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The Underground Railroad: Barry Jenkins presenta la sua serie Amazon Prime Video

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Adattamento del romanzo La ferrovia sotterranea di Colson Whitehead, premiato col Pulitzer, le dieci puntate di The Underground Railroad debuttano in streaming su Prime Video oggi. A raccontarcela è il regista Barry Jenkins, quello del film premio Oscar Moonlight.

The Underground Railroad: Barry Jenkins presenta la sua serie Amazon Prime Video

Sesto romanzo dello scrittore afroamericano Colson Whitehead, "La ferrovia sotterranea" è stato il libro che nel 2017 ha vinto il Premio Pulitzer e il National Book Award per la narrativa, il Premio Arthur C. Clarkel, la Andrew Carnegie Medal for Excellence ed è stato tra i i candidati al Booker Prize. In poche parole questo libro (pubblicato in Italia da SUR con la traduzione di Martina Testa, e di cui è appena uscita l'edizione tascabile), è stato uno dei più importanti degli ultimi anni: per la sua scrittura, ma anche per i temi affrontati e come sono stati trattati.
Quella cui Whitehead fa riferimento nel titolo del suo romanzo era, nella realtà, una rete clandestina di abolizionisti che nell'Ottocento, prima della Guerra Civile americana e dell'abolizione della schiavitù, mettevano a disposizione itinerari e luoghi sicuri utilizzati dagli schiavi afroamericani per fuggire dal Sud e dalla loro inumana condizione e arrivare negli stati liberi o addirittura in altre nazioni. Nelle pagine del romanzo, che racconta della fuga da una piantagione di cotone della Georgia di una giovane schiava di nome Cora, abbandonata lì dalla madre che era scappata senza di lei, la ferrovia sotterranea viene tradotta letteralmente, diventando così una vera e propria rete di treni che passano sottoterra e conducono gli schiavi in fuga da un punto sicuro a un'altro.
La stessa cosa accade in The Underground Railroad, la serie televisiva tra porta sugli schermi di tutti gli abbonati Prime Video, dal 14 maggio, la storia di Cora, del suo amico Cesar, del cacciatore di taglie Ridgeway che le è alle calcagna, e della sua fuga drammatica e fantastica lungo le tappe della ferrovia sotterranea che attraversa gli Stati (non ancora) Uniti.
A decidere di adattare il romanzo di Whitehead è stato Barry Jenkins, uno che con una manciata scarsa di film (Moonlight e Se la strada potesse parlare in buona sostanza) è stato in grado non solo di vincere degli Oscar, ma anche e soprattutto di diventare uno degli intellettuali più influenti d'America, e non solo tra gli afroamericani (in Italia c'è qualcuno che gli ha addirittura giù dedicato il libro, Marzia Gandolfi, che per Bietti ha scritto "Kind of Blue. Barry Jenkins, variazioni sul corpo afroamericano").
Della serie Jenkins è stato showrunner e regista di tutti e dieci gli episodi, oltre che executive producer assieme a, tra gli altri, lo stesso Colson Whitehead e Brad Pitt. In occasione del debutto di The Underground Railroad in tutto il mondo lo abbiamo incontrato, e questo è ciò che ci ha raccontato.

Guarda subito The Underground Railroad su Prime Video

The Underground Railroad: trailer e trama ufficiali



The Underground Railroad racconta il disperato tentativo di fuga per la libertà di Cora Randall (la giovane promessa Thuso Mbedu) nel Sud pre-Guerra Civile Americana. Dopo essere scappata da una piantagione in Georgia alla ricerca della famigerata “ferrovia sotterranea” (Underground Railroad), Cora scopre che non si tratta di una mera metafora, ma di una vera e propria ferrovia piena di ingegneri e conducenti, e di una rete segreta di tunnel e binari sotto il suolo sudista.
Lungo il suo viaggio, Cora è inseguita da Ridgeway (Joel Edgerton), un cacciatore di taglie determinato a riportarla nella piantagione da cui è fuggita; ancor più perché la madre della ragazza, Mabel, è l’unica persona che non sia mai riuscito a catturare.
Spostandosi da uno stato all’altro, Cora deve affrontare la pesante eredità di una madre che l’ha abbandonata e la sua lotta per cercare di creare una vita che non aveva mai neppure creduto possibile.

