Un altro aspetto che volevamo restituire del film era che dietro ogni porta puoi trovare un mondo selvaggio ma anche affascinante. Allo stesso tempo abbiamo definito al meglio le differenze tra le tre classi, con le stanze ampie ed eleganti della prima, quelle più piccole ma ancora arredate della seconda, e infine i vagoni spogli e strettissimi della terza.

Abbiamo appena cominciato ma sappiamo già che ci sarà una seconda stagione: cosa potete anticiparci?
Diggs: Posso dire che nella seconda stagione troveremo Andre in una posizione molto diversa da quella in cui lo abbiamo visto nella prima. Cercherà di ridefinire cosa significa per lui la rivoluzione che sta portando avanti, adesso che si trova a detenere più potere e maggiori responsabilità. E dovrà affrontare un nuovo nemico!



  • Critico cinematografico
  • Corrispondente dagli Stati Uniti
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