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Boris 4: alla Festa del cinema di Roma approdano i protagonisti della serie cult più amata di sempre

Il cast quasi al completo e Francesco Pannofino in collegamento da Prato, con gli sceneggiatori e il produttore Lorenzo Mieli, hanno illuminato l'ultimo giorno della Festa del cinema di Roma presentando i primi due episodi della quarta stagione di Boris, su Disney+ dal 26 ottobre.

Boris 4: alla Festa del cinema di Roma approdano i protagonisti della serie cult più amata di sempre

Finalmente l'attesa, accompagnata da un po' di inevitabile timore, sta per terminare: il 26 ottobre approderanno su Disney+ i nuovi episodi di Boris, quarta stagione della amatissima serie cult creata nel 2007 da Mattia Torre, Giacomo Ciarrapico, Luca Vendruscolo e dal produttore Lorenzo Mieli, 12 anni dopo la terza e 11 dopo Boris - Il film. Oggi tutti i protagonisti di quello straordinario dietro le quinte sul mondo delle fiction della tv generalista, satira dell'italica arte dell'imbroglio, delle nozze coi fichi secchi e al tempo stesso ritratto di un Paese e di una generazione precaria, erano sul palco della Festa del cinema di Roma all'Auditorium, accolti dall'entusiasmo di un pubblico che comprende anche molti giovani, conquistati da Boris proprio dalla sua riproposta sulle piattaforme di streaming, di cui la nuova stagione fa una satira come al solito graffiante, riportando sullo schermo i personaggi in un contesto cambiato ma con dinamiche che subito riconosciamo. Insomma, senza anticipare niente di quello che già sappiamo, ci commuoveremo e ci divertiremo da matti ancora una volta: Boris è tornato, più in forma che mai, e anche se tutti siamo un po' invecchiati, non sembra sia passato un giorno dall'ultima volta che abbiamo visto in azione i nostri amati beniamini. Stavolta li ritroviamo alle prese con una versione seriale della Vita di Gesù, prodotta e interpretata da Stanis e Corinna, sposati e anche produttori, per una piattaforma streaming americana. Strada facendo, per ottenere l'approvazione del famigerato "algoritmo", la storia cambierà parecchio...

Lorenzo Mieli e gli sceneggiatori raccontano come hanno superato la paura di una quarta stagione, decidendosi a rimettere mano, dopo tanti anni e due perdite importanti, a una serie tanto amata: "Avevamo la voglia di preservare quel gioiello di esperienza e dunque prevaleva sempre il desiderio di non ripartire, nonostante un istinto che ci spingeva dall'altra parte. Poi sono successe delle cose, anche per il fatto che con l'arrivo delle piattaforme era riesploso il fenomeno per le nuove generazioni. Anche la mancanza di Mattia ha fatto sì che volessimo farlo con lui e per lui e dunque abbiamo ceduto a questo istinto". Luca Vendruscolo spiega il nuovo contesto della serie: "Essendo un gruppo di personaggi legati alla realtà, non potevamo avere una soluzione alla Simpson ma loro nel frattempo loro dovevano aver abitato questo mondo, che negli anni è radicalmente cambiato. Abbiamo dovuto reinventare la ricetta, ed è successo quando abbiamo capito che Boris non poteva sottrarsi al compito di parlare della tv contemporanea, molto diversa da quella generalista di un tempo". Giacomo Ciarrapico conferma: "Il tentativo è stato quello di cambiare tutto per non cambiare niente. Alessandro ad esempio qua ha un ruolo diverso ma in fondo rimane uno schiavo in un altro posto, Corinna e Stanis sono sposati ma continuano ad odiarsi intimamente, è stata una soluzione gattopardesca".

Quanto è stato difficile, emotivamente, lavorare senza Mattia Torre, amico fraterno degli sceneggiatori? Vendruscolo e Ciarrapico rispondono: "Ci sembrava che Mattia ci fosse, era con noi. Del resto abbiamo cazzeggiato così tanto su Boris noi tre, tra serie e film, per un totale di 22 ore e mezzo di prodotto, abbiamo trascorso infiniti giorni di cazzeggio e quindi avevamo un istinto a tre teste. Conoscendolo anche come amico fraterno ci immaginavamo come avrebbe fatto lui, c'era davvero la sensazione di lavorare in tre". Gli autori concordano sull'assoluta libertà e mancanze di censure nel lavorare per una piattaforma che ha permesso loro di "fare satira nello stesso contenitore senza essere piacioni, ma rimanendo graffianti come Boris è sempre stato. Ci hanno dato la massima libertà e hanno creduto nella bontà della critica e della satira che facciamo". "L'intelligenza della Disney – aggiunge Pannofino in collegamento dal Teatro Politeama di Prato - è quella di farsi prendere in giro a casa sua. Si fa dell'ironia, si esasperano cose che esistono, anche se la realtà è sempre peggiore della fantasia. Siamo contenti ed eravamo tutti felici di girare una quarta stagione di Boris, fatta anche per chi non c'è più".

