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I crediti di apertura più belli del 2011

Divertenti, epici, spaventosi, irriverenti. Nonostante siano una specie in via d'estinzione, i crediti di apertura affascinano anche il pubblico più frettoloso. Ecco i più belli.

I crediti di apertura più belli del 2011

Che ci crediate o no, quella dei crediti di apertura è un’arte. Una tradizione antica minacciata dalla frenesia dei tempi moderni (come molte altre arti), con le sole reti via cavo impegnate attivamente per la sua salvaguardia. Per non privare gli sceneggiatori e i responsabili del montaggio di secondi preziosi, oggi è usanza anticipare i nomi di coloro che lavorano davanti e dietro la macchina da presa con una veloce “inquadratura”, quasi egocentrica, del logo della serie - a gettare le fondamenta di questa tendenza fu probabilmente Lost. Tuttavia, grazie alla malleabilità dei loro palinsesti, che non impongono un rigido minutaggio, ogni anno i network via cavo la fanno da padrone nella categoria miglior crediti di apertura degli Emmy, a conferma dell’importanza che può avere una breve sequenza apparentemente slegata dal resto. In realtà, quando sono ben realizzati come quelli che stiamo per proporvi e probabilmente avrete visto nel corso dell’anno, i crediti di apertura sono una ricchezza, e non stancano nonostante le ripetute visioni. Questo perché, oltre ai doveri puramente tecnici, facilitano (o dovrebbero facilitare) il veloce adeguamento alle atmosfere delle storie che anticipano.

10. Homeland


Considerando l’importanza e l’imbatto avuto dal thriller di Showtime, firmato da due maestri del calibro di Howard Gordon e Alex Gansa (ex produttori esecutivi di 24), si sarebbe potuto fare di più per i crediti di apertura di Homeland, d’effetto ma un po’ fuorvianti e pasticciati. Presi singolarmente, i due fili narrativi - quello delle immagini di repertorio legate a celebri avvenimenti della storia e quelle dei protagonisti (in alcuni passaggi ancora bambini) persi in un labirinto in realtà solo metaforico - avrebbero funzionato meglio.

9. The Killing


The Killing è il crime drama che ha riportato l’attenzione - sia del narratore sia dell’osservatore - sul crimine, mettendo da parte i maniaci di protagonismo, spesso nei panni del carismatico detective incaricato di risolvere il caso. I crediti di apertura della serie seguono questa direttiva, non mostrando direttamente nessun volto ma scorci di un mondo che deve essere esplorato per scoprire la verità. Le immagini spesso incomplete o poco nitide si fanno strada fino alla suggestiva scena finale, in cui la protagonista appare a maggior ragione di spalle.

8. Ringer


Se avete dato uno sguardo al nuovo drama della CW con Sarah Michelle Gellar, sicuramente avrete una strana espressione stampata sul volto, perché quelli di Ringer sono forse i crediti di apertura più brutti nella storia del piccolo schermo. Non dicono assolutamente nulla, al punto che sarebbe stato più utile ridurrei i suoi dieci secondi scarsi di durata a tre: quelli necessari per mostrare solo il titolo della serie. Oppure, si potrebbe sostituirli con la versione creata da un fan, bella in modo imbarazzante (per la CW).

7. Hell on Wheels


Letteralmente, Hell on Wheels si traduce in “l’inferno sulle ruote”, quindi è abbastanza chiaro il motivo per il quale le rotaie (quelle della prima ferrovia intercontinentale) che si vedono nella parte conclusiva della sequenza siano state accerchiate dalle fiamme, simbolo del male. Fiamme che si lasciano dietro nuvole di fumo denso, spesso interpretate come un cattivo presagio, o come in questo caso un filtro che accorcia l’orizzonte del viaggio intrapreso dal protagonista, e terreni roventi impraticabili, persino per un uomo del West.

6. The Borgias


Dopo I Tudors, Showtime non avrebbe potuto commettere l’errore di deludere il potenziale pubblico di The Borgias con dei crediti di apertura non all’altezza di quelli visti nel drama storico che l’ha preceduto. La sequenza è lunghissima, ma non stanca come non stancherà mai nei secoli qualunque delle opere d’arte che qui prendono vita e si mescolano con quelle tratte dalla serie. Conoscendo la storia dei Borgia e considerando il contesto libero da censure cui è andata a collocarsi in questo frangente, si fa in fretta a capire il perché siano state utilizzate raffigurazioni così forti.

5. Strike Back


Nei crediti di apertura non soltanto le immagini devono veicolare il miglior messaggio possibile ai fini della storia che si sta per raccontare. Anche la musica deve farlo, soprattutto nei casi in cui si decide di usare non un tema ma una canzone. Strike Back di Cinemax va dritta al nocciolo della questione con Short Change Hero dei The Heavy. Inoltre, le illustrazioni chiariscono alla perfezione quelli che sono il ritmo e i temi della serie - due coraggiosi uomini che si godono i piaceri della vita dopo aver preso a calci in culo la parte cattiva del mondo.

4. Shameless


Shameless non avrebbe potuto trovare un modo migliore per condire la curiosità del pubblico a cominciare dai titoli di apertura. Si dice che le persone siano vere soltanto quando sanno (o pensano) di non essere osservate, e quale luogo più del bagno ci rende veri e umani. Il modo in cui ogni membro della numerosa e disfunzionale famiglia Gallagher ne fa uso basta a farci capire le diverse personalità che stiamo per trovarci di fronte. Davvero, quale altro sistema avrebbe funzionato altrettanto bene in poco più di un minuto?

3. New Girl


Deliziosi come la protagonista della sitcom, Zooey Deschanel, i crediti di apertura di New Girl ci trasportano nel mondo fantasioso e buffo di Jess, nel quale da queste immagini pare siano rimasti bloccati anche i suoi tre cavalieri senza armatura. Non che loro ne siano molto entusiasti - ma i pazzi non si cambiano, vanno semplicemente assecondati. Funziona molto bene anche il jingle, con quel “chi è questa ragazza?” incaricato di incuriosire l’osservatore. Purtroppo, dire che sarebbe bastato l’occhiolino finale di Zooey sarebbe andato contro tutto quello che abbiamo detto nell’introduzione.

2. Il Trono di Spade


Creare una sequenza d’apertura che funzioni è difficile, lo è ancora di più crearne una che funzioni per una serie la quale si definisce epica. HBO, che sembra aver fatto un patto con il demonio, ci riesce con incredibile facilità, mostrandoci una planimetria tridimensionale del mondo di Westeros, il regno in cui sono ambientate le storie fantasy di questa serie. Il tema musicale e l’idea di raffigurare il tutto come se fosse l’immenso ingranaggio di un gioco da tavolo rende il risultato finale imponente, esattamente come lo è la serie tratta dai romanzi di George R. R. Martin.

1. American Horror Story


Prima di American Horror Story nessuno immaginava che la fotografia di un bambino avrebbe potuto incutere terrore. Sfortunatamente per i deboli di cuore e di stomaco, in questa sequenza tutto è osceno, oscuro e decisamente inquietante. La musica non aiuta, anzi, le prime volte fa sobbalzare, e i nomi degli attori e degli ideatori scritti a caratteri cubitali sono l’ultimo degli elementi disturbanti che inducono a distogliere lo sguardo. Tuttavia, si è costretti a guardarla e riguardarla per notarne bene tutti i dettagli.



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  • Appassionato di animazione, videogame e fumetti
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