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Cattivo sangue non mente

Più sesso, pericoli e violenza sono le premesse per la terza stagione di True Blood, in onda da ieri sera su HBO. Il racconto comincia da dove si era interrotto, ma con delle novità.

Cattivo sangue non mente

C’è stato un periodo, pochi anni fa, durante il quale noi appassionati di serie tv eravamo preoccupati della situazione in cui versava HBO, la rete via cavo più rivoluzionaria e coraggiosa della tv americana. Dopo la conclusione di quelle serie che ne avevano fatto la gloria - Sex and the City, I Soprano, Six Feet Under, The Wire - ci sono stati dei mesi in cui il network sembrava realmente allo sbando, incapace di proporre al suo pubblico idee convincenti e durature - The Comeback, John from Cincinnati, Tell Me You Love Me sono solo alcuni esempi. Se da una parte proseguiva la produzione di film e documentari di qualità, lo stesso non si poteva dire delle serie drammatiche, da sempre fiore all’occhiello della programmazione di HBO. Situazione di cui in parte si sente il peso ancora oggi, e la responsabilità è di uno stile che negli ultimi anni è stato spietatamente assorbito, sfruttato e consumato dalle reti via cavo concorrenti. Ad alleviare lo stato d’animo dei dirigenti, dopo la decisione imbarazzante di non produrre Mad Men (poi accaparrata da AMC), è stata la nuova creatura di Alan Ball, True Blood, ispirata da un fenomeno che in quel periodo, e ancora oggi, stava dando molte soddisfazioni: i vampiri. Un esordio, nel 2008, che non sembrava promettere bene - 1.44 milioni di telespettatori. Fortunatamente, il successo della serie, in modo particolare dalla seconda stagione in poi, è cresciuto quasi esponenzialmente, fino a farne un culto in tutto il mondo e permetterle di guadagnarsi una delle copertine più belle degli ultimi anni pubblicate da Entertainment Weekly in occasione del suo ritorno con la terza stagione.

E’ andato in onda ieri sera, infatti, il primo episodio della terza stagione, attesissimo dopo il finale shock della precedente. Questo nuovo ciclo di episodi, tratto dal terzo volume della Serie Sookie Stackhouse, Il club dei morti, è stato preceduto da una campagna pubblicitaria ancora più originale e incisiva di quelle delle stagioni precedenti, che ci ha promesso più sesso, pericoli e violenza. Quella che ci era sembrata una season finale da “vissero per sempre felici e contenti” era stata funestata dal rapimento di Bill (Stephen Moyer). Bad Blood, primo di dodici nuovi episodi commissionati da HBO, riprende il racconto esattamente da qui, facendoci da subito capire che la scomparsa del vampiro peserà sull’intera stagione. Uno degli sviluppi più sorprendenti di questa misteriosa vicenda, infatti, è il legame che sembra avere con l’introduzione di un nuovo e affascinante elemento nella mitologia della serie: i licantropi. Se n’era già parlato negli scorsi mesi, dopo la diffusione delle prime anticipazioni. E se molti di voi stanno già facendo un parallelo con quanto è stato fatto nella saga cinematografica di Twilight, si ricordi che Alan Ball già dichiarò in passato di non conoscere e di non voler conoscere né i libri da cui è tratta né i film prodotti, fondamentalmente per non essere influenzato, promettendo nel suo caso un racconto maturo e articolato.

Un’altra storyline che appare già importante in questi primi sessanta minuti circa, è quella che s’intreccia al personaggio interpretato da Sam Trammell, il mutaforma Sam Merlotte, ancora in cerca dei genitori. Inoltre, gli sviluppi di quel suo incidente che lo scorso settembre ci aveva insospettito - aver bevuto il sangue di Bill - danno alito alle promesse fatte e probabilmente a una delle scene di sesso più divertenti viste finora: un momento di erotismo omosessuale confinato in un sogno che, giacché condiviso, ci aiuta a capire che l’accaduto ha creato un legame tra i due di cui sentiremo ancora parlare. Esattamente quello che è avvenuto tra Sookie (Anna Paquin) ed Eric, sebbene in questo caso non molto traspaia ancora da questo primo episodio. Al momento, infatti, Eric è abbastanza distratto dalla nuova ballerina del Fangtasia, sviluppo che ci regala un momento di orgogliosa nudità di Alexander Skarsgård.

Mentre Sookie è impegnata con la ricerca di Compton, è un sollievo che, nonostante il racconto sia diventato più provocante e sfaccettato, la serie non abbia tralasciato le situazioni dissacranti che l’hanno sempre contraddistinta, o come piace dire a molti: il suo umorismo nero. Due sono le principali fonti di divertimento: Jessica e Jason. La prima assume ancor più le sembianze della valvola di sfogo, il sorbetto tra un atto e l’altro della sceneggiatura, grazie al gioco di situazioni fuori controllo dettate dalla sua inesperienza di giovane vampiro confuso. Troppe le regole da seguire anche per Jason (Ryan Kwanten). Assalito dai sensi di colpa dopo la morte di Eggs (evento che giustifica anche lo spiacevole stato d’animo di Tara), il giovane Stackhouse resta al fianco di Andy Bellefleur, formando con lui un’insolita coppia d’investigatori che, ancor meglio del più classico dei polizieschi di trent’anni fa, non ci propone un poliziotto intelligente e uno stupido, ma ben due poliziotti stupidi.

Bad Blood ci conferma che l’appuntamento hot dell’estate è senza ombra di dubbio True Blood. Gli incipit proposti dalla season premiere sono tanti e tutti molto interessanti. Ancora una volta True Blood sfrutta le contraddizioni tra il mondo degli umani e quello dei vampiri per tingere un ritratto poco lusinghiero della società moderna, in cui la discriminazione prevale sulla pacifica condivisione, e il tutto è tenuto insieme da un viscido budello di finto conservatorismo. Il successo di queste storie, e ne avremo la conferma dai rating nei prossimi giorni, dimostra che il popolo, specie quello americano, è oltremodo represso, o finge di esserlo (colpa in gran parte della politica e dei credi), e che ciascuno trova in Bon Temps una zona franca dove rifugiarsi, almeno un’ora, la domenica sera.

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