Norsemen: la miglior serie Netflix di cui non vi parla nessuno

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Norsemen: la miglior serie Netflix di cui non vi parla nessuno

Internet, i social, i servizi di streaming: che invenzioni meravigliose.
Meravigliose, sì, ma con un piccolo neo, dovuto più all’uomo che alla tecnologia: spesso, invece che allargare i nostri orizzonti, finiscono per restringerli.
È la famosa “bolla”, quella cosa che è colpa degli algoritmi (scritti da esseri umani), e che finisce col farci parlare solo con chi la pensa come noi, e per proporci ascolti, letture e visioni che sono uguali per tutti.
Suvvia, ammettiamolo: il catalogo di Netflix è sterminato, ma alla fine parliamo sempre tutti dei soliti quattro titoli. E allora è arrivato il momento di prestare più attenzione al resto.
Per esempio, potreste partire da Norsemen, che è la miglior serie di Netflix di cui nessuno vi parla mai.
E se non credete a me, potreste prendere in considerazione il fatto che il New York Times l’ha inserita tra le migliori 10 serie internazionali del 2017 e che il Guardian l’ha piazzata al 29esimo posto tra le migliori serie di quello stesso anno.

Norsemen tradotto vuol dire “norreno”. In originale si chiama Vikingane, che vuol dire “vichinghi”. Prodotta dalla NRK, la tv di stato norvegese, è una sit-com piccola e agile, sei episodi di mezz’ora che vanno via facili facili, e quindi perfetti anche per chi ha problemi con la serialità più lunga e dopo un po’ si stufa, scritti da Jon Iver Helgaker e Jonas Torgersen.
Il titolo lascia facilmente intuire di che si parli: della vita quotidiana e delle dinamiche tra gli abitanti di Norheim, un piccolo villaggio vichingo sulle coste della Norvegia all’incirca nell’anno 790, e quindi in coincidenza con l’inizio dell’espansione vichinga in Inghilterra e altrove.
Un po’ come in Asterix, ci sono pochi personaggi ma molto riconoscibili e caratterizzati. C’è un capo del villaggio valoroso molto amato, e c’è suo fratello infido ed effeminato che gli succederà, a sua volta sposato con una bionda e aitante valchiria. C’è il braccio destro del capo, che sogna una moglie, e il mercante che sfidato a duello lascerebbe una vedova disponibile. Ci sono gli schiavi che vivono tranquilli, gli anziani che non hanno granché voglia di entrare nel Valhalla, un prigioniero che proviene dalla Roma bizantina e che si intestardirà a voler insegnare a quei selvaggi l’arte della recitazione e del teatro, facendo di Norheim un polo culturale.
Ci sono gli intrighi come in Game of Thrones, ma soprattutto c’è la comicità: quella di marca scandinava e surreale, irriverente e a volte felicemente demenziale, che questa volta tradisce platealmente come i Monty Python siano il suo principale punto di riferimento.

Su Netflix Norsemen lo trovate nella versione inglese, sottotitolata in italiano se preferite. Perché in Norvegia hanno pensato bene di girare due versioni dello show: una in norvegese, per il mercato interno, e una in inglese, per i mercati internazionali. E l’inglese dal marcato accento scandinavo degli attori - che sono tutti molto bravi: d’altronde in Europa gli scandinavi sono secondi solo agli inglesi in questo - contribuisce non poco alle atmosfere assurde e stralunate della serie, e al suo essere divertente.
Tra gli interpreti vanno sicuramente segnalati Kåre Conradi nei panni di Orm, il fratello del capo, Silje Torp in quelli della bella e letale Frøya e Nils Jørgen Kaalstad in quelli del guerriero più valoroso del villaggio, che però è anche una pasta d’uomo: e sono proprio i loro i tre personaggi attorno ai quali si sviluppa una trama fatta di cospirazioni e razzie, di legami affettivi e pulsioni sessuali, e che non si limita solo alla realtà del villaggio ma anzi la mette a confronto con dei rivali confinanti pericolosi e perversi.

Norsemen, per quanto breve, termina con un finale aperto e sorprendente, e in patria è stata già prodotta e messa in onda la seconda stagione, composta da sei nuovi episodi.
Su Netflix ancora non c’è, questa seconda stagione, ma io l’aspetto con ansia, sperando anche rendano disponibile la versione in norvegese.



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