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Quando lo spionaggio diventa accattivante

Dai produttori della trilogia The Bourne, uno spy drama il cui livello d'azione fermerà i rimpianti per Alias e 24. E' Covert Affairs, in onda su Mya.

Quando lo spionaggio diventa accattivante

Negli ultimi cinque anni la rete via cavo USA ha lavorato duramente sulla propria immagine, riuscendo con i suoi numerosi show originali a guadagnarsi una posizione di prestigio nel panorama televisivo americano. USA ha capito che i procedurali, in modo particolare i crime drama, possono sembrare meno abitudinari e sequenziali (quindi tendenzialmente meno noiosi) se alle indagini si combinano elementi come l’azione, il pericolo e la furbizia, ma soprattutto se al centro della narrazione si pone un unico protagonista dai lineamenti del carattere ben definiti, che è anche un personaggio carismatico e affascinante, chiamato a stimolare diverse zone del cervello del telespettatore, non solo quella impegnata a decifrare il codice che si cela dietro ogni crimine.

Dentro questa categoria si colloca perfettamente Covert Affairs, recente creazione in onda dal 22 aprile ogni venerdì alle ore 21:00 su Mya (Mediaset Premium Gallery). Infatti, ci troviamo di fronte a uno spy drama adrenalinico - con elementi tipici del genere come gli inseguimenti, le esplosioni, le missioni sotto copertura - in cui la protagonista è una sensuale 28enne che ogni uomo e donna ammirerebbe per ragioni differenti. Annie Walker è una donna indubbiamente bella, la quale dopo qualche minuto sorprende per la sua tempra d’acciaio, parametro essenziale per un’agente della CIA. Strappata senza troppi complimenti dall’addestramento che la stava aiutando a liberarsi delle sue ultime debolezze, Annie è arruolata come agente operativo. Il lavoro sul campo, però, le dimostra velocemente di non aver ottenuto la promozione solo perché la merita - questo vuol dire che lungo il cammino combinerà dei pasticci un paio di volte - bensì perché ha un legame con un ricercato cui la CIA sta dando la caccia, Ben, un suo ex amante. Fortunatamente, Annie può beneficiare di un sostegno professionale e umano: quello del collega Auggie Anderson (Christopher Gorham), un tecnico che ha perso la vista in missione, e della sorella Danielle (Anne Dudek), la quale in realtà è all’oscuro della sua doppia vita.

Da una parte USA ci offre uno show in cui il livello d’azione è davvero intenso, con una protagonista che gioca con i travestimenti, supera gli ostacoli con salti sempre più acrobatici e cerca di uscire indenne da agguati infuocati. Dall’altra, tutto ciò non sarebbe così credibile se questa stessa protagonista non fosse in grado di esercitare un fascino innato anche nelle situazioni più improbabili per la maggior parte delle persone normali. C’è da dire che il merito va tanto agli sceneggiatori, che hanno caratterizzato i personaggi in modo molto convincente, quanto all’interprete di Annie, Piper Perabo, la quale conserva lo stesso appeal dei tempi in cui si presentò al mondo come la giovane barista che sognava una carriera da cantante nel film Le ragazze del Coyote Ugly. Perabo si fa ammirare sicuramente per il suo fisico allenato, ma ancora di più per la maestria con la quale esprime attraverso la sua mimica le emozioni di Annie: la confusione, la determinazione, la gioia, la paura. Non per niente all’inizio di quest’anno l’è stata attribuita la nomination ai Golden Globe come migliore attrice in una serie drammatica. E sebbene sia presente una storia orizzontale, il modo in cui ogni episodio segue un singolo caso, permette alla tensione di restare alta, andando a incidere sul grado di divertimento (inteso come intrattenimento) di ogni situazione. In definitiva è come se la serie tv Alias si fosse scontrata violentemente con il thriller 24, dando vita a qualcosa di assolutamente accattivante.

Come nella tradizione delle serie USA, e non è un caso che negli Stati Uniti lo show sia stato affiancato a White Collar, Covert Affairs evita di prendersi troppo sul serio, combinando tutto ciò di cui abbiamo parlato finora a momenti più leggeri, in cui i sospiri di sollievo sono colorati dal surrealismo di certe situazioni e dall’umorismo di un personaggio altrettanto affascinante come l’agente interpretato da Gorham (lui si era fatto amare già in Ugly Betty, un po’ meno negli ultimi episodi di Harper’s Island). Non dimentichiamo poi che Annie deve fare i conti con il proprio passato nebuloso, il quale pare sia intrecciato ad alcuni misteri celati dalle porte della CIA, un organismo per definizione impenetrabile. E’ un bilanciamento che ancora una volta in una serie USA funziona bene, aiutando lo show ad apparire credibile e il telespettatore ad abituarsi a una figura che caso dopo caso diventa sempre più ingombrante, però senza smettere di essere quella che si potrebbe definire una “spia della porta accanto”.

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