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Tales from the Loop: prime impressioni sulla serie tv Amazon Prime Video ispirata alle opere di Simon Stålenhag

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Abbiamo visto in anteprima per voi tre episodi della nuova serie tv di fantascienza ideata dal Nathaniel Halpern di Legion, e prodotta da Matt Reeves e Mark Romanek. Sarà disponibile in streaming sulla piattaforma Prime Video dal 3 aprile.

Tales from the Loop: prime impressioni sulla serie tv Amazon Prime Video ispirata alle opere di Simon Stålenhag

Guardando i lavori dello svedese Simon Stålenhag, compreso quel “Loop” (pubblicato in Italia da Mondadori Ink) da cui è stata tratta questa serie di Amazon Prime Video, le sensazioni che se ne ricavano sono tante e spesso contrastanti. Di fronte a quei paesaggi rurali e suburbani dove agli esseri umani e alla contemporaneità si associano mastodontiche creature robotiche, o desolati relitti di strutture retro-neo-futuriste che dominano il paesaggio come edifici del modernismo socialista, si prova un senso di inquietudine sottile e profonda, eppure anche di strana ed elettrica calma, di vibrante e cupa serenità.
È a queste sensazioni, che Tales from the Loop si aggancia direttamente. L’impressione avuta dalla visione di tre singoli episodi della serie (il primo, il quarto e il sesto, che ci sono stati messi a disposizione in anteprima) è che l’intelligenza dell’operazione sia stata quella di non fermarsi al banale richiamo estetico con l’opera di Stålenhag, ma di andare a creare un mondo nel quale, prima di ogni cosa, riecheggino e si espandano le vibrazioni intime, emotive ed esistenziali scatenate dal confronto con quelle immagini.

Tales from the Loop: la creazione di un mondo

Scritta e creata dal Nathaniel Halpern di Legion, Tales from the Loop affida la fondazione della sua estetica a Mark Romanek, regista del primo episodio e produttore esecutivo di tutta la serie assieme a Matt Reeves (quello dell'imminente The Batman, di Cloverfield, e di Apes Revolution e The War, parti finali della saga remake del Pianeta delle scimmie) e allo stesso Stålenhag.
Quella di Romanek è una scelta che fa capire molte cose, visto che, oltre a essere uno dei maggiori autori di videoclip musicali di tutti i tempi, è stato anche regista di Non lasciarmi: un bellissimo film che, portando al cinema il romanzo omonimo di Kazuo Ishiguro adattato da Alex Garland, rappresenta uno dei massimi esempi di quella corrente di fantascienza esistenziale che è emersa nel mondo del cinema contemporaneo nei primi anni del Terzo Millennio.
Accompagnato da musiche di Philip Glass e Paul Leonard-Morgan, e contrassegnato da costanti richiami estetici alle opere di Stålenhag, il mondo di Tales from the Loop è in fondo simile a quello di Non lasciarmi, soprattutto per la sua rarefazione, per il procedere ovattato del racconto, per il ritmo disteso e la fortissima tensione anti-spettacolare che lo sottende. E, esattamente come per le illustrazioni dello svedese, l’aria che si respira è carica di inquietudine sottile eppure profonda, di strana ed elettrica calma, di vibrante e cupa serenità.
Tutto ovviamente è all’insegna dell’ucronia, con un’estetica che mescola senza logiche apparenti e in maniera perfettamente omogenea influenze che provengono dai primi anni Sessanta, dai Settanta, dagli Ottanta, nel nome di un iperrealismo futurista che contribuisce in maniera determinante a dare alla serie e al suo racconto un forte senso di sospensione spaziale e temporale, nel quale tutto pare galleggiare su una nube di misteriosa e densa possibilità.

Tales from the Loop: di cosa parla

Sì, ma di cosa parla Tales from the Loop? Parla di un mondo, e dei personaggi che lo abitano.
All’inizio del primo episodio, Jonathan Pryce si rivolge direttamente al pubblico, ripreso in primo piano e con lo sguardo dritto in camera, presentandosi come il professor Russ Willard, fondatore del laboratorio di fisica sperimentale che esiste nel sottosuolo della cittadina di Mercer, in Ohio, e che viene chiamato familiarmente “il Loop”, il cui scopo è quello di “scoprire ed esplorare i misteri dell’universo”. O, per dirla in altro modo, nel modo che ascolteremo poi nel corso della serie, di “rendere possibile l’impossibile”.
“Tutti a Mercer sono legati al Loop in un modo o nell’altro e, col tempo, imparerete a conoscere molte delle loro storie,” conclude Pryce.
A giudicare da quanto visto, Tales from the Loop non è una serie contrassegnata da forti linee narrative orizzontali: è il mondo del Loop a fare da arco narrativo. Si avvicina, piuttosto, a una serie antologica, che concentra in ogni episodio la sua attenzione su un singolo personaggio.
Nel primo, quello diretto da Romanek, si parla di una bambina che vede sparire nel nulla la sua casa, e sua madre, e che scoprirà di avere un legame misterioso e sorprendente con il personaggio di Rebecca Hall, figlia di quello di Pryce, che poi è la vera protagonista dell’episodio.
Il quarto, che è invece diretto dall’Andrew Stanton della Pixar, si concentra sul personaggio di Pryce e su quello di suo nipote.
Il sesto, forse il più bello dei tre, con la regia di Charlie McDowell, vede invece protagonista un personaggio apparso di sfuggita nel primo episodio, quello della guardia che siede nella guardiola all’ingresso dei laboratori del Loop, interpretato da uno sconosciuto e sorprendente Ato Essandoh.
Paradossi temporali, smarrimenti esistenziali, confronti con sé stessi intesi nel modo più letterale e spiazzante possibile. Tutto questo viene raccontato in Tales from the Loop. Questo, e i rapporti tra i personaggi, e con un mondo che è favolistico e concreto, passato e futuro, spaventoso ed esaltante al tempo stesso.

Tales from the Loop: il trailer ufficiale della serie

Se vi piacciono le serie che sono capaci di creare universi, che amano prendersi il tempo necessario per farlo e per raccontare le loro storie, che puntino più sullo stupore intellettuale che su quello dello sguardo immediato e superficiale, e che titillino i neuroni prima ancora che le pupille, allora Tales from the Loop sembra essere la serie che fa per voi. E la troverete disponibile in streaming su Amazon Prime Video dal 3 aprile.

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  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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