Speciali Serie TV

Il mondo non era già finito?

Tra catastrofisti e chi "francamente me ne infischio" circa la profezia maya e il 21/12, l'unica certezza è che arriveremo preparati: ecco come la tv ha immaginato la fine del mondo.

Il mondo non era già finito?

Catastrofi ambientali, la venuta di un nuovo Cristo, supervulcani, tempeste elettromagnetiche, invasioni aliene... Le teorie su come il 21 dicembre il mondo finirà, stando all’interpretazione che alcuni fanno delle profezie maya e dell’evento di natura imprecisata che dovrebbe verificarsi al termine del ciclo b’ak’tun, sono numerose e una più fantasiosa dell’altra. Se non vi siete precipitati nell’unico lembo di terra che dovrebbe avere la fortuna di scampare all’apocalisse, né per rassegnazione né per disfattismo, allora è perché gli unici sfaceli planetari cui date retta sono quelli raccontati dalle serie tv. Nel corso degli anni, diversi network e numerosi show hanno messo in ginocchio la Terra con l’unico scopo d’intrattenere il pubblico. Ci sono state delle volte in cui il pericolo è arrivato dall’esterno, e altre volte in cui siamo stati noi stessi la peggiore minaccia alla sopravvivenza del genere umano. Provando a ricordarne alcune - non tutte, giacché di tempo ne resta poco e le code fuori dai confessionali stanno diventando sempre più lunghe - una delle prime che sarà venuta in mente anche a voi è Jericho, spuntata a mo’ di fungo una mezza dozzina d’anni fa. La scelta delle parole non è causale. La serie di CBS, infatti, sembra rifarsi al terrore atomico del secolo precedente: una serie di attacchi terroristici, o presunti tali, sconvolgono gli Stati Uniti. Emblematica è la scena del ragazzino in piedi sul tetto della propria casa, intento a osservare la distruzione oltre le colline. L’azione si sviluppa in una piccola città del Kansas dove un gruppo di sopravvissuti, guidato con difficoltà dal figlio del sindaco (Skeet Ulrich), cerca di riprendersi dalla tragedia e al tempo stesso comprendere la natura di quanto stava avvenendo nel mondo, inizialmente solo attraverso le immagini filtrate dalla tv.

La serie non durò a lungo, circa una stagione e mezzo, e a fare i conti con una catastrofe fu per lo più CBS quando, alla notizia che non ci sarebbe stata una seconda stagione e quindi una soluzione al mistero delle bombe, si ritrovò gli uffici invasi da tonnellate di noccioline, inviate dai fan per convincere il network a tornare sui suoi passi. I modi in cui le spaventose vicende di Jericho influenzano una realtà di provincia sono le stesse che oggi caratterizzano il recente successo di NBC Revolution (che in Italia, fine del mondo permettendo, vedremo dal 15 gennaio su Steel). La domanda che l’ideatore Eric Kripke si pone è: cosa accadrebbe se un giorno l’energia elettrica cessasse improvvisamente di esistere? Nel pilota si vedono aerei precipitare dal cielo, interminabili code d’auto inchiodate in autostrada, intere città al buio, e metropoli desolate se non addirittura sotto metri d’acqua. Il blackout, cui 15 anni più tardi la giovane Charlie Matheson (Tracy Spiridakos) cerca di dare una spiegazione aiutata da un manipolo di altri coraggiosi, mette in moto una sorta di processo inverso: le comunità si ritirano nelle campagne per condurre una vita simile a quella prima della rivoluzione industriale, senza immaginare che il pericolo perdura a un tiro di schioppo. Se, nonostante tutto, i Matheson possono dire di avere ancora una casa e una famiglia, non se la passano altrettanto bene i protagonisti di The Walking Dead su AMC. Questa volta a scatenare il caos è un misterioso virus. Non si sa né chi lo ha creato né il motivo per cui lo ha fatto, ammesso queste possano essere domande legittime. L’unica certezza è che ha contagiato tutti e che trasforma in zombie i morti. Il vice sceriffo Rick Grimes (Andrew Lincoln) si sveglia dal coma e scopre che il mondo non è lo stesso che aveva lasciato. Ispirato dai fumetti di Robert Kirkman e aiutato dallo stato di grazia del truccatore Greg Nicotero, Frank Darabont inscena una fine del mondo generosa, dove la lotta per la sopravvivenza non conosce leggi e legami.

