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The New Pope, nuove fragilità da Oltretevere: incontro con Paolo Sorrentino

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In arrivo la nuova serie vaticana dell’autore napoletano, che ci racconta il secondo viaggio tra terrorismo e rivendicazioni femminili.

The New Pope, nuove fragilità da Oltretevere: incontro con Paolo Sorrentino

Ormai i papi e il Vaticano non hanno segreti, per Paolo Sorrentino. Dopo la serie di grande successo in tutto il mondo, The Young Pope, ora si prepara a tornare con The New Pope, dopo aver spianato la strada anche ad altre recenti variazioni su fede e disincanto, ironia e smitizzazione della quotidianità d’Oltretevere, come I due Papi per Netflix.
Da mesi di casa a Los Angeles, per preparare il suo prossimo progetto insieme a Jennifer Lawrence, Sorrentino ha approfittato di qualche giorno festivo per presentare alla stampa, a Roma, le puntate di The New Pope, una serie originale Sky creata e diretta dal Premio Oscar Paolo Sorrentino, prodotta da The Apartment e Wildside, parte di Fremantle. Appuntamento dal 10 gennaio, in esclusiva su Sky Atlantic e Now TV.

Non manca anche il contributo di HBO e Canal +, a confermare la proiezione sempre più internazionale dell’autore napoletano. Non che abbia preso gusto anche a incontrare i giornalisti, ma ha assunto una serenità d’animo forse influenzata dalle sue ricerche in abito talare, vagamente distaccato e sempre pronto a sfoderare l’ironia, una delle sue grandi qualità anche come autore.

The New Pope: la trama

Come noto a chi ha visto la fine di The Young Pope, Pio XIII (Jude Law) è in coma e dopo una parentesi imprevedibile quanto misteriosa, “il Segretario di Stato Voiello riesce nell’impresa di far salire al soglio pontificio Sir John Brannox (John Malkovich), un aristocratico inglese moderato, affascinante e sofisticato che prende il nome di Giovanni Paolo III. Il nuovo Papa sembra perfetto, ma cela fragilità e segreti. E capisce subito che sarà difficile prendere il posto del carismatico Pio XIII: sospeso tra la vita e la morte Lenny Belardo è diventato un Santo e sono ormai migliaia i fedeli che lo idolatrano alimentando un contrasto tra i fondamentalismi”.

L'intervista con Paolo Sorrentino

"Il sesso c’è dappertutto, sarebbe ipocrita pensare che non ci sia anche in Vaticano”, ha dichiarato l’autore. “Fa parte della vita degli individui e quindi, partendo dal presupposto che un racconto di finzione vuole provare a riprodurre delle cose della vita, il sesso ne deve far parte. Poi è un Vaticano inventato, visto che ci sono stato mezza volta, basandomi sui libri e sulla documentazione esistente. L’uso della musica è legata al come si raccontano le cose, fa parte di un approccio stilistico che di volta in volta ha un significato diverso, o a volte non ce l’ha proprio.”

Scrittore di romanzi, sceneggiatore da sempre per il cinema, e da qualche anno anche per la serialità. Il racconto di storie assume forme diverse, seppur simili, parlando di Sorrentino. “Sono uno sceneggiatore che tende a scrivere più di quanto serve, di conseguenza quando scrivo per i film mi devo trattenere, ma non scrivo così tanto per completare una serie. Quindi la mia misura ideale per me sarebbe un film da tre ore o una serie da quattro. Purtroppo, però le durate richieste sono diverse. Quando scrivo non doso un po’ di questo tema e un po’ di quest’altro, ma so cosa non voglio mettere: qualcosa che sia provocatorio, irriverente o trasgressivo; è un gioco troppo semplice, fatto da troppo tempo, fare lo spregiudicato rispetto a un’istituzione che si ritiene ingessata e antica.”

La società di oggi, sotto forma di scottanti temi di attualità, fa capolino in The New Pope, come conferma Sorrentino. “Nella prima serie, con un papa che predicava la chiusura, mi sembrava sufficiente raccontare il Vaticano, senza che avesse quasi alcuna relazione con l’esterno. Invece questa serie inizia con un papa che dice: apriamo le porte, per cui tutte le questioni esterne dovevano entrare dentro le mura e siamo dovuti ricorrere all’attualità. Parliamo di un attentato al Vaticano, ma non l’abbiamo mostrato, anche perché non so girare le esplosioni, è una di quelle cose che non so fare, sono tante, e non mi piacciono neanche tanto. È un tabù, l’idea di un attentato lì, ma credo che non ci siano cose che in un film, o in una canzone, non possano essere raccontate. L’altro tema più complicato è il come. Forse raccontarlo è stato anche un modo per esorcizzarlo, per sperare che non avvenga mai.”

