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Hanna non fugge più, incontro con David Farr sulla seconda stagione della serie Amazon Prime Video

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Hanna ha smesso di scappare, questa volta è lei a prendere decisioni e ad agire nella seconda stagione dell’apprezzata serie Amazon Prime Video. Ce la racconta l’ideatore e sceneggiatore David Farr.

Hanna non fugge più, incontro con David Farr sulla seconda stagione della serie Amazon Prime Video

Nessuno conosce Hanna come David Farr. Lo sceneggiatore inglese, infatti, ha scritto una decina d’anni fa la versione cinematografica poi diretta da Joe Wright, quindi ha ideato e scritto ogni episodio della prima stagione della serie televisiva per Amazon Prime Video, che dopo un’accoglienza positiva festeggia ora una seconda stagione, che sarà online dal 3 luglio.

Allora chi meglio di lui può raccontarci l’evoluzione di un personaggio particolarmente attuale, quello della giovane ragazza Hanna, interpretata con sempre maggiore consapevolezza dalla promettente Esme Creed-Miles, che, dopo aver capito da dove veniva, prende in mano il suo destino, liberandosi di chi l’aveva pianificato al posto suo. Nel farlo in questa nuova stagione non avrà più il padre Erik (Joel Kinnaman) ad aiutarla, ma una vecchia nemica come Marissa Wiegler (Mireille Einos) diventerà sua alleata. 

La prima serie aveva come riferimento il film, in questa seconda tutto è completamente nuovo.

Sicuramente scrivere questa seconda mi ha molto divertito, e forse è stato più semplice, proprio perché il motivo per cui ho fatto la serie televisiva non era rifare il film. La natura della storia ci ha portato nella foresta, durante la prima stagione, in cui abbiamo aggiunto molte cose, come lo strano istituto in Romania che non c’era per niente nel film ed è la rampa di lancio di questa nuova stagione. Ho sempre immaginato che Hanna fosse stata cresciuta in uno strano istituto creato da una organizzazione governativa americana di copertura chiamata Utrax, impegnata a crescere delle ragazze in totale isolamento, sottoposte a mutazioni genetiche per aumentarne la forza. Non siamo riusciti per ragioni di tempo a raccontarlo nel film e questa seconda stagione me l’ha invece permesso. A un certo punto Hanna inizia a pensare che forse non è stato giusto rapirla da bambina, che forse avrebbe dovuto tornare nell’istituto in cui avrebbe dovuto crescere. Se il viaggio di Hanna mi era chiaro, e comunque avevo istintivamente conoscenza del suo percorso, la bella sfida è stata creare tutti questi bei giovani personaggi femminili. Per questo ho collaborato con tre sceneggiatrici che ho coinvolto in questa serie, mentre la serie l’avevo scritta tutta io.

Hanna sembra una giovane Jason Bourne

Il motivo per cui scrissi il film è che avevo due figlie molto giovani a cui era concesso vedere solo Mary Poppins, o Judy Garland nel Mago di Oz e poco altro, mentre se sei un ragazzo puoi vedere western, gangster, un po’ di tutto; una questione diventata molto politica da quando ho scritto il film nel 2008, e per fortuna. Forse in questo senso Hanna è stata pionieristica: la storia di una donna che lotta, grazie alla sua velocità, alla sua forza, nel modo in cui tradizionalmente intendiamo capace un uomo. Una cowboy donna, mentre di solito in quei film la donna veniva salvata. Sono stato influenzato assolutamente da Bourne, all’epoca, volevo creare qualcosa di esistenziale, sottolineando l’importanza di questa parola. Il viaggio di scoperta di una persona che scopre chi è e chi non vuole essere attraverso un action thriller. L’incredibile energia che i giovani stanno dimostrando in questo periodo, che sia per ragioni legate al genere, alla razza, cercando di dimostrare chi siano, mi sembra abbia aggiunto alla storia di Hanna una nuova valenza politica.

