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Lo spettacolo più bello del mondo, che in Italia non vedremo mai?

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Perché Netflix non arriva in Italia e quale sarebbe eventualmente il danno?

Lo spettacolo più bello del mondo, che in Italia non vedremo mai?

La scarsa penetrazione della banda larga, le difficoltà connesse alla cessione dei diritti, il fenomeno diffuso della pirateria online, l’ancora lenta diffusione delle smart tv e del loro effettivo utilizzo come dispositivi connessi alla rete Internet, un mercato apparentemente già saturo, quell’inglese visto ancora come un estraneo... La questione sul mancato arrivo di Netflix in Italia, diversamente da quanto è accaduto in gran parte del resto d’Europa, è ampia e complessa. Alcuni potrebbero sostenere che non se ne senta il bisogno; del resto House of Cards e Orange Is the New Black siamo riusciti a vederle ugualmente. Tuttavia è sufficiente parlare di Netflix come di un servizio che, con pochi euro al mese (molti meno di quanti siamo costretti a spenderne oggi per avere una copertura completa dell’offerta), permette di vedere senza limiti e da qualunque dispositivo centinaia di migliaia di film e serie tv, incluse le novità più richieste, per carpire un luccichio in quegli occhi diffidenti. Anche negli occhi di coloro che simili contenuti sono abituati a cercali inoltrandosi fino ai meandri più reconditi della rete, facendo i conti con tediosi pop-up e streaming di qualità infima.

LA SITUAZIONE ATTUALE. Se fino a qualche mese fa, con l’arrivo di Netflix in Francia, Germania, Svizzera, Austria, Belgio e Lussemburgo (in aggiunta a Regno Unito, Norvegia, Svezia e Olanda) e non in Italia aveva portato l’umore dei ruffiani ai minimi storici, oggi la situazione è più confortante. Di annunci ufficiali non ce ne sono ma voci sempre più insistenti dicono che l’approdo di Netflix nel bel paese sia possibile e pesino imminente. Forse tra la fine del 2015 e l’inizio del 2016. E un segnale incoraggiante negli ultimi giorni è arrivato dalla notizia che, tra le lingue richieste ai language specialist che Netflix sta cercando per i suoi servizi di geolocalizzazione, c’è anche l’italiano.

NetflixIn questa fase un avvicendamento sembrerebbe la via più facilmente percorribile per il colosso californiano. È altrettanto recente la voce secondo cui siano in corso timide trattative con i fornitori di connettività, Telecom Italia su tutti, che da una simile partnership trarrebbe un doppio vantaggio: nuovi clienti e un Timvision, il servizio di video on demand proprietario di Telecom (un’evoluzione del vecchio Cubovision), più concorrenziale in un mercato al momento dominato da Sky con Sky Online e Mediaset con Infinity. Anche dal punto di vista dei contenuti. Un aspetto questo importantissimo, visto che un grande limite per la diffusione di questi servizi in Italia è proprio la lacunosità dei cataloghi, in aggiunta ai prezzi delle opzioni di abbonamento alti e spesso poco inclusivi.

UNA “GUERRA” GLOBALE. Gli analisti sostengono che molto presto Internet farà alla tivù tradizionale quello che la tivù tradizionale fece a suo tempo al cinema. Se allora il leitmotiv della rivoluzione era “Comodità”, oggi è “Flessibilità”. Netflix non solo sta cambiando il modo di guardare la tivù, sta anche stravolgendo – se non annullando del tutto – quella serialità che per i network è stata una regola ferrea per decenni. Nessun palinsesto ma tre semplici parole: tutto e subito. E se il binge watching (la visione ininterrotta di una grande quantità di episodi appartenenti a una serie televisiva) diventa una pratica diffusa e apprezzata per i contenuti originali e le produzioni rispolverate dagli annali (nell’ultimo periodo molto gradita è stata l’acquisizione dei diritti di tutti gli episodi di Friends e Una mamma per amica), Netflix sta “attaccando” la tivù tradizionale anche acquisendo a suon di milioni di dollari e rendendo subito disponibili gli stessi contenuti da essa diffusi solo poco tempo prima. Angents of S.H.I.E.L.D. e The Blacklist sono solo alcune delle ultime serie entrate di recente nel suo immenso catalogo.

