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La capacità di reagire (parte 2)

E' un nuovo inizio per il Seattle Grace dopo il bagno di sangue della doppia season finale. La sesta stagione termina con il sacrificio minore, ma nulla è bene quel che finisce bene.

La capacità di reagire (parte 2)

In Grey’s Anatomy non hanno valenza espressioni del tipo “Tutto è bene quel che finisce bene”. Nonostante nessuno dei “dottori che contano” abbia ceduto la propria vita alla furia omicida di Gary Clark, è innegabile che quanto abbiamo visto negli ultimi due episodi di Grey’s Anatomy, i più tragici nella storia dei medical drama, avrà delle ripercussioni pensatissime sul futuro di una serie che non sente il peso della sua età. Una sesta stagione appassionante per tanti motivi differenti, che sembrava essere partita con il piede sbagliato a causa di qualche addio e una moltitudine d’ingressi che, con il senno di poi, capiamo quale utilità avevano nella mente diabolica degli sceneggiatori. Due episodi talmente potenti da aver annebbiato i tanti passi in avanti fatti, come se quanto abbiamo visto fino a due settimane fa fosse una stagione e questo doppio finale l’inizio di un’altra. Ciò non solo perché l’ultimo episodio andato in onda ieri sera su FoxLife ha lasciato in sospeso un gran numero di questioni che saranno affrontate solo tra qualche settimana, negli episodi della settima stagione. Il Gary Clark-Dio ha fatto del Seattle Grace Hospital la sua creazione, stravolgendo destini, ruoli, unioni, ed è abbastanza chiaro che conosceremo un altro Grey’s Anatomy da qui in avanti.

Una settimana fa lasciammo l’ospedale nel mezzo di un’emergenza senza precedenti, tra le urla di assoluta disperazione di Meredith dopo che Clark vendicò la morte della moglie sparando a Derek (Patrick Dempsey). Tutto ricomincia da qui, dalla fatidica domanda: il dottor Stranamore è morto? Le sue condizioni sono gravissime. Dopo aver perso molto sangue, Derek si rende conto di non avere molte chance con un ospedale desolato e Clark ancora a piede libero. Con un debole sospiro, il dottore quindi rinnova i suoi voti d’amore a Meredith (Ellen Pompeo), suggerendole di nascondersi per non essere vista dall’omicida. Un consiglio che Meredith non segue, incoraggiata da una realtà che soltanto lei e Cristina conoscono: è incinta. Consiglio al quale non dà retta soprattutto quando propone a Clark di spararle per salvare la vita al marito. “Sono io il tuo occhio per occhio” dice Meredith a Gary Clark quando lui s’introduce nella sala operatoria minacciando Cristina (Sandra Oh) per costringerla a lasciar morire il Dott. Shepherd. Neppure l’intervento provvidenziale di Hunt (Kevin McKidd), rientrato con la forza nella struttura, serve a molto, perché Clark lo stende con l’ennesimo colpo di pistola. La dinamica che segue è insopportabile persino per chi di tutto ciò è solo uno spettatore: con la pistola puntata addosso, Cristina e Jackson non soccorrono Derek durante una complicazione e l’uomo muore. Mentre Clark torna sui suoi passi compiaciuto di aver infine portato a termine la sua missione, Meredith crolla per lo shock e ha un aborto spontaneo. Un sacrificio di cui capirà presto il senso perché i suoi amici in realtà hanno ingannato Clark staccando Derek dall’elettrocardiografo.

Nel frattempo, in un’altra corsia, si consuma una tragedia peggiore. Un incubo nell’incubo mentre una nuova scia rosso sangue ci impone a deglutire con fatica. L’isolamento dei piani impedisce a Miranda di usare l’ascensore per portare il dottor Percy in sala operatoria. La grande capacità di questo tragico finale è di mostrarci per la prima volta la vulnerabilità di colei che si faceva chiamare “La Nazzi”. Una Bailey sopraffatta dagli eventi e divorata dall’incapacità di salvare la vita a uno dei suoi ragazzi. Uno stato d’animo che traspare appena, di cui lei stessa ha paura e si vergogna, tanto che si allontana e si volta per nascondere un pianto disperato che è impossibile trattenere. Se non avesse un figlio, per Miranda, l’idea di morire uccisa da Clark avrebbe reso quei luoghi più adeguati di quanto ha fatto dover rimanere lì ad attendere impotente la perdita di Charles. In ogni caso, un’interpretazione non comune quella di Chandra Wilson, che ci lascia con l’amaro in bocca per una nomination agli Emmy che non è arrivata.

Come se spettacolarizzare in modo così estremo la vita umana e le tragedie che spesso la segnano non sia degno delle attenzioni di certa critica, affascinata com’è da stili narrativi più sottili. Una teatralità quella di Grey’s Anatomy che ai fan invece piace, moltissimo, perché fu in gran parte complice di quel fascino che il medical drama cominciò a esercitare sei anni fa, quando debuttò timidamente su una ABC che per prima credeva poco al successo dell’idea di Shonda Rhimes. Inoltre, in tutto questo dramma, l’episodio finale della sesta stagione trova il modo per affrontare problematiche più reali, e lo fa proprio attraverso le parole del nemico. Durante la sua confessione finale - in una sequenza resa molto bella dal modo in cui gli sceneggiatori “giocano” con il personaggio di Richard Webber e le diverse simbologie di una fiaschetta piena di vodka - Gary Clark ammette di essersi procurato la pistola in un semplice supermercato. Un’eccezionale offerta sui proiettili che si è trasformata in una giornata che i dottori del Seattle Grace Hospital non dimenticheranno così in fretta.

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