Nella prima stagione Hanna fugge dal pericolo, pensa alla sua sopravvivenza, in questa seconda prende l’iniziativa, è lei che cerca di salvare qualcun altro, lotta per far parte di un gruppo.

Assolutamente, è così. Nella prima Hanna non sa chi è, fugge dal pericolo scoprendo quasi per caso la verità sul suo passato. Una volta scoperto da dove viene, in questa stagione è il momento delle scelte: cosa faccio ora, chi scelgo di essere? È molto tentata da questo gruppo di ragazze, che per lei rappresentano una possibile famiglia. In qualche modo è un branco, in senso animale, a cui sente di appartenere. Ma è quello che davvero vuole, far parte della macchia omicida creata dal governo? È combattuta fra il branco e un più solitario senso esistenziale di ribellione e resistenza. È un tema che mi ha sempre molto affasciato: la forza di resistere, anche se vuol dire farlo da solo, perché è la scelta giusta e coraggiosa da fare. Prende delle decisioni in prima persona, non soffre più le conseguenze delle decisioni di altri. Esme è una ragazza molto intelligente e astuta politicamente e non è stato facile per lei interpretare nella prima stagione una persona a cui le cose accadono, mentre adesso ha potuto agire, prendere lei decisioni per altre persone, cercando di salvarle.

Lei ha un importante retroterra shakespeariano, ha diretto molte sue opere a teatro, è anche direttore associato della Royal Shakespeare Company. In che modo questo ha influenzato il suo lavoro su Hanna?

Penso che molto semplicemente quello che Shakespeare ti insegna sia come il paesaggio personale e quello fisico costantemente si riflettano uno nell’altro. Quando dirigi uno spettacolo devi rappresentare una foresta in scena, ma quello che è più interessante in Shakespeare è come lui conduca costantemente i suoi personaggi dalla città alla foresta, mutando il paesaggio fisico per trasformarli internamente. Accade in ogni sua opera che mi viene in mente. Hanna è naturalmente la storia di una ragazza che è persa nella foresta e si sposta in città, nella civilizzazione, e incontra la gente. La trasformazione interna del personaggio è sempre riflessa dal panorama, dal paesaggio.  

Essere uno scrittore, oltretutto di una storia in qualche modo fantastica, in questo 2020 caratterizzato da una pandemia, è frustrante, la spinge a creare qualcosa di ancora più estremo o magari a tornare al realismo, a qualcosa di semplice come una persona che cucina a casa?

Prima di tutto devo dire che noi scrittori siamo quelli meno colpiti dalla pandemia, continuiamo a scrivere in isolamento come facevamo prima. È strano, mentre per la vita di tutti gli altri è completamente sconvolta. Ma sicuramente ci fa porre la domanda su quale storia la gente voglia vedere, in una situazione in cui la loro vita è così particolare. Credo che come scrittore però non puoi pensarci più di tanto, devi continuare a scrivere quello che istintivamente pensi sia interessante. Quello che mi piace di Hanna è che vive nel suo mondo e nessuno potrà venirmi a dire di inserire in una futura stagione un riferimento al coronavirus. Il suo è un modo verosimile, ma parallelo. Se scrivessi una thriller politico contemporaneo ambientato in Gran Bretagna o in America sarebbe una sfida molto maggiore, perché il terreno reale di scrittura sarebbe alterato da questo enorme evento e dovrei chiedermi cosa fare. 

Ci sarà, infine, una terza stagione, quando ormai David Farr vive da una dozzina d’anni con un personaggio affascinante come Hanna? 

In testa ho una possibile evoliuzione della storia, assolutamente, ma con quello che sta avvenendo in questo momento nel mondo è difficile pensare a cosa accadrà. 

A noi non dispiacerebbe affatto continuare a seguire questo percorso affascinante, ma la risposta arriverà nei prossimi mesi. Per ora, vi ricordiamo che Hanna sarà disponibile su Amazon Prime Video a partire dal 3 luglio prossimo.

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  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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