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Romulus: Matteo Rovere presenta il suo romanzo di emancipazione

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Sono stati presentati in anteprima alla Festa del Cinema di Roma i primi due episodi della serie originale Sky ideata, prodotta e in parte diretta da Matteo Rovere, che ha partecipato alla conferenza stampa con gli attori Andrea Arcangeli, Francesco Di Napoli e Marianna Fontana.

Romulus: Matteo Rovere presenta il suo romanzo di emancipazione

Abbiamo visto girare alcune scene di Romulus durante la torrida estate del 2019 nei terreni adiacenti a Cinecittà World, dove abbiamo visitato capanne, una sala del trono e un tempio di Vesta collocato su un'altura. Abbiamo sfogliato copioni con battute in protolatino e osservato da vicino costumi, oggetti di scena, attrezzature tecniche. Il risultato di un lavoro che ci sembrava ambizioso e promettente lo abbiamo visto alla Festa del Cinema di Roma 2020, dove i primi due episodi della nuova serie originale Sky ideata, prodotta e in parte diretta da Matteo Rovere, sono stati presentati in anteprima. Il pubblico dovrà aspettare il 6 novembre prima di tuffarsi nel mondo primitivo e arcaico dove si manifesteranno gli eventi che porteranno poi alla nascita di un grande impero, ma ciò che intanto possiamo dire è che vale davvero pena di aspettare e poi di incollarsi al televisore, perché i dieci episodi, girati in protolatino e diretti anche da Michele Alhaique ed Enrico Maria Artale, sono qualcosa di mai visto prima e dal fascino antico ed evocativo, almeno a giudicare dalla partenza.

In rappresentanza di Romulus (che è una produzione Sky, Cattleya e Groenlandia) sono arrivati all'Auditorium Matteo Rovere, che dei primi due episodi è il regista, e i tre protagonisti Andrea Arcangeli, Francesco Di Napoli e Marianna Fontana.
Il primo a parlare è Rovere, che torna con la memoria alla genesi del progetto: "L'idea nasce prima de Il Primo Re, perché avvicinandomi, insieme a Guido Luculano e Filippo Gravino, a questa materia così estesa come il mito fondativo di Roma, ho avuto la sensazione di aver fra le mani una grande occasione: creare uno show accattivante pieno azione e di sconvolgimenti emotivi affidandomi ai meccanismi della serialità televisiva. Inoltre, per noi tre, e per Sky e per Cattleya, costituiva anche un'opportunità per proporre un tipo di spettacolo che aveva le sue radici in qualcosa di molto noto ma che poteva essere raccontato per la prima volta e quindi reinterpretato".

Succedono davvero tante cose in Romulus e tutto comincia nel momento in cui, nel Lazio dell'VIII secolo, il re di Alba Numitor è costretto ad andare in esilio e lascia il trono ai nipoti Enitos e Yemos. Nonostante la pluralità di personaggi, fin dalle prime scene si capisce che i veri protagonisti sono Enitos, lo schiavo Wiros e la vestale Ilia. Di questi ragazzi e dell'esperienza con il protolatino, che è la lingua della serie, parlano i tre attori seduti insieme a Rovere all'incontro stampa.
"L'esperienza sul set è stata una sfida, un'esperienza totalizzante" - comincia Marianna Fontana. "Ilia è un personaggio femminile forte all'interno di un mondo brutale, sta nel tempo di Vesta dall'età di 6 anni a controllare il fuoco. Mi ha colpito perché ha tante sfumature, è fragile ma possiede anche una grande forza interiore. Mi sono divertita con il protolatino, che è una lingua così musicale e viscerale che mi ha aiutato ancora di più a entrare in questo mondo così lontano da me che alla fine mi è sembrato vicino".

