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Gomorra 4 dopo Ciro di Marzio: i primi due episodi ci introducono a una stagione di cambiamenti

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Abbiamo visto in anteprima le prime due puntate dirette da Francesca Comencini, con vecchi e nuovi protagonisti.

Gomorra 4 dopo Ciro di Marzio: i primi due episodi ci introducono a una stagione di cambiamenti

La forza di una serie come Gomorra si misura anche con la sua capacità di rinnovarsi, sacrificando strada facendo, in uno sviluppo che rispecchia quello che succede nella realtà del mondo criminale, personaggi di grande spessore. I cattivi sono da sempre il motore delle grandi storie e a loro ci affezioniamo per l'apporto drammaturgico a quella che a tratti assume i toni di una tragedia shakespeariana. Ma la criminalità vuole le sue vittime anche eccellenti: in tre anni Gomorra ha fatto fuori senza esitare personaggi carismatici come Donna Imma, Don Pietro Savastano, Salvatore Conte, Scianel e infine, in un finale di stagione di grande intensità che ha lasciato quasi increduli i fan, Ciro Di Marzio, che Immortale era solo di nome e aveva il suo tallone d'Achille nell'affetto per l'amico fraterno Genny, più volte messo alla prova nel corso degli anni.

Ogni morte scatena una reazione, esterna ed interna, mentre i sopravvissuti, come squali, non possono che andare avanti senza sosta, attirati dall'odore del sangue, dei soldi e del potere che può tenerli in vita ancora per un po', fino all'incontro con un predatore più grande e più astuto o solo più fortunato. La quarta stagione parte proprio dal vuoto e dalla confusione lasciati dalla scomparsa di Ciro (Marco D'Amore), che costringono Gennaro Savastano (Salvatore Esposito) a fare un bilancio, tutelando la propria famiglia e dando ascolto a chi si è sacrificato per lui. Nei due episodi introduttivi (diretti da Francesca Comencini) vengono gettati i semi degli eventi che germoglieranno.

L'inizio è folgorante: l'omicidio e la letterale cancellazione dalla faccia della terra del sindaco di un paese dell'hinterland napoletano introduce un nuovo gruppo criminale che entra in gioco con le sue regole e che - è facile immaginarlo - causerà nel prosieguo della storia non pochi problemi. Si tratta infatti dei Levante, parenti della madre di Genny e da sempre in contrasto con Don Pietro, a cui lui si rivolge per avere protezione e garanzia di pace. È una famiglia camorristico/mafiosa vecchio stile con a capo Gerlando (Gianni Parisi), un boss con la passione degli uccellini, che oppone al mondo che cambia un'immutabilità patriarcale, una delle cui componenti è una forte e ostentata devozione religiosa. Il loro incontro con Patrizia (Cristiana Dell'Anna), destinata da Genny a diventare la  regina di Secondigliano, mette le basi per una interessante interazione col primogenito, Michelangelo detto Mickey (Luciano Giugliano), laureato a Bologna ma tornato per gestire gli affari di famiglia.

E si capisce che proprio Patrizia è una delle figure cardine di questa stagione. L'arco narrativo del personaggio verrà ulteriormente sviluppato e sarà interessante vedere come – senza possedere l'età e la durezza mascolina di Scianel – lei imparerà a gestire il potere e a farsi rispettare in un mondo colmo di pregiudizi. Genny intanto prova intanto a costruirsi una rispettabilità che non gli appartiene, con l'aiuto di un imprenditore “onesto” (Andrea Renzi) le cui iniziative dimostrano che non ha davvero compreso con chi ha a che fare. Sinceramente motivato dal desiderio di crescere il figlio e dare ascolto ad Azzurra (Ivana Lotito), che al suo amore ha sacrificato tutto, il giovane Savastano prova a spogliarsi di un'identità ingombrante per diventare uno dei tanti uomini di successo di questo paese, anche se somiglia al proverbiale lupo, capace di spogliarsi della sua pelle ma non di rinunciare alla sua natura.

Più in ombra restano, nei primi due episodi, Sangue Blu (Arturo Muselli) e Valerio (Loris De Luna): mentre il primo, segnato da quanto accaduto sulla barca, sembra più riflessivo e a tratti assente a se stesso, si ha l'impressione che sarà Valerio a prendere il sopravvento. Gli insospettabili, i colletti bianchi, gli uomini d'affari diventano una componente importante di questa stagione, così come lo sarà il mondo della finanza, in quel matrimonio perverso che cementa oggi la forza della criminalità: gli imprenditori che garantiscono l'apparenza del rispetto alle leggi e della correttezza morale a chi fornisce denaro sporco di sangue. Si vedono meno soldi e meno droga in questi primi episodi: in compenso le bombe esplodono e i fuochi divampano. I veleni dei rifiuti tossici uccidono i rapporti e corrompono gli incorruttibili, e mentre Genny insegue il suo sogno di costruire un grande aeroporto proprio in quelle zone contaminate, attorno a lui si agita lo spettro d una grande incertezza, per una tregua che si intuisce provvisoria e che vedrà certamente scagliarsi l'uno alla gola dell'altro i nemici di sempre.

Storia di spaesamento, equilibri precari, impossibilità e necessità di fidarsi di qualcuno, Gomorra rispecchia ancora una volta un'identità criminale in perenne mutazione, che infesta la nostra società e condiziona il nostro modo di vivere. Lungi dall'esaltare i demoni di quest'inferno, suscita una riflessione umana e necessaria sulla società sempre più materialistica in cui viviamo. Gli alti valori produttivi che si esprimono nella cura di tutti i reparti, dalla scrittura alla recitazione, dalle scenografie ai costumi, dalle location alla colonna sonora, per non parlare dei registi (cinque quest'anno, oltre a Comencini e Claudio Cupellini anche Marco D'Amore, Enrico Rosati e Ciro Visco) fanno di Gomorra – La serie uno dei migliori prodotti artistici realizzati in Italia e non a caso tra i più amati all'estero. Vederla sul grande schermo è dimostrazione ulteriore di quanto labili siano ormai i confini tra cinema e ottima televisione. Dopo l'antipasto, aspettiamo con ansia le prossime dieci ore, con quel brivido che inevitabilmente ci percorre la schiena ogni volta che sentiamo le note dei Mokadelic in apertura di episodio.



  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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