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L'emergenza prima di tutto

Arriva su Joi Miami Medical, la serie che resuscita lo stile dei medical drama di un decennio fa. Il protagonista non è più il dottore ma l’emergenza medica, mai così minuziosa.

L'emergenza prima di tutto

Negli ultimi decenni, e non meno in questo periodo, Miami è stata e continua a essere in tv lo scenario di numerose storie appassionanti. La città più famosa della Florida, crocevia di culture, razze e interessi personali differenti e spesso opposti tra loro, ha offerto occasioni smisurate a sceneggiatori e produttori in cerca di fortuna. Se dovessimo poi segnare sullo stradario tutti i luoghi di questa città sfruttati dai numerosi crime drama e polizieschi qui ambientati, probabilmente non ci basterebbero le tredici ore circa di durata di Miami Medical, rara occasione in cui Miami presta le sue bellezze paesaggistiche e la cultura del suo tessuto sociale a un medical drama. Il contesto non è mai stato un elemento fondamentale del racconto in uno show di questo genere, nel quale a prevalere sono invece il dramma umano, il rapporto medico-paziente e, dopo Grey’s Anatomy, anche quello tra medico e medico. Ma ambientare una serie, anche un medical drama, in una città carismatica come Miami, stravolge una simile costante, ed è qualcosa di cui in Miami Medical ci si rende conto dopo pochissimi secondi.

Naturalmente la storia ruota ancora una volta attorno a una struttura ospedaliera, ma prestandoci al gergo medico, è come se Miami, le sue strade e i suoi frequentatori fossero le innumerevoli parti di un complesso sistema circolatorio che risponde a un unico, grande organo, il più importante: il cuore. In Miami Medical - in onda da questa sera in prima visione assoluta in Italia su Joi ogni mercoledì alle ore 21:00 - il cuore è il Miami Trauma One, il pronto soccorso migliore della città, per le ricchezze di cui gode la struttura e per la serietà professionale dei dottori e degli infermieri che ci lavorano. Tutto quello che accade fuori l’ospedale è fondamentale nella stessa misura in cui lo è quanto avviene nelle corsie e nelle sale traumatologiche del Miami Trauma One. Tutto questo è resto naturale dallo stile narrativo proposto dalla serie, più vicino a quello di un procedurale che di un qualsiasi medical drama visto fino a oggi. D’altronde, non ci si potrebbe aspettare qualcosa di diverso dopo che, scorrendo il dito sui crediti, ci si imbatte nel nome di Jerry Bruckheimer, il prolifico produttore esecutivo dei migliori crime drama recenti (i vari CSI, Cold Case, Senza Traccia e Dark Blue).

Miami Medical racconta soprattutto l’emergenza, con la migliore spettacolarizzazione possibile. Non dà importanza, almeno non nella stessa misura in cui lo fanno gli altri, al vissuto di ciascun personaggio, gettato prepotentemente nella scena e chiamato a farsi amare dal pubblico non per cosa lui pensa degli altri ma per il modo in cui svolge il suo difficile mestiere. Crea sì un legame tra i dottori nel tentativo di renderli umani e credibili, ma si sofferma soprattutto sulle ferite, i complessi interventi d’urgenza, le speranze e le ultime volontà dei pazienti. I dottori, quindi, sono unicamente gli interpreti - sia nostri sia degli stessi pazienti - del dramma scaturito dalla tragedia di turno, come nel primo episodio, nel quale una giovane donna incinta e il suo amorevole marito lottano tra la vita e la morte dopo essere rimasti coinvolti in un’esplosione.

Senza particolari pretese, Miami Medical ci tele-trasporta nelle corsie del Miami Trauma One in un giorno qualunque, il quale in realtà sta per presentare una sorprendente novità rispetto ai giorni precedenti. La dottoressa Eva Zambrano (Lana Parrilla) e il dottor Chris Deleo (Mike Vogel) sono due dei migliori elementi del Team Alpha: giovani, coraggiosi e desiderosi di mostrare il loro talento al capo, il dottor Raynard. I due hanno ancora molto da imparare, e Raynard non perde occasione per dimostrarglielo durante un’emergenza medica. Tuttavia, la situazione è destinata a complicarsi quando quest’ultimo, senza alcun preavviso, ha un esaurimento e abbandona la struttura dopo essersi denudato. A questo punto, Eva e C devono farsi coraggio e prendere in mano la situazione, gestendo da soli una gravissima emergenza dopo l’altra. Spinti all’estremo, a fidarsi unicamente del loro istinto, ma mossi da un sentimento comune di assoluta vicinanza e conforto verso i propri pazienti, i due si rendono conto di poter gestire da soli il pronto soccorso, ma qualcuno ha già messo il freno alla loro piccola e divertente diatriba su chi merita il ruolo di Raynard. E’ il dottor Matthew Proctor (Jeremy Northam), un nuovo veterano, giunto per qualche misterioso motivo dal Maryland, dove praticava la professione in uno studio privato.

Miami Medical si presenta in definitiva come una serie semplice da guardare, qualità fondamentale in tv in questo periodo. Cattura l’attenzione grazie alla minuziosità con la quale racconta gli eventi che hanno condotto comuni cittadini a varcare le porte del Miami Trauma One, e ancora di più i tentativi dei dottori di farli tornare fuori, vivi o morti. Mette a dura prova la vostra tolleranza alle immagini forti, entrando nel vivo delle dinamiche di un pronto soccorso, esattamente come aveva fatto ER. Infatti, mentre i parenti sono costretti a restare fuori la sala traumatologica, a noi spettatori è richiesta una forte dose di coraggio, e una maggiore disponibilità verso il dramma delle numerose persone che hanno la sfortuna e al tempo stesso la fortuna di visitare questa struttura all’avanguardia. Inoltre, i personaggi poco complessi ma ugualmente eroici sono una ventata d’aria fresca in un genere dominato da “prime donne” contorte e antipatiche.

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