Nel 2011, il regista e produttore noto per avere il catastrofismo nel sangue, Steven Spielberg (Lo squalo, Jurassic Park, La guerra dei mondi), raccontò di un pianeta impoverito dallo sviluppo eccessivo e incontrollato nella serie della FOX Terra Nova. Benché ambientate in un futuro molto lontano, le prime due ore affondano le braccia in tematiche estremamente attuali come l’inquinamento, il sovraffollamento e l’erosione delle risorse. Le famiglie vivono ammassate in immense metropoli super tecnologiche, costrette a controllare le nascite e a viaggiare nel tempo per trovare una cura con la quale scongiurare l’estinzione della razza. C’era del materiale molto interessante lì intorno, e visivamente il pilota non aveva precedenti. Sfortunatamente, lo stile procedural imposto dal network banalizzò la serie a tal punto che dopo soli dodici episodi c’era già chi la chiama “Terra Noia”. Spielberg è anche il produttore esecutivo di Falling Skies, la prima serie di fantascienza della rete via cavo TNT. Robert Rodat immagina le conseguenze di un’invasione aliena. Anche questa volta un mondo alla deriva non lascia ai pochi sopravvissuti altra scelta se non unire le forze per contrastare il nemico. Alieni simili a enormi ragni o robot mettono a ferro e fuoco il Massachusetts, rapiscono i bambini e per qualche strana ragione tentano di controllare il futuro dell’umanità attraverso degli impianti gelatinosi simili a vermi. Tra le vittime c’è anche il figlio del protagonista (Noah Wyle), condottiero della resistenza al fianco dello stesso Will Patton di Armageddon - della serie, sarà anche la fine del mondo, ma come mondo è molto piccolo.

Tornando ai temi della sovrappopolazione accennati da Terra Nova, la quarta stagione di Torchwood, intitolata Miracle Day, mostra fino a che punto il pianeta sarebbe in pericolo se le persone smettessero semplicemente di morire (la locandina della serie realizzata da Starz raffigura la Terra come una bomba pronta a esplodere), mentre nella prima di Heroes un gruppo di persone con incredibili poteri cerca di salvare New York e il mondo dalla disintegrazione quando uno di loro (Milo Ventimiglia), l’uomo che esplode, crolla sotto il peso delle responsabilità e delle domande senza risposta. Le stesse con le quali nel 2013 l’ex di True Blood Grant Bowler dovrà confrontarsi in Defiance di Syfy. Nei panni di un neo-sceriffo in un mondo devastato e trasformato da una guerra decennale tra umani e alieni, Jeb Nolan diventa il punto di riferimento per una fiorente e vivace città di frontiera, una delle poche oasi rimaste in questo nuovo mondo. Defiance è guidata dall’idealista Amanda Rosewater (Julie Benz), forse l’unica a sperare ancora di poter convivere pacificamente con quelli che sono considerati degli invasori, giunti sulla Terra dopo che il loro sistema solare è andato distrutto. Di tutti i modi in cui il mondo potrebbe finire, molti di quelli che ci sono stati raccontati dalla tv sono oltremodo affascinanti. Difficilmente avremo la fortuna di trovarci in qualche situazione vagamente simile dopo il 21 dicembre. Ma non disperiamo! Ancora una volta basterà accendere il televisore, andare al cinema, aprire un libro, o lasciar viaggiare la fantasia.

Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming