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Chernobyl: Scopriamo in anteprima la nuova miniserie di Sky

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La storia dietro il disastro nucleare del 1986 su Sky Atlantic e NOW TV dal 10 giugno.

Chernobyl: Scopriamo in anteprima la nuova miniserie di Sky

Il Tribeca Film Festival 2019 ha presentato in anteprima i primi due episodi di Chernobyl, attesa miniserie che mette in scena il disastro nucleare avvenuto nell'omonima cittadina russa il 26 aprile 1986. Più precisamente, il drama di cinque episodi creato da Craig Mazin (Il cacciatore e la regina di ghiaccio), in onda in Italia su Sky Atlantic e in streaming su NOW TV dal 10 giugno, racconta degli uomini che sbagliarono, di quelli che tentarono di riparare il possibile in una catastrofe di tali proporzioni, delle persone che rimasero vittime della contaminazione e di un sistema pachidermico che affrontò l'emergenza con ottusità e presunzione.

Dopo un breve prologo ambientato due anni dopo l'incidente, Chernobyl scaraventa lo spettatore dentro i fatti della notte del 26 dicembre. Senza nessuna concessione, tantomeno alcuna enfasi drammatica, la messa in scena racconta la catastrofe attraverso le persone che l'hanno vissuta - dagli ignari cittadini ai tecnici della centrale nucleare. La prima parte dell'episodio d'apertura si focalizza con un realismo estremamente incisivo sulle misure di contenimento arbitrarie prese dai responsabili dell'impianto, i quali sottovalutarono la portata dell'esplosione smentendo fermamente che il nucleo radioattivo fosse esploso. Un evento che nessuno poteva spiegare, ma la cui negazione ha causato danni enormi e molte più vittime del necessario. La regia di Johan Renck (Breaking Bad, Bloodline) sfrutta l'impressionante lavoro di ricostruzione delle scenografie non per produrre spettacolo quanto per immergere il pubblico in un'atmosfera di pericolo latente eppure paradossalmente  tangibile.

Chernobyl

L'angoscia che pian piano prende il sopravvento su fatti e persone si sviluppa anche grazie allo studio preciso delle psicologie, comuni nella loro meschinità e forse proprio per questo ancora più credibili. Dagli ingegneri incompetenti ai politicanti spaventati soltanto dalle ripercussioni all'interno del Partito, dai civili ignari ai vigili del fuoco accorsi per spegnere un incendio che invece è tutt'altro: ogni figura è immersa in un'atmosfera che racconta meglio di ogni parola la catastrofe avvenuta, ottimamente supportata anche dalle musiche di Hildur Guđnadóttir. Chernobyl si rivela una miniserie esteticamente preziosa, che conferma la forza di HBO e Sky nel saper scegliere progetti capaci di regalare enorme forza espressiva. Volendo trovare un termine di paragone all'interno della produzione del canale via cavo, potremmo affermare che Chernobyl è un progetto che lavora in senso inverso rispetto a Il Trono di Spade, dove la serie di David Benioff e B.D. Weiss ricerca l'effetto magniloquente della visione e la sorpresa nella storia (sia ben chiaro, non è una critica allo show ma la semplice constatazione della sua natura), mentre quella di Mazin riesce a far dimenticare allo spettatore la ricostruzione stessa, puntando invece sulla portata emotiva dei fatti e del dramma vissuto.

Il secondo episodio si focalizza maggiormente sulle misure disperate che il governo prese per evitare una tragedia che avrebbe coinvolto molta parte dell'Europa se non arginata in tempo. Ecco che al centro della vicenda vengono posti il militare incaricato delle operazioni Boris Shcherbina, interpretato da Stellan Skarsgård​, e l'ingegnere nucleare Valery Legasov, che ha il volto sempre più efficace Jared Harris, recentemente molto apprezzato in un'altra serie di culto, The Terror. A livello narrativo la sceneggiatura pian piano delinea il dilemma etico che regge la puntata: quante vite si è disposti a sacrificare per salvarne migliaia di altre? Il centro emotivo dell'episodio è senza dubbio una scena che vede protagonisti degli elicotteri, osservati a distanza dai due protagonisti mentre tentano una manovra disperata per arginare le radiazioni del nucleo esposto. La regia di Renck segue la manovra insieme con i personaggi che l'hanno ordinata, distaccata e lontana come a voler togliere ogni briciola di spettacolo, lasciando soltanto il dramma e l'orrore della visione.

Chernobyl

Quando poi il personaggio dell'altro ingegnere nucleare Ulana Khomyuk (Emily Watson) arriva a Chernobyl per avvisare Shcherbina e Legasov di un'altra possibile esplosione nucleare, ecco che la corsa contro il tempo richiede misure e sacrifici ancora più estremi. L'ultima sequenza della seconda puntata diventa così un momento di televisione sconvolgente, in cui la lotta disperata contro il tempo e il "nemico" invisibile e letale si fanno forsennate. E il semplice scivolamento verso il buio di torce elettriche che smettono di funzionare a causa delle radiazioni diventa un momento difficile da dimenticare per lo spettatore. Nel recente panorama televisivo, Chernobyl si pone così come una serie che conferma la potenza di mezzi di HBO e Sky e insieme ne rivendica la volontà di proporre al pubblico prodotti diversi, avvincenti, realizzati con estrema lucidità, sia nel racconto che nella narrazione. Aspettiamo con sincera trepidazione, e altrettanta sincera angoscia, di vedere gli episodi restanti...



  • Critico cinematografico
  • Corrispondente dagli Stati Uniti
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