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Body of Proof: Nuove facce, stesso fegato

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Le assi scricchiolano sotto i tacchi di Megan Hunt nella stagione 3 di Body of Proof. Nuovi personaggi ma stesso approccio irriverente alle indagini. Scopriamo di più!

Body of Proof: Nuove facce, stesso fegato

Il rinnovo miracoloso che un anno fa ha permesso a Body of Proof di proseguire con una terza stagione di 13 episodi potrebbe ripetersi tra pochi giorni, quando ABC metterà sul tavolo le carte che intende giocare dal prossimo autunno. Benché i rating della serie nel target demografico 18-49 continuino a essere mediocri nonostante lo sforzo creativo per innovare il plot, il crime drama riesce ad attirare un gran numero di telespettatori, sfiorando a volte il tetto dei 10 milioni. In attesa di capire quale futuro l’attende, la serie con l’ex casalinga disperata Dana Delany arriva in Italia – su FoxLife dal 30 aprile ogni martedì alle ore 21:55 (il 7 maggio andranno in onda due episodi dalle 21:00) – con una terza stagione ricca di novità ma ancora fedele alla natura di questo singolare procedurale al femminile. Ora più poliziesco e meno soap opera, Body of Proof mantiene salda la presa sul personaggio della Dott.ssa Megan Hunt (Delany), un ex neurochirurgo di successo trasformatosi nell’incubo del Dipartimento di Polizia di Philadelphia per il mondo in cui interferisce nell’approccio classico alle indagini, il tutto mentre indossa il camice – in realtà un guardaroba invidiabile di abiti firmati – di medico legale. Alla luce dei pericoli che si corrono rischiando di inimicarsi i fan che prima dell’armageddon avevano dimostrato di apprezzare l’ibrido, la serie non trascura del tutto il focus sui personaggi. Anzi, per renderlo più interessante e dinamico, stravolge l’intero corredo di storie personali che circonda la protagonista.

La nuova stagione prende il via tre mesi dopo gli eventi che avevano concluso la seconda. L’ultima volta, nel corso di un’indagine familiare su un serial killer “affamato di cervelli”, Megan si era trovata in una situazione tra la vita e la morte con Peter Dunlop, e a rimetterci era stato quest’ultimo nel tentativo di salvare la collega. Dopo il periodo sabbatico, la dottoressa torna al lavoro ed è subito trascinata negli eventi, tra cui la caccia a un assassino che, oltre a minacciare i veterani, punta gli occhi su sua figlia Lacey (Mary Mouser). Intanto, l’assenza di Peter non è l’unica a farsi sentire. Anche i detective Bud Morris e Samantha Baker non fanno parte più della squadra. Li sostituiscono il detective Tommy Sullivan, una vecchia conoscenza interpretata dal sempre affascinante Mark Valley (Harry’s Law, Human Target), e il suo giovane partner Adam Lucas (Elyes Gabel). Ai due si aggiunge Angela Martin (Lorraine Toussaint), il nuovo capo della polizia. Se uno dei limiti delle prime due stagioni era stato non poter creare dell’attrito tra Megan e la sua spalla maschile fuori dal contesto professionale, nella terza gli autori ribaltano del tutto le premesse. E’ stato nel momento in cui si è capito che tra lei e Peter non ci sarebbero stati né passi avanti né indietro che si è sentita la necessità di affiancarle un personaggio come Tommy. Lui in realtà conosce molto bene Megan, avendo avuto con lei una relazione diversi anni prima. Il suo arrivo da New York crea della tensione non solo per i loro trascorsi sentimentali, ma anche perché Tommy è probabilmente l’unico in grado di tenerle testa, essendo anch’egli determinato e sicuro di sé. Una tensione che, naturalmente, si ripercuote sul lavoro e, ancora meglio, sul modo in cui i due funzionano insieme durante le indagini.

Body of ProofMa l’aspetto più sorprendente è che nel frattempo Megan si è addolcita; la scomparsa di Peter – di cui si sente responsabile – è stato un processo poco agevole per lei, perché non sempre ha potuto affrontarlo secondo le sue regole. Questo la fa sentire vulnerabile. Insomma, Megan Hunt che si perde in smielati sentimentalismi può far paura solo a Megan Hunt, la stessa che scava nei crani e affetta organi sui gelidi tavoli del laboratorio. La luce infondo al tunnel è rappresentata dalla consapevolezza che i suoi giorni come madre single sono finiti, e che è arrivato il momento di ammettere a se stessa di avere bisogno di qualcuno. Se sarà Tommy o qualcun altro solo il tempo potrà confermarcelo, ma possiamo dire già che la sfida è aperta da entrambe le parti. A questa si aggiunge la sfida professionale e personale tra la stessa Megan e Kate (Jeri Ryan), il suo capo. Al pregresso (nelle prime due stagioni Kate aveva avuto una relazione con l’ex marito di Megan) si aggiunge il nervosismo creato dalla decisione del medico legale capo di concorrere alle elezioni per il Congresso. E, conoscendo l’odio di Megan per la politica, è facile immaginare la sua preoccupazione per l’impatto che un’azione di questo tipo potrebbe avere sul suo lavoro, che per lei rappresenta tutto il suo mondo.

Un altro aspetto che la terza stagione di Body of Proof affronta con decisione è il difficile passato familiare di Megan. Possiamo dire che la dottoressa ha cominciato ad ammorbidirsi nell’istante in cui ha scoperto che il padre si è suicidato quando lei aveva 12 anni. La ragione misteriosa di quel gesto è ora la sua principale ossessione, la fa titubare, e complica ulteriormente il suo rapporto con la madre Joan (Joanna Cassidy), poco entusiasta di riaprire una ferita che non è stato facile curare. Sul lato procedural, gli episodi seguono la linea intrapresa dalle ultime puntate della seconda stagione, quelle che hanno entusiasmato a tal punto il pubblico da farle guadagnare il rinnovo: casi più complessi ed emotivamente coinvolgenti per i personaggi, così come antagonisti più cattivi e momenti di grande nervosismo. Altri cambiamenti sono meno visibili. In questa stagione lo staff dei produttori esecutivi si è arricchito con Evan Katz, nome noto ai fan di 24. L’obiettivo dell’ideatore Matthew Gross è stato assicurarsi che ogni episodio avesse l’aspetto di un pilota o di un piccolo film. Lo spettro narrativo varia dalle guerre tra brande ai disastri aerei, dalle presenze demoniache all’emergenza da blackout. “In questa stagione abbiamo deciso di spingere sul pedale”, ha detto Gross. “Abbiamo voluto addentrarci nel pubblico e creare quel brusio che fa pensare alle gente ‘Oh mio Dio, devo guardare questa serie’”.

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