Quindi, perché barcamenarsi per essere davanti al televisore proprio a quell’ora di quel giorno della settimana quando Netflix offre la possibilità di vedere i propri show preferiti quando si preferisce e come si preferisce? Mentre in Italia, in modo paradossale, i gruppi già presenti sul mercato guardano al ritardo nello sviluppo della banda larga come a un alleato contro l’ingresso del principale competitor, sicuramente il più temuto, negli Stati Uniti qualcuno sta dimostrando di non volerne sapere di stare a guardare. Di recente sia HBO sia CBS hanno annunciato o lanciato dei servizi standalone analoghi, attraverso i quali poter attingere alle rispettive offerte presenti e passate senza particolari limiti. Netflix conta però 60 milioni di abbonati nel mondo, e rappresentare una seria offensiva ad esso rimane per ora una strada in salita.

RIVOLUZIONE ANCHE NEI CONTENUTI. “Flessibilità” non è l’unico cavallo di battaglia di Netflix. L’importanza che il brand sta acquisendo nel mondo nasce altresì dall’originalità dell’offerta. Netflix non offre solo contenuti, li produce anche. E, allo stesso modo del via cavo, come tivù online ha il vantaggio di non dover essere troppo castigata. Spinta dal successo di pubblico e critica di House of Cards e Orange Is the New Black, il gigante dello streaming sta per entrare nel biennio creativamente più caleidoscopico dalla sua nascita nel 1997.

Un’offerta che abbraccia tutti i generi e tutte le età. Ci sono i drama storici Marco Polo (la prossima serie a debuttare) e The Crown. La prima, creata da John Fusco (Il regno proibito) e interpretata dall’italiano Lorenzo Richelmy, racconta le avventure del famoso esploratore nella Cina del XIII secolo e ha fatto sollevare le sopracciglia quando pochi giorni fa Netflix ne ha rilasciato il primo trailer (ve lo riproponiamo qui basso). L’altra, scritta dallo sceneggiatore nominato a due Oscar Peter Morgan (Frost/Nixon, The Queen), che si prevede costerà qualcosa come 100 milioni di dollari per appena 10 episodi, ripercorre il regno di Elisabetta II.

C’è chiaramente la fantascienza. Grazie a un accordo con Marvel, nei prossimi 4-5 anni Netflix e Marvel Television produrranno quattro serie tv e una miniserie crossover incentrate su Daredevil, Jessica Jones, Iron Fist e Luke Cage. Il primo avrà il volto di Charlie Cox (Boardwalk Empire) e le sue storie si avvarranno del prezioso contributo di Steven S. DeKnight, l’ideatore di Spartacus. Inoltre, Between immagina un pezzo di mondo in quarantena dopo che una misteriosa malattia uccide nelll’area interessata chiunque sopra i 21 anni, mentre in Sense8 (dell’ideatore di Babylon 5 J. Michael Straczynski) un gruppo di estranei provenienti da diverse parti del mondo, dopo essere rimasti coinvolti nel medesimo e violento avvenimento, si ritrova mentalmente ed emotivamente connessi mentre una misteriosa entità gli dà la caccia.

NetflixLA FAMIGLIA, QUALUNQUE FORMA ABBIA. La coralità delle due teste di serie di Netflix si riproporrà poi in Bloodline, thriller familiare degli ideatori di Damages in cui quattro fratelli adulti (Kyle Chandler, Ben Mendelsohn, Linda Cardellini e Sam Shepard) si confrontano e si scontrano sui reciproci drammi e segreti (qui il teaser trailer); in Grace and Frankie, comedy nella quale i veterani della recitazione Jane Fonda, Lily Tomlin, Martin Sheen e Sam Waterston interpretano due coppie scoppiate dopo la scoperta che i mariti, segretamente innamorati da anni, hanno deciso di uscire allo scoperto e sposarsi; e in Narcos, che vanta tra i suoi protagonisti lo stesso Pedro Pascal de Il Trono di Spade, la storia degli sforzi compiuti da un gruppo di agenti tra la fine degli anni ’80 e i primi anni ’90 per contrastare la diffusione nel mondo dei cartelli della droga, incluso il terribile cartello di Medellín.

Non ultime le proposte per il pubblico più giovane. Netflix ha ordinato recentemente una serie per ragazzi basata sul cartone animato degli anni ’80 che ha ispirato anche il film Richie Rich: Il più ricco del mondo, e una versione aggiornata della serie animata Allacciate le cinture! Viaggiando si impara. Si sta interessando inoltre a un dramedy ispirato dalla popolare raccolta di libri per bambini di Daniel Handler Una serie di sfortunati eventi.

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