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Scopriamo Bates Motel, il prequel di Psycho

Debutta il 18 marzo negli Stati Uniti Bates Motel, il nuovo drama horror di A&E co-ideato da Carlton Cuse, l'ex produttore esecutivo di Lost. Scopriamolo in anteprima.

Scopriamo Bates Motel, il prequel di Psycho

Bates Motel è una delle novità più attese di questo 2013 e il produttore esecutivo Carlton Cuse (famoso per aver mosso i fili dietro le quinte di Lost) ha avuto finalmente modo di parlarne in modo esaustivo all’incontro di venerdì con i giornalisti della Television Critics Association al TCA Press Tour. Dopo essersi imposta sulla scena televisiva americana con il nuovo drama western Longmire, che la scorsa estate ha appassionato oltre 4 milioni di spettatori ogni settimana, la rete via cavo A&E fa l'occhiolino a uno dei generi più amati del momento in tv, l’horror, proponendoci una storia che torna alle origini del mito. Cuse e l’ex sceneggiatrice di Friday Night Lights Kerry Ehrin saltano a piedi uniti le visioni post-apocalittiche di The Walking Dead e quelle psicosessuali di American Horror Story per qualcosa di più riconoscibile, concreto e circoscritto: la formazione di Norman Bates, il famoso personaggio letterario ideato da Robert Bloch, nome ricorrente in numerosi adattamenti, tra cui il film del 1960 di Alfred Hitchcock Psycho. La riconoscibilità di Norman in Bates Motel si limita tuttavia quasi esclusivamente al suo nome e cognome, dal momento che quanto raccontato nei libri e nelle pellicole cinematografiche non è e non sarà vincolante per la storia che cominceremo a scoprire in tv dal 18 marzo, dapprima negli Stati Uniti. Su questo Cuse è stato chiaro. Nonostante la popolarità del franchise, creare una serie che si limitasse a giustificare quanto era stato fatto da altri sarebbe risultato creativamente e visivamente poco interessante.

“C’è una certa quantità del bagaglio lasciato dall’intero lavoro precedente sul franchise di Psycho, ma c’è anche molto altro”, ha detto Cuse. “Ci conformiamo alla versione del personaggio vista nel film [del 1960], ma non ci sentiamo letteralmente vincolati, come qualcuno ha chiesto, ad avere nella serie un personaggio come Marion Crane”. Bates Motel non è neppure un procedurale, con l’omicidio della settimana da risolvere e una storia completamente diversa la volta dopo. “Come tutti i migliori show serializzati, ad esempio Breaking Bad o Homeland, ha una storia che si dispiega nell’arco dei dieci episodi”, ha continuato Cuse. “E ci sono alcuni ami che, è quello che ci auguriamo, ci portano verso una seconda stagione. Non ci limitiamo a risolvere un determinato crimine. Ci sono una moltitudine di misteri”. Nella serie, il personaggio interpretato per primo da Anthony Perkins ha il volto più giovane e pulito di Freddie Highmore (La fabbrica di cioccolato). Come abbiamo detto, Norman non è ancora il famigerato serial killer che tutti conosciamo. Siamo in quel periodo della sua adolescenza durante il quale il suo rapporto con la madre Norma - con la quale apre uno sfortunato motel a ridosso della strada, pochi passi più in là dalla collinetta che ospita la loro tetra casa gotico-vittoriana - comincia a essere determinate nella crescita del ragazzo e del futuro uomo. E’ in questi luoghi che si consuma la follia omicida del giovane Norman. Una follia che, inevitabilmente, si ripercuote e influenza il personaggio di Norma.

Nondimeno, si è prestata molta cura nel sottolineare come il ritratto di Norma compiuto da Vera Farmiga (Tra le nuvole) sia più simpatico di quanto ci si possa aspettare, soprattutto ripensando a quello che abbiamo visto finora al cinema e in tv. “Mi sono messa nei suoi panni con l’intento di prendere le sue difese”, ha detto l’attrice. “Per come la vedo, [quello nella serie] è un bel ritratto della maternità. Una lettera d’amore molto bella tra una madre e suo figlio. C’è un dipinto della Madonna di Edvard Munch. E’ deformato, come se trasudasse il sacro e il profano, ed è psicologicamente coinvolgente. E’ in questo modo che mi sento nei panni di Norma. Lei è come un parco divertimenti per un’attrice”. Ma Bates Motel non si limita a raccontare le dinamiche del rapporto tra Norman e la madre. Numerosi altri personaggi orbitano attorno al protagonista. Sia nell’ambito familiare, dove Max Thieriot interpreta il fratello Dylan, sia in quello tipico di un qualunque adolescente, a cominciare dalla scuola. Qui il contrasto principalmente si consuma con Richard Slymore (Richard Harmon, The Killing), un tipo intelligente e popolare il quale tollera poco la presenza di Bates quando l’arrivo di quest’ultimo attira l’attenzione della sua fidanzata, Bradley Kenner (Nicola Peltz), la cui bellezza naturale maschera una profondità anomala per una ragazza della sua età. Tra i compagni di classe di Norman c’è anche Emma (Olivia Cooke), il cui debole per l’avventura è tradito da un problema medico.

Conoscendo i trascorsi di Cuse in Lost, qualcuno gli ha chiesto se la sua nuova creatura ruba qualche ingrediente al soprannaturale. “Non si sono orsi polari, né mostri di fumo, questo è certo”, ha detto il produttore con torno scherzoso. Ci sarà però un uomo immortale, o meglio, l’attore che interpretò Richard Alpert nella serie di ABC, Nestor Carbonell. Nell’uniforme dello sceriffo Royce Romero, nel quale sembra celarsi qualcosa di sinistro, Carbonell affianca Mike Vogel (Pan Am), che ha firmato per la parte del suo vice, Zach Shelby, un sociopatico dal fascino indubbio, non solo a livello fisico. In che modo i due interagiscono con Norman ce lo dirà soltanto il tempo, ma di una cosa Highmore è già sicuro: “Il fatto che il pubblico conosca Norman non vuol dire che tutti sappiamo come andrà a finire. Nulla lascia pensare che finirà col diventare uno psicopatico. Sarà la conseguenza diretta della sua educazione? Ha a che fare con il dibattito tra istinto naturale e formazione. Lui è proprio così o lo diventa a causa dello strano rapporto intimo con la madre? Questo incoraggerà il pubblico a chiedersi: ‘Beh, se mi fossi trovato in quella situazione, se avessi ricevuto l’educazione ricevuta da Norman, sarei stato diverso da lui?’. Sapete, tutti perdiamo un po’ la testa a volte”.

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