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Nightflyers: Eoin Macken ci parla della nuova serie fanta-horror di Netflix

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In streaming dal 1° febbraio, il drama si basa sulla novella omonima di George R. R. Martin.

Nightflyers: Eoin Macken ci parla della nuova serie fanta-horror di Netflix

Basato sulla novella omonima di George R. R. Martin, lo stesso autore dietro i romanzi che hanno ispirato Il Trono di Spade, Nightflyers, serie horror fantascientifica con protagonista tra gli altri Eoin Macken (visto anche in The Night Shift e Merlin), arriva in streaming su Netflix venerdì 1° febbraio con tutti gli episodi della prima stagione. Ambientata nel 2093, la serie segue le vicende di otto scienziati anticonformisti e di un potente telepatico imbarcatisi in una spedizione diretta ai limiti estremi del sistema solare, a bordo di una navicella spaziale con un affiatato equipaggio e un capitano solitario, nella speranza di entrare in contatto con forme di vita aliena. Una serie di eventi misteriosi e devastanti inizia però a minacciare la missione, portando i membri dell'equipaggio a dubitare gli uni degli altri mebtre sopravvivere al viaggio si rivela più difficile di quanto chiunque potesse immaginare. Abbiamo incontrato Macken a Londra. Ecco cosa ci ha raccontato dl suo ruolo e dell'esperienza nello show.

L'intero aspetto della serie è molto bello e "stiloso" - tutto il set, dall'astronave alle uniformi. È importante per te apparire bene, essere bello?
[Ride] Non è stata una mia scelta, mi sono solo vestito come mi dicevano, mi son messo quello che mi davano. La costume designer è stata fantastica, ha fatto un gran lavoro. Si chiama Magali Guidasci, è francese, e ha passato molto tempo a disegnare questi costumi, cercando di cogliere la struttura dei personaggi nel libro. Perché anche il linguaggio visivo del set è importante.

Mi ha dato l'idea di uno stile vintage, ma allo stesso tempo molto moderno.
Sì, direi che ha un filtro dal sapore rétro. Credo sia molto affascinante.

Chi è Karl per te? Quali sono le cose che ti affascinano di più del tuo personaggio?
In superficie, Karl è un astrofisico che ha scoperto la possibilità che ci siano forme di vita aliena intelligenti, e con il suo gruppo di scienziati - di cui è il leader de facto - sta cercando di creare dei contatti, ma allo stesso tempo non capisce tanto il motivo per cui lo stia facendo. Ed è ossessionato dal viaggio, anche personale, che sta intraprendendo, perché ha anche una componente molto emotiva per lui, tanto da metterlo in un conflitto piuttosto forte. Quindi deve assolutamente concentrarsi su quello che davvero è importante per lui. E penso che Karl finisca col confrontarsi con scelte molto personali, ovvero cosa potrebbe essere meglio per l'umanità rispetto a quello che potrebbe essere meglio per lui. Cosa che trovo molto affascinante da un punto di vista umano. Un sacrificio personale contro il resto dell'umanità, o viceversa? Ciò che vuoi tu è più importante di qualsiasi altra cosa?

C'è la componente forte della paura, in effetti. Posso chiederti quali sono le tue paure? E cos'è la paura per te?
Non ci penso da molto tempo, in effetti. Karl fa i conti con la paura di perdere qualcosa, per cui penso che valga lo stesso per me. Perdere la mia famiglia, e non quello che potrebbe succedere a me, ma quello che potrebbe succedere a loro. Credo che questa sia la mia paura più grande.

Nightflyers

Conoscevi la novella originale di Geroge R. R. Martin?
No, non la conoscevo fino a che non ho letto la sceneggiatura, e poi ho deciso di leggerla, e di leggermi tutta la serie di racconti.

Martin la descrisse come Psycho ambientato nello spazio.
Sì, capisco questa definizione, è molto plausibile, credo ci siano più livelli in effetti. Quello che mi affascina nel libro sono le parole che usa e che cerchiamo di rendere nello show: una visione psico-horror estenuante, con la domanda che ogni serie tv o film di fantascienza dovrebbe tenere sempre presente - perché vogliamo incontrare forme di vita aliena. Perché? Non per fare conversazione, ovvio, ci sono domande etiche alle quali dover rispondere.

Forse perché il racconto è degli Anni '80? La scienza nel frattempo è andata molto avanti. Quali sono le tue opinioni sulla fantascienza? Dove ti poni? Credi all'esistenza di forme vita extraterrestri? Credi ci saranno dei contatti con gli alieni? Credi a questa possibilità?
Ah, potrei dire di sì. Personalmente, penso di sì. Oddio, non so in effetti, c'è ancora talmente tanto da esplorare, nell'universo, nelle galassie. Credo ovviamente che ci sia qualcosa, ma poi bisogna capire quanto la scienza possa affrontare davvero determinate cose. Abbiamo già molto da fare con l'ingegneria genetica, e la possibilità di clonare, ma siamo abbastanza avanzati per andare oltre questo? Questa contraddizione tra quanto la scienza spinga sulla nostra vita quotidiana e quanti limiti ci siano in questa stessa scienza mi affascina e mi spaventa al tempo stesso.