Un papa che predice la fragilità, dopo l’assenza come impatto ben studiato sulla società della prima serie. Una figura aristocratica e molto sicura di sé, ma che entrando in quelle stanze si scopre molto più fragile di quanto pensasse. “Un uomo che rivendica per sé e per gli altri il diritto alla fragilità è un tema che mi commuove, il diritto al non farcela rispetto alle aspettative degli altri, penso sia una cosa veramente da cattolici, nel senso bello del termine. Una delle cose che mi piace di più della serie è un discorso che fa Malkovich sul diritto ad essere fragili e che riscuote un consenso enorme, perché è la stessa fragilità di tutti quanti noi, che assume diverse declinazioni se si è giovani o vecchi, uomini o donne. C’è bisogno di figure che possiamo stimare e considerare autorevoli, che sappiano guidarci in questo diritto a essere fragili, vulnerabili, al non farcela, al sentirci a disagio.

Il secondo papa è in arrivo e ricopre il ruolo di vero protagonista, almeno della prima parte della stagione. Stiamo parlando di John Malkovich, per cui il regista ha avuto parole molto sentite. “Quando l’ho incontrato avevo cominciato a scrivere, ma non ero contento, dopo averlo conosciuto ho riscritto completamente per una seconda volta la serie. Nel farlo ho preso delle cose da lui, che mi è piaciuto molto. Siamo stati una sera e buona parte della notte a parlare: è un parlatore importante, Malkovich. Abbiamo tirato fino alle 4, è molto affascinante la sua ambiguità, lo sapete tutti, avendolo visto nei suoi film, ma non solo, ha un modo di essere rassicurante. Poi nelle persone affascinano le contraddizioni, un po’ come nelle relazioni sentimentali, in cui inizi a interessarti quando vedi qualcosa che ti spiazza. È così, spiazzante in maniera positiva, è leggero ma sa dare importanza alle cose, crede nel progetto, ma se non si dovesse fare non ne fa una tragedia: un’altra cosa che trovo molto affascinante. È ironico, ma sa essere anche molto serio, ha un’eleganza naturale. Man mano che lo vedevo mi rendevo conto che la mia fantasia su quel personaggio era più debole di quello che lui era, allora mi sono detto che avrei preso quello che percepivo di lui per farlo diventare il personaggio.”

“I miei due papi fanno testimonianza di fede”, aggiunge Sorrentino entrando nel dettaglio dell’aspetto più religioso dei due protagonisti. “A un certo punto si comprende come, essendo i papi inevitabilmente che dei politici, nel corso del racconto prendono consapevolezza del fatto che, per il bene sia della Chiesa che dei fedeli, si può prendere tranquillamente in considerazione, quasi con gioia, la possibilità di togliersi di mezzo, di fare un passo indietro. In questo senso sono ammirevoli, sanno rinunciare al personalismo e alla sanità, alla voglia di esserci. Sanno fare quello che i politici non sanno più fare: rendersi conto che “noi” dovremmo essere più importanti di “loro", il nostro bene più del loro. Si ostinano a rimanere anche quando il mondo intorno li invita a farsi da parte.”

La figura delle donne ha un ruolo importante, e differente, anche in     questa serie, dopo il tema centrale della maternità rappresentato in The Young Pope dal personaggio di Ludivine Sagnier. “Ci sono delle rivendicazioni da parte delle suore nei confronti degli alti prelati, affinché ci sia una maggiore parità, prima espresse al segretario di stato e poi fino al papa, diventando una questione centrale; uno scenario purtroppo ancora non penso ancora molto realistico nella Chiesa, ma verosimile. Sono abbastanza sicuro che sarà la prossima grande questione interna, una volta risolte quelle pressanti legate alla pedofilia. È un processo irreversibile, così come lo ì diventato nel nostro vivere comune nelle relazioni fra uomini e donne. Il Vaticano è molto chiuso e maschile, tutte le volte che mi sono potuto aggrappare al femminile l’ho fatto, certo gli spazi sono risicati, vigendo ancora un mondo molto maschile”.

Foto The New Pope by Gianni Fiorito



  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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