Deep State, la stagione 2 da stasera su Fox: La nostra intervista all'ideatore Matthew Parkhill

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Deep State, la stagione 2 da stasera su Fox: La nostra intervista all'ideatore Matthew Parkhill

Dopo il successo del ciclo inagurale, Deep State, produzione originale di Fox Networks Group, torna su Fox (canale 112 di Sky) con i nuovi episodi della seconda stagione, dal 14 maggio ogni martedì alle ore 21:00 (la prima settimana andranno in onda due episodi). La principale novità? Il nominato all'Emmy Walton Goggins (Justified, The Shield) sostituisce Mark Strong come nuovo protagonista, interpretando Nathan Miller, una sorta di Michael Clayton con molti problemi di moralità. A Londra, abbiamo incontrato l'infaticabile e sempre all'erta Matthew Parkhill, ideatore, sceneggiatore e regista della serie, per una chiacchierata con lui sui molti cambiamenti con i quali la seconda stagione si propone al pubblico - dall'assenza di Strong all'ambientazione alle altre diverse aggiunte al cast. Cambia anche lo spazio-tempo della storia, divisa in due: passato e presente. Il passato si svolge due anni prima dell'inizio della prima stagione, mentre il presente otto mesi dopo gli eventi conclusivi della stessa. Ma Tranquilli: è considerata dai produttori come una stagione stand alone, cioè che si può guardare senza necessariamente aver visto la prima.

Si dice che non ti fermi mai.
Ah sì, si dice questo?

Sì!
Allora probabilmente è vero, anzi, lo so che è vero, lavoro moltissimo, amo molto quello che faccio e lo farei anche se non mi pagassero, non ditelo in giro però. Credo che questa sia la vera definizione di quando uno trova la felicità. 
Comunque, sì, quando siamo in produzione non mi fermo mai, ma non sono l'unico. La sveglia alle 5:00 è stata una costante. Quest'anno abbiamo avuto tempi molto stretti.

Com'è stato il processo per la seconda stagione? Avevate già delle idee durante la prima o è stata consequenziale?
Abbiamo fatto la prima stagione non sapendo che Mark Strong avrebbe potuto fare unicamente quella, ma abbiamo cominciato a parlare subito della possibilità di farne una seconda con una storyline completamente diversa. A quel punto le date coincidevano con un programma che stavano producendo lui e la moglie. L'opzione era di uccidere il personaggio di Mark, ma non mi piaceva: avevamo già raccontato quella storia, in un certo senso, quindi volevo raccontare altro. A quel punto abbiamo avuto la libertà totale di cambiare tutto. Personaggi, location, ogni cosa. È ancora un thriller politico, ma ha una visione completamente nuova. Però il progetto vero è nato dopo aver concluso completamente la prima stagione.

Deep State

Come avete scelto le nuove aggiunte al cast?
Lily Banda, ad esempio, ha mandato un nastro e sono rimasto folgorato. Aveva fatto un Ted Talk sulla violenza sessuale in Malawi, che vi consiglio, ma prima non aveva fatto praticamente nulla. È stata dura per lei, considerando che in uno show del genere non abbiamo tanti ciak - due, al massimo tre, e si va avanti. Ci sono 142 ruoli parlanti in questa stagione. È stata una bella scommessa. Ho parlato con il direttore del casting di The Wire, che ha fatto anche l'unico film in cui abbia lavorato Lily, il quale mi ha detto, "Vai sicuro". Cercavo una cosa, una cosa sola, l'unico problema era che lei vive in Malawi, non potevo nemmeno incontrarla per un caffè, ma ero sicuro al 90% che quello che avevo visto sul nastro fosse ciò che volevo.

E com'è stato fare il casting per Walton Goggins?
Ti dico come è andata: stavamo parlando con Hilary [Bevan Jones, produttrice esecutiva] di prendere attori di Los Angeles, non solo di Londra. Conoscendo un magnifico direttore del casting di Los Angeles, ho chiesto a lei, e mi ha immediatamente risposto, "Goggins". Sono un fan del suo lavoro, gli abbiamo mandato la sceneggiatura ed è stato un viaggio meraviglioso. Lui si trovava a Roma in vacanza con la sua famiglia, l'ho raggiunto per una cena e mi ha detto: "Okay, lo faccio". Non ne aveva bisogno, davvero. Ha una vita meravigliosa, figli piccoli, non voleva viaggiare 30 e passa ore per raggiungere la sua famiglia da qualsiasi parte, ma sono strafelice perché è fantastico. È un attore straordinario: ha un'energia magnifica e un'anima splendida. È un grandissimo attore protagonista.