Pietro Sermonti, che della nuova serie nella serie, Vita di Gesù, è appunto protagonista e produttore, spiega la fissazione di Stanis col fatto che "Benny Morris, che esiste realmente, e i nuovi storici israeliani sostengono che Gesù è morto a 50 anni" e aggiunge "con la parrucca mi sono divertito moltissimo, è l'ordigno comico più divertente che abbia mai avuto in mano". Nel primo episodio a un certo punto si dice che "l'inferno è pieno di quarte stagioni". Cosa ha convinto gli sceneggiatori a infrangere questo scoglio pericoloso? Luca Vendruscolo risponde: "Avevamo convintamente chiuso con la terza, ma mi sono ricordato di quando ero fruitore di sitcom e secondo me non avevano il diritto di terminare, io mi aspettavo una nuova stagione delle mie sitcom preferite, le sitcom per me devono molto al pubblico, le serie non si interrompono". Antonio Catania torna nei panni di Lopez e parla del cambio di ambientazione: "Come diceva Luca, è cambiata la televisione, abbiamo iniziato prendendo in giro le reti generaliste, poi è arrivata l'offerta immensa sulle piattaforme e tutti a dire "ah in America e in Inghilterra come le sanno fare bene", invece spesso non le sanno fare, quindi ci siamo ritrovati a prendere in giro quelle situazioni dove le cose vengono fatte così, come facciamo noi di Boris, ovvero alla cazzo di cane". Andrea Sartoretti torna nel ruolo di uno dei tre strapagati ma sfaticati sceneggiatori della serie: "Sono contento che continuiamo a rappresentare il peggio dell'Italia, noi abbiamo un potenziale di grandissimo talento ma su tutto vince sempre lo spaghetto alle vongole a Fregene nell'ora di pranzo di un giorno feriale".

Massimo Di Lorenzo parla anche di una situazione un po' malinconica, "per l'assenza di Mattia e di Roberta Fiorentini (omaggiata nel primo episodio, ndr). Voglio citare una frase di Pietro che dice "è mancata la sua nota, lo strumento all'interno dell'orchestra". E fa un certo effetto vederci tutti così, invecchiati". Corrado Guzzanti torna nel ruolo di Mariano, anche lui, come gli altri, cambiato, ma non necessariamente in meglio – non necessariamente in meglio - dal folgorato sulla Roma - L'Aquila che abbiamo conosciuto in passato. "Ero molto spaventato che rivolessero dentro Mariano, che avevo archiviato insieme a Padre Gabrielli che non vedrete, è morto, so molto poco della storia. Mariano è un mondo a parte, mi ha divertito essere uno psicopatico di successo, che non poteva mancare in una cosa come la Vita di Gesù. Lui sostiene che la vera vita di Gesù comuncia dopo, in Texas. È un consulente con un ruolo significativo". Alessandro Tiberi, che da stagista schiavo diventa responsabile per l'Italia della piattaforma americana, dice che è "bello riappropriarsi dopo 15 anni di un personaggio che non puoi ripetere da nessuna parte, è stato emozionante". Carolina Crescentini definisce questa quarta stagione: "Un regalo per noi, c'è una sorta di pulsantino che spingi e torniamo nelle stesso modalità perché vogliamo bene a questi cialtroni", mentre Caterina Guzzanti ha riscoperto Boris addirittura da spettatrice: "Durante la quarantena l'ho rivisto tutto insieme e mi sono emozionata. Mi sentivo ancora più a casa, i nostri personaggi sono dei boomer che arrancano davanti alla novità e alla tecnologia, prima erano i gran maestri della merda e ora devono confrontarsi con qualcosa di nuovo".

Paolo Calabresi ha provato un "senso di grande tenerezza, una gioia infinita nel tornare a giocare come avevamo fatto. Biascica non ha ancora capito cos'è una piattaforma, pensa a una figura geometrica, va in tilt per le cose che non si possono fare, provo tenerezza per il personaggio e per questi animali strani. Volevo ricordare in questa occasione anche un altro che non è più con noi, il Dottor Cane, Arnaldo Ninchi, un grandissimo attore di teatro che accettò di farlo senza essere mai inquadrato". Carlo De Ruggieri riprende nella nuova stagione la sua faida con Duccio e Biascica: "Ci tengo a precisare che il merito della fotografia non è suo. Condivido il ricordo di Arnaldo Ninchi, che sarà rimpiazzato poi da un'entità. È stato molto bello  ricominciare come se fossero passati pochi giorni e riprovare quella sensazione incredibile". Francesco Pannofino saluta tutti con "un grande abbraccio a tutti i miei compagni di lavoro. Nella carriera di un attore è difficile avere un personaggio così bello come René Ferretti, vorrei abbracciarvi tutti e salutarvi ma vi raggiungerò domani per l'incontro col pubblico".

Presto vi proporremo le nostre interviste al cast di Boris e se l'avete amato sarete felici di ritrovare su Disney+ i nuovi episodi di una serie davvero senza precedenti nel panorama italiano. Appuntamento al 26 ottobre con Boris 4!

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  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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