"L’esperienza del protolatino" - interviene Andrea Arcangeli - "non la definirei divertente, è una cosa diversa da tutto quello che non soltanto io ma qualsiasi altro attore possa avere mai fatto in Italia. Il protolatino complica la vita dell'attore che lo deve parlare. In una serie, solitamente, gli episodi sono soggetti a revisione, e capita che devi girare una scena e poi devi prendere da parte il dialogue coach per imparare le scene della settimana successiva. E’ totalizzante, ha ragione Marianna, perché quando entri in un loop non puoi sgarrare nemmeno un secondo, perché altrimenti non non riesci a imparare le battute o le coreografie con gli stunt. Con il protolatino il primo step consiste nell'imparare le battute a memoria, in secondo nel dare una credibilità alle parole".
"Per me stare sul set è stato come fare un tuffo nel passato." - dice Francesco Di Napoli. "Vedere quei villaggi e quei costumi forse non ha reso più facile il lavoro, ma mi ha aiutato a immedesimarmi davvero nella storia. Sono tanto emozionato. Il mio percorso è stato simile a quello di Wiros. Wiros al principio è uno schiavo insicuro, ma poi pian piano scopre il suo coraggio. Anche io sul set ero insicuro all'inizio, poi ho preso confidenza".

Romulus arriva in televisione a un anno e mezzo di distanza dal sopracitato Il Primo Re. Quali sono esattamente i rapporti fra i due film? "Il rapporto con Il Primo Re è interessante" - spiega Matteo Rovere - "perché ne Il Primo Re ho raccontato la leggenda di Romolo e Remo come se fosse vera, qui il lavoro era diverso. Ci siamo immaginati la genesi di quella leggenda, partendo, certo, dal presupposto che a livello storico non c'è nessuna informazione condivisa sulla natura dell'ottavo secolo Avanti Cristo. La nostra non è una ricostruzione fantasiosa, è fedelissima rispetto agli elementi plastici: alle armi, ai costumi, alle capanne, cose per le quali siamo ricorsi all'aiuto degli archeologi. Molto libero è invece il rapporto con il mito, che di fatto è una favola, quindi abbiamo dato anche sfogo all'immaginazione cercando di far divertire lo spettatore con una storia che tuttavia avesse una sua coerenza. Abbiamo creato un arena di personaggi non dico uguale a Il Trono di Spade, ma che potesse somigliare a ciò che più tardi è accaduto".

Come spesso accade con le serie tv, non tutti gli episodi sono diretti dallo stesso regista. Rovere, che di Romulus è lo showrunner, ha voluto illustrare il perché di un'opera a sei mani: "Nel mio primo approccio con la serialità televisiva ho cercato di costruire un racconto dal punto di vista dello spettatore: a me da spettatore piace sentire una mano comune. Più del cinema, in cui c'è una singola visione forte al centro, nel lavoro per la tv c'è una maggiore condivisione. E poi è impossibile girare una serie da soli! Bisogna condividere la paura dell'inverno con i suoi alluvioni quando sul set i personaggi vestono abiti succinti. Infine credo che un'attività di racconto che si fa per un pubblico largo debba avere diverse sensibilità che si confrontano".

Enrico Maria Artale, che è presente alla conferenza stampa di Romulus, aggiunge: "Matteo è una persona pragmatica, ma in questo caso si è rivelato un idealista, perché ha creduto che questo lavoro di regia a più mani potesse portare a una condivisione vera. Ci ha coinvolti molto prima delle riprese, e una volta insieme ci siamo scambiati idee sugli attori e siamo andati sui set mentre venivano costruiti. Abbiamo avuto uno scambio totalizzante che è stato un arricchimento, e la diversità si è rivelata sinonimo di complessità".

Se dovessimo dare una definizione di Romulus, non saremmo mai precisi e puntuali come lo sceneggiatore Filippo Gravino, che conclude con queste belle parole l'incontro con i giornalisti: "Di solito i protagonisti giovani portano a un racconto di formazione. In un mondo in cui tutto è possibile bisogna scegliere le proprie strade, i nostri protagonisti invece sono ragazzi a cui un mondo anteriore arcaico e reazionario ha imposto le proprie scelte, e quindi il nostro non è un romanzo di formazione ma un romanzo di emancipazione. Enitos, Wiros e Ilia devono insomma ribaltare un mondo che ha deciso per loro".

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