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Yellowstone: un po' come Dallas ma senza il petrolio e nel Montana

Arriva su Sky Atlantic la serie western contemporanea con Kevin Costner e firmata da Taylor Sheridan, uno dei più grandi successi televisivi degli USA, dove è arrivata già alla seconda stagione. La prima puntata andrà in onda il 13 marzo, e sarà disponibile anche On Demand e su NOW TV.

Yellowstone: un po' come Dallas ma senza il petrolio e nel Montana

Si chiama Yellowstone, ma non ha nulla a che vedere con Yoghi, l'orso dei cartoni animati di Hanna & Barbera che vive in un parco nazionale dal nome assai simile. È, invece, la serie televisiva scritta e diretta da Taylor Sheridan che ha Kevin Costner come protagonista (e produttore), e che è stata uno dei maggiori successi televisivi statunitensi degli ultimi due anni. Una serie western in tutto e per tutto, ma contemporanea, che negli USA è arrivata alla seconda stagione (con una terza in preparazione) e che in Italia debutterà il 13 marzo alle 21:15 su Sky Atlantic, diventando un appuntamento fisso del prime time del venerdì, e che sarà anche disponibile On Demand e in streaming su NOW TV.

Yellowstone è il nome dell'enorme ranch di proprietà di John Dutton, il personaggio interpretato da Kevin Costner, che del western contemporaneo è bandiera e alfiere da quasi trent'anni. Lo Yellowstone Dutton Ranch, il più esteso degli USA, è di proprietà della sua famiglia da sei generazioni, e John è un patriarca vecchio stile: ruvido, spiccio, dispotico. Un po' bastardo, anche, specie negli affari. Nella prima scena del primo episodio, lo vediamo uccidere un cavallo ferito con la sua pistola, dopo avergli sussurrato "So che meriteresti di meglio, ma io posso offrirti solo il riposo."
Ha tanti figli (Luke Grimes, Kelly Reilly, Wes Bentley e Dave Annable), alcuni più amati, altri meno, che guardano tutti al padre cercando la sua approvazione e il suo interesse. Tutti, tranne uno (quello interpretato da Grimes), un amatissimo ribelle, che ha sposato una donna indiana (Kelsey Asbille Chow), ha fatto un figlio con lei, e vive lontano dal padre.
Già, perché in Yellowstone, come in ogni western che si rispetti, non ci sono sono solo i ranch, gli splendidi scenari naturali del Montana, e il bestiame. Ci sono anche gli indiani, la cui riserva è confinante con lo sterminato terreno del ranch, e che per questo motivo entrano in conflitto con lui. E ci sono gli affaristi senza scrupoli, qui costruttori, e col volto di Danny Huston, che pure loro vorrebbero mettere le mani e le ruspe sulla terra dei Dutton. E quindi, come in ogni western che si rispetti, ci sono i conflitti, le armi da fuoco, i politici e la polizia che sembrano contare poco a nulla di fronte al denaro, al carisma e alla determinazione di John Dutton, e pure di quella dei suoi oppositori.

Tutti questi personaggi e questi conflitti sono presentati con ordine e chiarezza fin troppo schematici nel primo episodio della serie, intitolato "Daybreak", che dura un'ora e mezza ed è stato scritto e diretto, come tutti gli altri della prima stagione, da Taylor Sheridan.
Noto soprattutto come sceneggiatore di film come Sicario e Soldado, e di Hell of High Water, e anche regista di Wind River, Sheridan qui conferma la sua passione per i personaggi ruvidi e tosti (quelli maschili, certo, ma anche quelli femminili), il piazzarli al centro di situazioni dove il loro agire va a infrangere quelli che sono i confini e le regole del normale vivere sociale, e di richiamarsi ad un'epica cinematografica che vede appunto nel western (classico o moderno) la sua massima forma espressiva.
Conferma anche una certa predilezione per linee di dialogo fatte spesso e volentieri di frasi secche e a effetto, trusimi buoni per essere citati e diventare meme dell'internet, specie quando si tratta del personaggio di Costner, ma rispetto al suo lavoro per il grande schermo qui sembra abbracciare una vena narrativa, per lui inedita, nella quale pulsa intenso il grande racconto popolare.

Chi ha una certa età non farà fatica a riconoscere in certe dinamiche di Yellowstone, e in certi personaggi, e nei conflitti che sono intra- ed extrafamiliari, qualcosa che riporta alla mente il leggendario Dallas. Sì: Yellowstone è un po' come Dallas, ma senza il petrolio e con il Montana al posto del Texas.
Ma - sarà che ho sempre trovato Taylor Sheridan piuttosto sopravvalutato come sceneggiatore - questa affermazione non va letta come una critica, ma come la sottolineatura di quello che pare essere, con le interpretazioni e con le belle vedute, il suo principale punto di forza.
Certe eccessive seriosità di Sheridan, così come alcuni eccessi di costruzione narrativa, sembrano trovare qui moderazione e giustificazione in quello che potrebbe essere definito uno schema quasi da soap, capace di farsi melodramma epico grazie al pathos dei personaggi e della messa in scena.
Per sapere se sarà davvero così, l'appuntamento è per i venerdì sera su Sky Atlantic.

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