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Se Carrie Bradshaw avesse 30 anni di meno

Arriva su FoxLife The Carrie Diaries. Prima del sesso, prima di Vogue e prima di Mr. Big c'era solo Manhattan, quella degli anni '80. C'era la sua scoperta e la scoperta di se stessi.

Se Carrie Bradshaw avesse 30 anni di meno

Tutti conoscono Carrie Bradshaw. Anche chi non ha mai visto Sex and the City in tv, o non ha mai letto l’omonimo romanzo di Candace Bushnell sul quale la serie di HBO si basava. Non a caso, nel 2010 la rivista americana TV Guide la accreditò come il secondo personaggio televisivo migliore di tutti i tempi. Carrie è una donna che molte donne hanno sognato d’interpretare almeno una volta nella vita, perché di successo, indipendente, ben vestita e sicura di sé. Una donna nella quale molte altre donne si riconoscevano, perché come lei hanno combattuto i tormenti del cuore, divise tra amore romantico e passionali avventure di una notte e via. Una donna che, come tutte le donne, ha dovuto prima essere una ragazza: una fase della sua vita che l’ha cambiata profondamente, lanciandola verso quel destino come scrittrice freelance, fashinista incallita e amica di amiche autentiche a New York. Quando si ripensa all’adolescenza di Carrie, come ha fatto recentemente l’ideatrice di The Carrie Diaries Amy B. Harris, e si distoglie l’attenzione dal personaggio per osservare il mondo attorno, spalline vistose e acconciature ancora più vistose ricordano subito gli anni Ottanta a chi ha avuto la fortuna di viverli. Curiosamente, The CW, la rete su cui la serie va in onda negli Stati Uniti, aveva tentato di ambientare un teen drama in quegli anni già nel 2009, con Valley Girls, lo spin-off di Gossip Girl. L’idea era interessante ma il soggetto – le esperienze di gioventù di Lily van der Woodsen, la madre di Serena – non altrettanto, anche con il coinvolgimento di attrici adorabili come Krysten Ritter (Non fidarti della str**** dell’interno 23) e Brittany Snow (American Dreams), e lo sviluppo si tradusse in un nulla di fatto.

Ma con Carrie Bradshaw il paio di maniche era un altro. La sua adolescenza era un altro paio di maniche. E lo era anche il fatto che l’idea questa volta aveva le spalle coperte non solo da una serie il cui successo planetario è difficilmente quantificabile tuttora, quasi dieci anni dopo la conclusione, ma anche da una scrittrice, Bushnell, la quale alle prime avventure di Carrie a New York aveva fatto più di un pensierino nel 2010 con il romanzo prequel Il diario di Carrie, cui è seguito l’anno dopo Summer and the City. La storia, al via il 2 settembre su FoxLife con due episodi ogni lunedì alle ore 21:00, inizia nel 1984, con una Carrie (interpretata da una AnnaSophia Robb benedetta dall’interprete originale Sarah Jessica Parker) un po’ più giovane dell’età che il personaggio avrebbe dovuto avere in quel periodo. La sedicenne, da pochi mesi orfana di madre, comincia il terzo anno di liceo in una piccola realtà di provincia che gli sta stretta e non la entusiasma. Colpa della pettegola arcinemica Donna LaDonna (Chloe Bridges), della sua condizione di unica vergine del gruppo di amici, e di una famiglia intorpidita dalla recente tragedia, tra un padre sopraffatto dalle tante nuove responsabilità e una sorella risentita per il rapporto speciale che Carrie aveva con la madre.

The Carrie DiariesCome accade puntualmente quando si tocca il fondo e si può solo risalire, una nuova opportunità rimette tutto in discussione. Durante l’estate Carrie ha conosciuto Sebastian Kydd (Austin Butler), un ricco e affascinante ragazzo di città. L’attrazione tra i due è evidente, ma la loro intesa ha basi più profonde per via delle difficili esperienze familiari che entrambi hanno vissuto. Quando lei gli dice con cognizione di causa che “Nessuno sta bene senza la mamma”, il treno in viaggio verso la terra del romanticismo è pressoché incontrollabile. Un’esperienza contrassegnata da tante prime volte, come tante sono le prime volte che Carrie ha la possibilità di saggiare quando Tom (Matt Letscher), suo padre, la sorprende con la notizia che potrà raggiungere regolarmente Manhattan per frequentare uno stage presso uno studio legale. E’ il trampolino di lancio che Carrie sognava da tempo. La prima opportunità vera di lasciarsi Castlebury alle spalle e vivere una grande avventura, benché questo significhi prendere le distanze (fortunatamente solo in parte) dai suoi amici – Maggie (Katie Findlay), Mouse (Ellen Wong) e il sessualmente confuso Walt (Brendan Dooling) – e dalle loro questioni altrettanto urgenti.

Durante il suo primo giorno a New York, Carrie incontra Larissa Loughlin (Freema Agyeman), giovane redattrice della rivista Interview. Si tratta probabilmente di una delle persone più influenti nella vita di quest’aspirante scrittrice con la mente aperta. Larissa conosce le persone giuste e le feste giuste, ha uno spiccato senso dello stile e non vede l’ora di condividere tutto il suo sapere con l’ultima arrivata. Elementi questi che rendono vivido il piacevole ricordo di Sex and the City, anche se il passo più importante in questa direzione The Carrie Diaries lo compirà nella seconda stagione, con l’introduzione di Samantha Jones (Lindsey Gort), una delle tre migliori amiche di sempre di Bradshaw, presentata come la cugina bella e sexy di Donna. A scanso di equivoci, visto che la prima andò in onda su una rete via cavo famosa per la sua audacia mentre la seconda si rivolge a un pubblico prevalentemente di minori su un canale nazionale, il sesso non diventa improvvisamente un argomento tabù. Sebbene il grande amore di Carrie in questi primi episodi sia Manhattan, il sesso, che fu un tema centrale in Sex and the City, non passa in secondo piano. The Carrie Diaries esplora la sessualità adolescenziale in modo più reale rispetto a gran parte degli altri teen drama. In modo particolare quelli in cui i protagonisti erano adolescenti nati quando la giovane Carrie di costrizioni sociali ne avevano infrante già un sacco.

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