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Vendetta: guerra nell’antimafia, l’appassionante docuserie Netflix raccontata dagli autori

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Davide Gambino e Ruggero Di Maggio hanno seguito le storie di due esponenti molto diversi dell’antimafia. Sulla falsariga di SanPa e Veleno, ci raccontano Vendetta guerra nell'antimafia, novità da non perdere di Netflix.

Vendetta: guerra nell’antimafia, l’appassionante docuserie Netflix raccontata dagli autori

L’imparzialità è una chimera, ma Davide Gambino e Ruggero Di Maggio hanno cercato di mantenere un punto di vista da osservatori neutrali, nel raccontare Vendetta: guerra nell’antimafia, nuova docuserie in arrivo dal 24 settembre sulla piattaforma di Netflix. Scritta, diretta e prodotta dai due, con la loro società siciliana Mon Amour Films, insieme agli inglesi di Nutopia, ricostruisce le vicende umane e processuali, ma anche lo scontro, tra Pino Maniaci e Silvana Saguto, due personalità di spicco dell’antimafia che, nel corso della loro vita professionale, si sono trovate coinvolte in situazioni controverse e accusate di reati contro cui esse stesse dovevano combattere.

“Entrambi siamo cresciuti nella Palermo post 1992”, ci hanno raccontato gli autori, Davide Gambino e Ruggero Maggio, nel corso di un incontro via zoom. “Una città invasa dall’esercito, da magistrati e giornalisti in prima linea impegnati a combattere Cosa Nostra. Abbiamo osservato la traiettoria antimafia, che abbiamo voluto raccontare attraverso questi due personaggi, uscendo dalla dimensione santi ed eroi. Volevamo raccontare personaggi tridimensionali, per rappresentare una realtà più complessa e sfumata. Abbiamo cercato di spostare lo sguardo. L’imparzialità è una chimera, ma non va confusa con la mancanza di un punto di vista. Non l’avessimo avuto non avremmo potuto raccontare Vendetta. La struttura produttiva ha permesso di suddividere il peso della narrazione fra tante teste, con una moltiplicazione di punti di vista che hanno garantito imparzialità. Nel panorama documentario italiano spesso si tende a una narrazione in cui sguardo è molto definito, il manicheismo è l’approccio centrale, come se si debba prendere una posizione definita per dare senso al film stesso. Grazie a Netflix abbiamo avuto la possibilità di andare in una posizione intermedia, da osservatori con un punto di vista più sotto traccia possibile. Un approccio internazionale, più inedito da noi. Non volevamo né condannare né assolvere i protagonisti, ma ragionare sul tema di cosa sia vero e cosa no. Sono temi rilevanti e universali, relativi a ciò che ci viene raccontato, un’analisi della realtà importante per essere cittadini impegnati e consapevoli.”

Protagonisti della docu-serie sono infatti Pino Maniaci, giornalista e conduttore che da oltre 20 anni con la sua emittente TV siciliana Telejato dà spazio alla lotta alla criminalità organizzata, e Silvana Saguto, oggi ex magistrato del Tribunale di Palermo che, da Presidente della sezione Misure di Prevenzione, è stata per anni uno dei giudici più importanti e in prima linea nella lotta alla mafia in Sicilia. Le storie dei due protagonisti si intrecciano quando nel 2013 Maniaci inizia a condurre una serie di inchieste su gravi episodi di corruzione a carico di alcuni rappresentanti della magistratura siciliana, in particolare della sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Palermo, focalizzandosi proprio su Silvana Saguto. Maniaci accusa l’allora magistrato di aver sequestrato indebitamente dei beni, addebitando compensi eccessivi per la loro amministrazione, e aver portato diverse imprese in bancarotta, con la complicità del marito e di alcuni collaboratori.

Silvana Saguto a sua volta accusa Pino Maniaci di favorire la mafia che lui stesso attaccava dalla sua emittente TV. Nel 2016, la procura di Palermo indaga Pino Maniaci per diffamazione ed estorsione accusandolo di avere usato un “metodo a tenaglia”, intento a denigrare o esaltare, attraverso i suoi servizi tv, mafiosi e politici locali in cambio di pagamenti in denaro. Nello stesso anno, anche Silvana Saguto viene indagata: a suo carico 39 capi d’accusa tra cui corruzione, abuso d'ufficio e appropriazione indebita. Entrambi si proclamano innocenti. Entrambi credono che l'altro sia colpevole. Entrambi si dichiarano vittime di una vendetta.  

Le riprese sono durate, ovviamente in maniera non continuativa, più di quindici anni, dal 2015 al 2021. In questo modo, Vendetta racconta i fatti mentre si svolgono, seguendo l’esperienza dall’intimità dei due protagonisti. Come hanno dichiarato gli autori, questo ha richiesto “un allenamento alla pazienza e al pensiero lento, gestendo i rapporti personali con loro due che guardavano dispiegare la vita. Lo abbiamo fatto con rispetto e senza giudicare, ma osservando con massimo spirito critico, permettendogli di esporre il loro punto di vista. Importanti ragionamenti etici e rapporti sempre sfumati, una morale fluida che cambia tempi e percezione, ma rimane un faro da tenere sempre sotto controllo. Raccontiamo lo svolgersi della macchina della giustizia e i processi.”

foto di Tony Gentile
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