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Too Old to Die Young: recensione di due episodi della serie tv di Nicolas Winding Refn dal Festival di Cannes 2019

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Sarà disponibile in streaming su Amazon Prime Video a partire dal prossimo 14 giugno: queste le nostre prime, parziali impressioni.

Too Old to Die Young: recensione di due episodi della serie tv di Nicolas Winding Refn dal Festival di Cannes 2019

Dare a un regista con l’idea dell’immagine e ancor più del racconto come Nicolas Winding Refn gli spazi e le libertà di una serie televisiva è come dare libero sfogo a un bambino irrequieto e intelligentissimo dentro un megastore di giocattoli.
I suoi ultimi due film, Solo Dio perdona e, soprattutto, The Neon Demon, erano un chiaro segnale di come la creatività del danese rischiasse di venire minata e compromessa - quando non soffocata e quindi rimpiazzata dalla maniera gratuita del film con Elle Fanning - dai paletti più rigidi di durata e di esigenza narrativa di un formato cinematografico standard.
E, a giudicare dalle due puntate di Too Old To Die Young che sono state mostrate in anteprima al Festival di Cannes, nel passaggio al formato televisivo (inteso unicamente come racconto e tempi, non certo come dimensione dello schermo: perché vederlo in tv o sul computer non darà giustizia al lavoro fatto dal danese sull’immagine) Refn sembra aver trovato nuova linfa.

Difficile dire di cosa parli esattamente Too Old To Die Young: il quarto episodio - il primo dei due anticipati - è quasi privo di una narrazione lineare, costituito da scene stilizzate e iperrealiste che si susseguono senza che ci sia necessariamente un nesso logico tra loro, dove Refn sfoga tutte le sue ossessioni al neon ammiccando esplicitamente a universi alla Lynch, mentre risuonano le note dei sintetizzatori e i rumori della città.
Su questo sfondo, e su quello di un mondo che viene fotografato e raccontato (dalle radio e dai predicatori) come l’alba di un nuovo Medioevo, forse perfino fascista, emergono le figure di due personaggi principali: quello di Miles Teller e quello di John Hawks.
Diversissimi tra loro - il primo poliziotto algido e silenzioso, il secondo più nervoso e stropicciato, e soprattutto legato a una misteriosa guru che sembra indicargli la via - ma legati in qualche modo da una medesima missione: essere angeli vendicatori. Uccidere persone che non meritano di vivere: stupratori, molestatori, la feccia dell’umanità.
Sarà così che nel quinto episodio - invece più disteso e meno frammentato, quasi monotematico - Teller partirà alla volta di Albuquerque, dove dovrà stanare e uccidere due pornografi senza scrupoli.

Refn gioca con gli spazi e con i tempi, dilatando ogni momento, sequenza e dialogo. Quello di Too Old Too Die Young è un ritmo drogato, più che letargico, fatto di lentezza del parlare e nel rispondere, nel muovere la macchina da presa, nel montaggio delle scene. Fatte salve, ovviamente, le esplosioni di violenza, e (nel quinto episodio) momenti di pura e dichiarata cazzonaggine, come un inseguimento tra una Ford convertibile con motore V8 3200 e una Nissan elettrica lungo le strade che attraversano il deserto del Nuovo Messico, sulle note di “Mandy” di Barry Manilow.
La cifra ovviamente è quella del feticismo esasperato per l’immagine che è il marchio di fabbrica del danese, che nel campo libero ricevuto a disposizione da Amazon fa letteralmente quello che gli pare, e alterna come solo lui sa fare furbizie un po’ irritanti, eleganze sornione e lampi di genio abbaglianti.

Due episodi, e a maggior ragione due episodi come questi, quarto e quinto su dieci che saranno disponibili in streaming su Amazon Prime Video dal 14 giugno, non sono di certo sufficienti per sapere se davvero questa volta Refn è pronto a lasciarci di nuovo a bocca aperta, o se a prevalere saranno nuovamente il suo narcisismo e la maniera di sé stesso, ma per ora una cosa appare chiara: che Too Old To Die Young non è né cinema né televisione.
È la cosa di Nicolas Winding Refn, una cosa che solo uno come lui, oggi, sa fare. E questo, di per sé, è già un risultato notevole.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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