Una storia di schiavitù, ma anche sul rapporto tra una madre e una figlia

"La cosa per me più importante e interessante del libro di Colson era la possibilità che mi dava di ricontestualizzare la storia dei nostri antenati attraverso la vicenda di Cora," dice Jenkins. "Per dieci episodi la vediamo mentre cerca di sfuggire dalla sua condizione di schiava, ma quello che sta davvero cercando di fare è di venire a patti con il senso di abbandono che prova nei confronti di sua madre.  La sfida era di presentare le cose in maniera veritiera attraverso la grandiosità delle immagini. Penso che questa in fin dei conti sia una storia sull'essere genitori su un rapporto rapporto madre figlia, per me importante imparare a comprendere quel viaggio, e avere l'opportunità di testare le mie capacità su una tela di queste proporzioni."
Nell'adattare il romanzo di Whitehead, Jenkins ha dovuto trovare un modo tradurre sullo schermo le pagine in cui veniva raccontata l'interiorità e il pensiero dei protagonisti della storia: "Farlo è sempre una sfida, quando adatti un libro," spiega, "a meno che tu non scelga di usare il voice over, che io non volevo per una serie di ragioni. La soluzione sta nel casting, nello scegliere gli attori giusti, capaci di mostrarti l'interiorità del personaggio tramite le loro interpretazioni. È stato fantastico vedere attori creare delle nuove storie con le loro performance, e fare col loro lavoro un vero e proprio adattamento del mio adattamento del libro. Ci sono così tante cose nella serie di cui non posso prendermi il merito: tutti volevano contribuire, in tutti i reparti. È stata la esperienza creativa più soddisfacente della mia carriera."

La ferrovia sotterranea, senza CGI

"Come artisti e come esseri umani inseguiamo sempre qualcosa della nostra infanzia che è rimasto con noi," racconta Jenkins. "La prima volta che ho sentito l’espressione 'ferrovia sotterranea', da bambino, ho subito visto l'immagine di una vera ferrovia, di una vera rete ferroviaria sotterranea: e nel libro di Colson ho ritrovato questa sensazione. Volevo entrare in contatto con questo sentimento puro che provavo da bambino, e per questo ho voluto fortemente che i treni e i tunnel della seria fossero realistici, ricreati con metodi tradizionali e senza digitale." Per motivi molto simili, The Underground Railroad è permata da un simbolismo e da un surrealismo che si aggrappa a immagini di grande concretezza: "Ho voluto incorporare nella storia di Cora tutti quei piccoli rituali che nei nostri antenati hanno ispirato una reale credenza nei loro poteri: mia nonna ad esempio teneva un penny in un barattolo di vetro sotto al letto perché pensava portasse fortuna. Ho voluto reimpossessarmi di quei rituali e cercare di dar loro un nuovo significato all'interno della nostra storia."

Perché una serie, e non un film?

Se The Underground Railroad è diventata una serie tv e non un film per il cinema, è perché Barry Jenkins non voleva "forzare lo spettatore." Aveva ben presente quanto certe immagini e certe storie potessero essere dolorose, impegnative o magari insopportabili per molti: "Quando vai al cinema vivi un'esperienza immersiva e in qualche modo obbligata," spiega il regista, "mentre quando guardi una serie a casa tua puoi fare pausa, skippare qualcosa, scegliere chi avere vicino. E di fronte ad alcune immagini di questa serie volevo che il pubblico avesse queste opportunità." Le immagini cui fa riferimento sono ovviamente quelle, atroci, che mostrano la violenza e il sadismo degli schiavisti, e alcune terribili torture sui sono sottoposti gli schiavi. Sono immagini basate sulle realtà, e compresse in un tempo narrativo più breve avrevvero finito per schiacciare con la loro forza quelle che io chiamo più 'leggere'".
Jenkins sottolinea anche che solo un episodio e mezzo dei dieci della serie è ambientato nella piantagione da cui poi Cora fugge, mentre il resto delle puntate parlano del viaggio della sua protagonista: "I tempi di una serie ci davano lo spazio necessario perché Cora incontrasse tutti i personaggi che trova lungo il suo cammino, e di catturare l'intero spettro della sua esperienza."

Linee da non oltrepassare

La consapevolezza di trattare argomenti e immagini capaci di provocare dolore e disagio ha spinto anche Jenkins a fare una particolare attenzione al benessere psicologico di tutto il cast e di tutta la troupe: "Non vale la pena creare certe cose se nel farlo queste stesse cose ci distruggono," sostiene Jenkins. "Anche per questo avevamo sempre un terapista con noi sul set, e sopratutto ci aiutavamo tutti a vicenda. Per me era fondamentale quale fosse la linea morale ed etica da nono oltrepassare, ed essere sempre consapevole di cosa volessimo comunicare col nostro lavoro. Tutti, poi, avevano la libertà di decidere di non avvicinarsi troppo a certe cose che sarebbero state troppo dolorose, e di fare di tutto per non essere distrutti nel replicare scene terribili. Ci siamo sempre supportati a vicenda, e tutti sapevano che se avevi bisogno di allontanarti, o di non fare certe cose, quello era sempre possibile."
Ma Jenkins, a dispetto di quanto ancora scottanti siano i temi trattati da The Underground Railroad, non avrebbe mai affrontato questa impresa se non avesse pensato che il pubblico fosse pronto per una storia del genere. "Anche per il modo in cui l'abbiamo raccontata," dice. "Per me era importante essere schietto nel raccontare le verità che raccontiamo. C'era la verità storica, e c'era una bussola etica e morale molto forte."
E se qualcuno non fosse pronto, va bene lo stesso, dice Jenkins: "la cosa bella di mettere delle immagini nel mondo è che, quando qualcuno sarà pronto a riceverle, quelle immagini saranno lì. Noi abbiamo lavorato con grande rispetto per i nostri antenati, per noi stessi, per il libro di Colson e per il pubblico."

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