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Le Serie TV più sopravvalutate di tutti i tempi

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C'è mai stata una volta in cui vi siete chiesti: “Ma cosa ha di speciale questa serie tv di cui parlano tutti?”.

Le Serie TV più sopravvalutate di tutti i tempi

Ogni anno, secondo le statistiche, vengono prodotte ben oltre quattrocento Serie TV solo tra America, Gran Bretagna, Francia, Italia, Germania e Spagna. Di queste quattrocento produzioni e passa, gli appassionati di tutto il mondo ne vedranno almeno cinquanta senza rendersene conto, i curiosi si fermeranno attorno ad una ventina, mentre i fan del dato attore, regista o sceneggiatore dedicheranno il proprio tempo ad un massimo di dieci storie diverse. Ed è molto probabile che, per scegliere cosa guardare, tutte e tre queste categorie di spettatori seguiranno i consigli degli amici più informati, della stampa, dei talk show e dei programmi televisivi. Perché, diciamocelo, siamo tutti un po’ figli del sistema, e non dobbiamo assolutamente vergognarcene. Ma c’è mai stata una volta in cui vi siete chiesti: “Ma perché tutto questo hype?”, “cosa ha di così speciale questa serie tv?”, “ma devo proprio arrivare fino alla fine?”. Nella maggior parte dei casi, domande del genere vengono in mente quando una storia dalle ottime premesse e con dei personaggi interessanti finisce per ripetersi fino all’esasperazione, perdendo di significato ad ogni nuovo episodio e trasformandosi in una caricatura di se stessa. Senza avere la presunzione di credere che possa essere un’opinione condivisa da tutti, abbiamo quindi raccolto in questa lista alcune tra le Serie TV più sopravvalutate di tutti i tempi.

Glee

Era il 2009 quando debuttò in televisione Glee, la serie creata da Ryan Murphy, diventando un successo istantaneo in tutto il mondo, e a buon diritto. La prima stagione era originale, coinvolgente, esilarante e affrontava tematiche controverse come il bullismo e l’educazione scolastica da una prospettiva finalmente diversa, utilizzando le canzoni più famose della storia della musica per raccontare le vite dei protagonisti. Tuttavia, fin dall’inizio, risultava difficile digerire il fatto che una serie incentrata su un coro avesse una resa sonora così finta: nonostante tutti gli attori scelti abbiano più volte dimostrato di essere perfettamente in grado di cantare, in ogni puntata della serie avevano delle voci artificiali per colpa dell’uso eccessivo dell’auto-tune. Per giunta, di stagione in stagione la serie ha preso una piega sempre più da soap-opera strappalacrime, ripetendo fino all’esasperazione le stesse identiche dinamiche tra i vari personaggi, che sono stati ridotti a stereotipi ambulanti. Insomma, uno spreco.

The Walking Dead

Sono nove anni che aspettiamo di scoprire che cosa abbia causato il virus che ha fatto risvegliare i morti. Nove anni che si va avanti a cliffhanger, che spuntano fuori altri cattivi da sconfiggere, vengono uccisi tanti zombie quanti esseri umani, che qualcuno piange per la disperazione, qualcun altro scappa, c’è chi perde un occhio, chi un braccio... Ma basta! Perfino Andrew Lincoln, il protagonista assoluto della serie, si è dato alla fuga e ancora non è stata neanche annunciata una fine? A questo punto ci si chiede se gli showrunner non stiano intenzionalmente puntando alla cancellazione perché non hanno idea di come spiegare tutto. Oppure forse stanno negoziando la realizzazione di un crossover con Beautiful e aspettano il momento giusto per riesumare Brooke Logan e Ridge Forrester in versione zombie? Se fosse durata tre stagioni - massimo quattro - The Walking Dead non sarebbe mai stata inclusa in questa lista.  

Due Uomini e Mezzo

In un certo senso, Due Uomini e Mezzo è un po’ come Trump: tutti dicono di odiarlo, eppure in tanti lo seguono. La perfetta rappresentazione dell’ipocrisia americana, che di questi tempi appartiene anche un po’ a noi. Comicità sterile, battute misogine, sketch scontati, personaggi piatti e una sceneggiatura puerile, tanto che nemmeno le cosiddette “laugh tracks” riescono a contagiare la risata. Sono più interessanti gli scandali personali di Charlie Sheen di tutte e dodici (!!!) le stagioni di Due Uomini e Mezzo.  

The Vampire Diaries

Quando The Vampire Diaries ha debuttato, nel 2009, sembrava fatta apposta per i nostalgici di Buffy e Streghe. C’erano sia i vampiri che la magia e tutti gli attori erano ovviamente bellissimi. Poi sono apparsi pure i fantasmi e i lupi mannari, gli autori hanno iniziato a esagerare con gli effetti speciali, le resurrezioni dei personaggi e i colpi di scena, a tal punto che è diventato impossibile ricordarsi chi fosse ancora vivo e chi no. Insomma, un pot-pourri di espedienti talmente soprannaturali che oltre all’esperienza e alla conoscenza umana, trascendevano pure i limiti della decenza.

Grey’s Anatomy

Pensateci bene e rispondete sinceramente: voi vi fareste mai curare dai medici di Grey’s Anatomy? Un gruppo di adolescenti con il camice bianco e le turbe mentali? Ma soprattutto, dopo dieci stagioni, innumerevoli pianti e casi umani di tutti i tipi, davvero c’è ancora qualcuno che lo segue con interesse e non può saltare neanche una puntata? Shonda Rhimes è indubbiamente un genio, ma più che della scrittura, della manipolazione, perché riesce a scrivere dieci episodi in cui non succede assolutamente nulla, per poi far scoppiare l’ennesima catastrofe e ricominciare tutto da capo.  

The Big Bang Theory

Avete mai provato a cercare su YouTube le versioni senza risate finte delle sitcom? Provate a fare un confronto tra Friends e Big Bang Theory, senza avere il supporto delle “laugh tracks”. Nel primo caso, nonostante in alcuni punti i personaggi risultino eccessivamente cinici e depressi, si riesce comunque a sorridere e ad empatizzare con loro. Big Bang Theory, invece, senza l’interruzione delle risate ad ogni minimo accenno di battuta, appare per quello che è: una sitcom con dei personaggi totalmente stereotipati, inefficaci dal punto di vista della comicità, innaturali ed eccessivi nei continui riferimenti alla cultura pop. In rete, molti telespettatori delusi da Big Bang Theory, tendono a preferire e a sentirsi più rappresentati da Community.  

The OA

The OA è una delle serie più apprezzate di Netflix e per quasi tutta la prima stagione era effettivamente coinvolgente. Poi, una ridicola mossa alla volta, è diventato tutto grottesco e senza senso. Chi scrive, fa parte di quel gruppo piuttosto ampio di persone che non sono riuscite a trattenere una risata imbarazzata quando i protagonisti hanno iniziato a muoversi come invasati in una danza interpretativa. Senza fare spoiler, noi delusi speriamo ancora che qualcuno realizzi una parodia di quella scena chiave dell’ultimo episodio, con un finale alternativo con reazione à la Indiana Jones, un mash-up con un video di Sia o addirittura entrambe le cose insieme.

Ce ne sarebbero tante altre, ma per il momento ci fermiamo qui. Quali sono, invece, le Serie TV che voi considerate sopravvalutate?



  • Giornalista pubblicista specializzata in comunicazione musicale e televisiva
  • Consulente musicale
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