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Tutti gli uomini d’El Presidente, il premio oscar Armando Bo ci racconta la serie Amazon Prime Video

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Il produttore Larrain e lo sceneggiatore e regista premio oscar Armando Bo ci raccontano la serie tratta da una storia vera sullo scandalo FIFA Gate in Sudamerica.

Tutti gli uomini d’El Presidente, il premio oscar Armando Bo ci racconta la serie Amazon Prime Video

Il calcio in Sudamerica è una religione, se possibile ancora di più che in Europa. Uno dei motivi per cui il potere di chi ne gestisce le sorti quotidiane è talmente grande da scatenare frequentemente fenomeni di corruzione generalizzata. Basti pensare agli oltre 150 milioni di dollari fatti sparire nel filone latino americano del FIFA Gate, con al centro lo storico presidente della federazione argentina, Julio Grondona. Ma non solo, c’è anche un personaggio oscuro, Sergio Jadue, nato come presidente di un piccolo club cileno che è uscito dall’anonimato diventando personaggio chiave della grande truffa, finendo quasi per caso a guidare il calcio del Sudamerica, riuscendo a portare la Copa America in Cile, sia a livello organizzativo, sia per aver alzato il trofeo per la prima volta.

El Presidente è la nuova serie Amazon Prime Video, la prima original per il continente sudamericano, che racconta questa storia vera con molta ironia. Otto episodi di un’ora, con nel cast Andrés Parra, Paulina Gaitan, Karla Souza, scritti e diretti da Armando Bo, premio oscar per la sceneggiatura di Birdman. La produzione è di Gaumont, insieme a Fabula dei fratelli Pablo e Juan de Dios Larrain.

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“Venendo dall’Argentina, che uno dei Paesi con la maggiore corruzione, il tema della corruzione mi affascina”, ci ha detto Armando Bo, che abbiamo incontrato qualche mese fa a Santiago del Cile. “È  interessante scoprire l’umanità di questi personaggi, perché le loro tentazioni in fondo sono di tutti. Per me è stato straordinario entrare nella loro testa e nei loro sentimenti, per presentare questo mondo attraverso il loro punto di vista. Non conta solo il mondo che si mostra al pubblico, ma come lo si mostra, in questo caso con una punta di humour, quello che rende questa mafia diversa dalle altre, e senza prendere questa storia troppo seriamente. Il calcio è un mondo dove chi fa carriera e arriva in cima spesso non è preparato, così si ritrova tentato dal denaro e dalle molte opportunità che si presentano. C’è naturalmente un grande legame tra la nostra storia e il Fifagate più in generale, ma la cosa che mi ha colpito di più di questa storia è quanto in fretta Sergio è arrivato in cima a questo mondo e tutte le cose in cui si è trovato rapidamente coinvolto, e poi quanto rapidamente è precipitato.”

Sull’ambiguità del personaggio, il punto di vista di Juan de Dios Larrain è molto chiaro. “La cosa bella del cinema è la possibilità di mettere al centro un personaggio anche negativo o discutibile come Sergio Jadue. Basti pensare a Leonardo Di Caprio, in The Wolf of Wall Street, un personaggio che commette dei crimini nel corso di tutto il film, ma non vogliamo che la FBI lo arresti. È un mistero, perché se ci troviamo di fronte a un criminale dovremmo volerlo finire agli arresti. Sergio è di origine modesta, si è trovato a 32 anni a guidare il calcio cileno, ha preso molte decisioni rischiose, ma alla fine ha portato il Cile ha vincere la Copa America. È stata la prima volta che il Cile ha vinto qualcosa, è la storia dell’ascesa e del crollo di una persona, che dopo aver trionfato sa perfettamente che l’FBI è sulle sue tracce e che verrà arrestato. Dei ventitré presidenti del calcio latinoamericano, ventidue sono stati accusati di corruzione, tutti tranne l’Uruguay. Questo personaggio è influenzato da due donne: sua moglie Nené, interpretata da Paulina Gaitan, una donna bella, abile e manipolatrice con voglia di potere, e dall’altra parte l’agente dell’FBI, Karla Souza, che pian piano scopriamo avere molto debolezze: l’unico personaggio di finzione delle serie.”

Ma è una serie sul calcio, che esclude la visione a chi non è appassionato di questo sport? Così la pensa Bo, “era molto importante che una serie del genere non fosse solo per uomini appassionati di calcio, sarebbe stato troppo basico e semplice. Siamo nel 2020, volevo dare spazio a personaggi femminili. In America Latina siamo un po’ indietro su temi come il #MeToo, ma molte cose si stanno muovendo, come dimostra anche il fatto che due nostri personaggi principali sono donne e abbiamo lavorato molto per fare più di una serie sul calcio, che è presente ed è molto importante per i nostri personaggi, ma non è IL tema della serie, lo vediamo dalla loro prospettiva, dal dietro le quinte. Mostriamo alcune scene di gioco, ma da una prospettiva insolita. Pablo Larraín è un grande regista ed è stato interessante lavorare con lui. Siamo entrambi sudamericani quindi facciamo squadra. È stato un elemento importante nel convincermi a entrare in questo progetto e abbiamo lavorato bene insieme. Una delle cose che preferisco è unire dramma e commedia e Andrés Parra è un attore straordinario, pochi al mondo sono capaci di farti sentire le emozioni di una persona e allo stesso tempo farti ridere di qualcosa. Il mix di tragedia e humour che porta è una delle cose più originali di questa serie e allo stesso tempo è molto umana.”

Qual è stato però il ruolo di Pablo Larrain, uno dei produttori come detto della serie? Ce lo dice il fratello e socio Juan de Dios. “È un produttore creativo, ha avuto a che fare con la sceneggiatura, con la scelta del regista e degli gli attori, oltre vedere il girato, ma soprattutto nella parte dell’edizione. Probabilmente il 50% degli incassi mondiali di questi anni è costituito da otto titoli, per cui il cinema indipendente, che può affrontare temi complessi, sta cercando un nuovo spazio nelle piattaforme. Per i produttori e i registi è molto duro, perché nella nostra cultura il cinema deve passare della sala. Ma per chi è giovane, ha meno di trent’anni, non è così. Il cinema per famiglie trionferà sempre, il problema è che i film che facciamo sono da uno o due milioni e se vai in sala e devi pagare la stessa cifra per un film che è costato 400 milioni di dollari o uno che ne è costato due, vai sempre a quello da 400 milioni. Il motivo è che i nostri film li puoi vedere anche a casa con un’esperienza simile, questo è il grande nemico.”



  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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