Com'è stato per te essere impegnato in una serie lunga 10 episodi, considerando le tue precedenti esperienze anche come regista?
Mi piace molto essere in uno show televisivo, e sono stato fortunato ad avere avuto accanto sempre persone fantastiche, e i personaggi che mi sono trovato ad interpretare. Questa serie in particolare ha uno sviluppo del personaggio molto particolare e molto potente a mio avviso, e mi è piaciuto moltissimo parteciparvi perché è stato anche un lungo viaggio emotivo per me. E credo che la cosa sia stata importante anche ai fini stessi dello show. È stato molto piacevole ma anche molto stancante per la complessità del personaggio di Karl. È stato un divertimento che mi ha lasciato esausto, ecco.

La realtà di Netfilx sta diventando sempre più potente. Ha fatto sentire più pressioni?
No, non c'è stato niente di diverso da qualsiasi altra produzione per la quale abbia lavorato, e non ho visto niente di diverso rispetto ad altre produzioni. Anzi, Netflix ha dato molta libertà creativa ai produttori, molta fiducia e molta disponibilità a noi attori di esplorare davvero a fondo i nostri personaggi.

Nightflyers

Cosa significa per un attore avere una notorietà improvvisa, nel bene e nel male, grazie a una serie trasmessa allo stesso tempo in molti Paesi?
Uhm interessante, non ci avevo mai pensato prima in effetti, ma credo che siano più i social media a creare questo effetto in realtà. Sono a mio avviso i social media che spingono le serie tv e i film in un modo che non si è mai visto prima, che rasenta quasi la manipolazione in effetti. Ma, onestamente, non ti saprei dire di più, dovresti rifarmi questa domanda tra un paio d'anni!

Qual è il tuo rapporto con il cinema, ci vai?
Sempre. Troppo spesso, anzi. Davvero, sono malato, vado di frequente al cinema da solo, mi piace la quiete del luogo e potermi immergere in storie sempre diverse. Mi piace moltissimo. Mi piace il linguaggio cinematografico e mi piace molto quello che sta facendo Netflix. Un linguaggio cinematografico suo, disponibile a tutti, in un'operazione che credo non sia mai esistita prima. 

Cosa ti ha attratto verso questa professione e cosa ti ha reso ciò che sei oggi?
Per me è principalmente lo scopo di raccontare delle storie. Cercare di capire come funzionano le persone, come reagiscono in alcune situazioni. Il motivo per cui recito e soprattutto scrivo è vedere le persone affrontare numerosi e diversi viaggi. Credo che questo sia per me la cosa in assoluto più interessante dell'essere un filmmaker. Mentre recitare è provare sulla mia pelle le reazioni di quello che altre persone provano. Ma direi in assoluto, osservare le persone.

Film che ti hanno influenzato o scioccato?
Scioccato? In che senso? Ci sono un mucchio di film che mi hanno scioccato! Il Decalogo 5, di Kieslowski, mi fece avere una reazione molto forte, dal punto di vista della forma e della morale. Ma amo il suo lavoro tout court, in particolare anche Tre colori - film blu e L'odio, di Mathieu Kassovitz. Posso dire che questi sono stati i film che, guardandoli, mi hanno attirato molto verso il cinema. Avevo 18 anni quando ho cominciato a "fare" cinema, ma prima ho letto davvero tanto.

Stai lavorando ad altri progetti?
Sì, ho finito di adattare un libro irlandese, Here are the young men di Rob Doyle, che è un mio amico, che poi ho diretto e che ora è in post-produzione. Proprio stamattina, ho ricevuto la musica da Ryan Potesta. Sono molto elettrizzato!

Quindi se ti chiedessero di dover assolutamente scegliere tra la recitazione e la scrittura o la regia, cosa sceglieresti?
Davvero non saprei, perché ne sarei incredibilmente irritato - mi piace essere coinvolto in tutto il processo creativo, è così che creo le storie. Come attore, mi piace moltissimo essere guidato da altri, e lavorare con il regista, perché ha uno sguardo diverso dal tuo, ma poi mi piace molto lavorare con gli attori mentre dirigo, perché si gioca con la stoffa della storia. Davvero non saprei. Recitare mi piace per l'idea di essere la storia di qualcun altro.

Sei felice? Ti rende felice tutto questo?
Sì, davvero molto.



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