Hai detto che non ci sono tutte queste differenze, ma agli occhi di chi la guarderà, cosa c'è di diverso in questa seconda stagione?
È uno show di insieme, non ci sono protagonisti unici. L'anno scorso [la stagione] era molto focalizzata sul personaggio di Mark Strong, mentre questa gli ha permesso di aprirsi a 360 gradi e conoscere ed esplorare più a fondo gli altri personaggi e rimanerne più coinvolti a livello umano. Penso poi che sia più epico, andare in mezzo al deserto per raccontare una storia, la "apre". Poi credo ci sia anche più sicurezza nel raccontarla. È un'avventura diversa nello stesso show, diciamo. Posso dire le tre differenze più grandi, una è l'aspetto corale della storia, poi abbiamo il lato più epico, e la terza, semplicemente, è che è più ambiziosa. Molto della serie è basato su tante ricerche, grazie a quello che chiamo il Modello Americano, che ho importato qui [nel Regno Unito], ovvero gli sceneggiatori che si incontrano quotidianamente e parlano. Parliamo tantissimo, di idee nuove, di quello che leggiamo o sentiamo dire. Buttiamo giù idee, e alla fine di due-tre mesi il muro è pieno di appunti. Sembra la lavagna di un investigatore di serial killer, con frecce, puntine, rimandi, note, post-it, dal presente al passato. Poi si scrive, si mettono insieme gli attori e le location, le foto dei luoghi, ma questo non significa che... è tutto scritto sull'acqua, anche mentre si gira, le cose possono cambiare. Perché, mentre stai girando e vedi che qualcosa non funziona, bisogna essere pronti a cambiarla. È per questo che sono una specie di impiegato e ho orari quasi inflessibili: mi metto alla scrivania alle 7:00, poi mi faccio un caffeè e vado avanti. Quando poi siamo in produzione comincio anche prima, verso le 5:00; sono inflessibile. Scrivo quello che chiamo la "stesura vomito", quello che mi viene in mente, e conoscendomi so che deve succedere velocemente. Devo scrivere tutto quello che mi passa per la testa. Poi la rileggo e mi fa schifo, la chiamo "vomito" per questo. Però, non mi fermo, perché, in qualche antro della mia testa, ho già immaginato la storia. Anche se ironicamente è la cosa più difficile, perché per me la parte più facile è la scrittura. Credo. È la storia che mi risulta più difficile. Abbiamo buttato giù mille idee e a volte le abbiamo scartate tutte.

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La relazione omosessuale e interrazziale com'è stata pensata?
È sempre stata una decisione a priori. Prima di tante altre. Il fatto che Sullivan [Victoria Hamilton, che interpreta una senatrice repubblicana] sia gay era parte della stesura originale, ma come dato di fatto, proprio per normalizzare delle cose, senza doverle sottolineare. È capitato che sia gay, è parte della storia, come un antefatto. Nel senso che il fatto che sia gay non aggiunge né leva niente alla trama.

Ti piacerebbe scrivere una storia romantica e divertente senza metterci di mezzo il terrorismo?
[Ride] mi piacerebbe tanto. Mi reputo una persona felice, davvero, mia madre sarebbe felicissima se facessi una commedia romantica del c***o, perché potrebbe finalmente vederla e capirci qualcosa. Mi piacerebbe fare una commedia indy, quello sì, ma non credo, non sono sicuro di avere la giusta tonalità di scrittura per una cosa del genere. È per questo che non faccio fantascienza, o fantasy, o roba di supereroi, non è nelle mie corde. Non che non mi piaccia guardarle. Ma, per farvi capire, il mio film preferito è Syriana.

Avete già cominciato a lavorre alla terza stagione?
Sì, ma non ne parlo. Non ne parlo perché c'è tantissimo materiale, come potete immaginare. Talmente tanto che ancora non abbiamo nemmeno deciso che taglio darle.

Deep State è in onda su Fox (canale 112 di Sky) ogni martedì alle ore 21:00. Come la prima, la seconda stagione si compone di 8 episodi. Qui di seguito ComingSoon.it Serie TV ve ne mostra una clip in anteprima esclusiva.



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